Network Bar

sabato 15 settembre 2012

Law #3: Sotto silenzio

Caci e Salati, nell'introduzione al terzo numero, avvisano i lettori: con Sotto silenzio finisce la presentazione dei personaggi. Questo vuol dire che tutto quello che c'era da sapere su ciascuno dei personaggi è già stato detto. In effetti gli unici personaggi che forse potrebbero ancora dire qualcosa nei tre numeri successivi sono Gwen Brandise, la capa, Donald Martini, l'ex-FBI, e Rachel Roth, la novellina. Questi sembrano essere in effetti i personaggi più sfaccettati nello studio, quelli il cui approfondimento non può essere fatto con un paio di numeri. Nel numero precedente, infatti, Fidarsi è male, è stato semplice capire qualcosa di più di Nat Naik, il nerd (in effetti in questa terza uscita si nota una maggiore familiarità degli autori con il personaggio) e dell'avvocato di grido dello studio, Chris Sanders. Se proprio vogliamo all'appello manca Michelle Miller (la profiler delle giurie, se proprio vogliamo essere un po' tecnici: magari, entro la fine della serie, farà anche il lavoro di profiler vero e proprio!), ma al momento non sembra un difetto della serie, visto anche il ritmo incalzante delle tre storie fin qui uscite e della funzione che la dottoressa sembra ricoprire nella serie: quella di osservatrice.
Ad aiutare l'approfondimento dei personaggi ci pensa, poi, la scheda pubblicata dietro il frontespizio, che per questo Sotto silenzio è stato affidato al grandissimo (e disneyano di formazione) Fabio Celoni Paolo Mottura (il frontespizio, non la scheda!).
Con la terza uscita gli autori fanno una capatina nel mondo della Silicon Valley: la manager di una importante azienda di programmatori, con contratti anche con i servizi segreti, viene uccisa in maniera brutale. Ad essere accusato è il suo segretario, personaggio violento, che assume lo studio Clusser&Brandise per essere difeso per un reato che, dice, non ha commesso, eppure non sembra voler collaborare molto con i suoi stessi avvocati, che devono ricostruire la storia un pezzo dopo l'altro, un po' come se fossero loro la pubblica accusa e non i difensori dell'assassino.
Sotto silenzio è, per certi versi, una storia post-11 Settembre, come Fidarsi è male del resto: se nel 2.o numero il riferimento al terrorismo era esplicito e il finale a sorpresa lascia uno spiraglio alla speranza, in questo caso sono le conseguenze della lotta al terrorismo ad essere messe sotto esame. A perdersi, però, è un po' l'originalità, non tanto della storia (c'è ben poco da invetarsi nella scrittura di una indagine), quanto dell'idea in sé, che ricorda i misteri a più livelli presenti ne Il rapporto Pelican, film del 1993 con Julia Roberts e Denzel Washington, e prima ancora romanzo di John Grisham, il maestro del legal thriller. E non credo che sia un caso se la terza di copertina sia, in questo caso, dedicata proprio all'abile scrittore statunitense, i cui romanzi diventano puntualmente dei successi non solo nelle librerie di tutto il mondo, ma anche nelle sale cinematografiche.
Di Grisham ho avuto modo di apprezzare Il socio, di cui ho anche visto la trasposizione cinematografica del 1991 con Tom Cruise e Gene Hackman, ritrovando tutto il romanzo, scena per scena, battuta per battuta. In effetti lo stile di Grisham sembra perfetto per un film e difficilmente si può immaginare un insuccesso al botteghino di qualcosa di ispirato dalla sua penna. In questo senso Caci e Salati si stanno dimostrando degli ottimi discepoli italiani dello scrittore visto che stanno applicando in maniera molto efficace la lezione di Grisham, che riprendo a partire da quanto scrive Fulvio Gambotto nella scheda dedicata:
Tre sono gli elementi che Grisham stesso afferma considerare nel costruire un romanzo: un inizio che catturi il lettore e lo spinga a continuare la lettura, una trama che sostenga la tensione narrativa e un finale esplosivo, che conduca la vicenda al culmine della drammaticità.
E direi che Law sta rispettando più o meno in tutti e tre i numeri fin qui pubblicati, questi tre elementi.

Nessun commento:

Posta un commento