Stomachion

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giovedì 28 agosto 2008

Narnia (4): Il finale

Con gli ultimi due romanzi , il 4.o e il 7.o in ordine di scrittura, La sedia d'argento (1953) e L'ultima battaglia (1956), Lewis conclude la saga de Le cronache di Narnia, il magico mondo di Aslan popolato da animali parlanti, esseri fatati e fantastici e dagli esseri umani.
Il primo di questi ultimi due romanzi, La sedia d'argento, riporta a Narnia Eustachio, il cugino dei Pevensie, e co-protagonista del precedente Il viaggio del veliero. Insieme a lui una compagna di scuola, Jill, che riceverà la nuova missione che i nostri due piccoli amici devono assolvere: trovare il figlio di Caspian, ormai vecchio, e legittimo re al trono. Il giovane, sparito da dieci anni, sembra sia stato irretito da una splendida fanciulla: Lewis riporta in auge una nuova strega e ci fa esplorare il mondo sotterraneo, popolato da pallide creature, pronte a invadere il mondo superiore. Al di là della nuova cerca e delle nuove avventure narrate, Lewis affida a uno dei personaggi, il paludrone Pozzanghera, la difesa del genere fantastico e della fantasia:
Permette una parola signora? Una soltanto, se consentite. Sono certo che tutto quello che avete detto sia vero, anzi, verissimo. Io sono un povero diavolo che vede sempre il peggio delle cose e poi le affronta facendo buon viso a cattivo gioco. Che volete, sono fatto così. Dunque credo a tutto quello che avete detto, ma c'è una cosa che tengo a chiarire. Supponiamo che abbiamo fatto un sogno e ci siamo inventati le cose di cui abbiamo parlato poco fa: gli alberi, il sole, la luna, le stelle e perfino Aslan. Supponiamolo: ma lasciate che vi dica che le cose inventate sono più belle e importanti di quelle reali da cui, secondo voi, avremmo tratto ispirazione. Immaginiamo che l'orribile buco nero che governate sia l'unico mondo autentico: non mi piace lo stesso, anzi mi fa una gran pena. Avete detto che siamo ragazzi e stiamo giocando, ma quattro ragazzi che giocano al gioco del mondo, signora, possono essere così abili da spazzar via il vostro mondo. Ecco perché voglio continuare la partita. Io sto dalla parte di Aslan, anche se è pura invenzione; voglio vivere come un Narniano anche se Narnia non esiste. Quindi, grazie infinite per la cena ma vi informo che se questi due gentiluomini e questa signorina sono pronti, noi lasciamo la vostra corte per addentrarci nelle tenebre, dove passeremo il resto della vita a cercare il Mondodisopra. Non che le nostre vite dureranno in eterno, ma che importanza ha se il mondo è piatto e scialbo come ce lo avete dipinto?
Questo discorso rappresenta, in effetti, una sintesi del saggio Tre modi di scrivere per l'infanzia che chiude il volume. D'altra parte La sedia d'argento rappresenta, in un certo senso, il confronto tra ciò che è e ciò che sembra, tra la cultura dell'essere e quella dell'apparire: le illusioni e le stregonerie, le finte gentilezze contrapposte alla sincerità e all'amicizia dei protagonisti, che cercano lungo tutto il romanzo, in maniera non sempre efficace (in fondo sono esseri umani!), di aggirare tutte queste difficoltà fino al lieto fine, il tutto per rimandare alla prossima e ultima avventura.
Infatti La battaglia finale è soprattutto l'ultimo romanzo di Narnia. In questo caso niente di particolare: nella prima parte una pura avventura, con Narnia che deve cercare di respingere l'attacco dei calormeniani, ispirati da una scimmia che inganna i suoi compatrioti animali parlanti. La seconda e conclusiva parte è invece intrisa di atmosfere più religiose che non mitologiche, dove vengono richiamati tutti coloro che sono stati a Narnia, esclusa Susan che non vi crede più, giusto nell'attimo in cui stanno morendo a causa di un incidente ferroviario. Se tecnicamente, comunque, si torna all'antico, con una narrazione forse troppo infantile, evidente è l'idea di Lewis di raccontare la morte ai suoi giovani lettori attraverso una trama leggera, inserendo comunque alcuni insegnamenti del cristianesimo. In quest'ultimo senso, in effetti, quest'ultimo romanzo è il più cristiano di tutti.
Nel complesso la saga non è del livello del Signore degli anelli cui è stata accostata, e lo stesso Tolkien, come narratore per l'infanzia (ovvero con scritti esplicitamente rivolti ai bambini, come poteva essere Roverandom o il pur lungo Lo hobbit) è di qualità ben superiore. Detto ciò, si può considerare l'intera saga nel suo complesso sufficiente, o poco più, pur con la presenza di picchi stilistici e narrativi in romanzi come Il principe Caspian o Il viaggio del veliero. Lettura, quindi, comunque consigliata, anche solo per il periodo estivo, normalmente più leggero.
Chiudo, però, con un estratto da un articolo comparso su Fantasy Magazine:
Mentre Lewis fu un appassionato sostenitore del Signore degli Anelli, non si può dire che Tolkien, pur apprezzando altri scritti dell'amico, ricambiasse l'entusiasmo nei conforti di Narnia, troppo lontana dal suo mondo per gusto, scelte narrative e fonti. Purista per natura, Tolkien considerava Narnia un universo caotico dove buone idee e spunti erano soffocati da riferimenti contrastanti, opinione comprensibile se si pensa che l'ottica con cui ha affrontato il suo lavoro era molto diversa da quella del collega. Tolkien ha continuato a ritoccare i suoi libri per decenni, pulendo e sfrondando da tutto ciò che potesse distrarre dall'idea di fondo mentre la scrittura di Lewis si nutriva anche di innovazioni subitanee e improvvisi rifacimenti: tanto Tolkien cercò di fare della sua creazione una vera mitologia moderna, basata sulla coerenza di regole inviolabili, quanto Lewis scrisse in Narnia un racconto propriamente fantastico coltivando il gusto per l'effetto scenico, la commistione di fonti e i rimandi a tradizioni diverse. Un approccio alla scrittura che Tolkien definì "l'intrusione tipicamente lewisiana di cose che non c'entrano."
(da J.R.R.Tolkien e C.S.Lewis: osservando un'amicizia trentennale, di Chiara Codecà)
Ultima nota: in effetti Walter Hooper, biografo di Lewis, ha scoperto che il nome Narnia è molto probabilmente ispirato alla cittadina italiana Narni, anticamente nota proprio con il nome di Narnia. Si è, infatti, scoperta tra le carte di Lewis una cartina dell'Italia romana con il nome Narnia cerchiato di rosso. La stessa scelta del leone come deus ex machina di Narnia potrebbe non essere casuale, poiché il simbolo di Narni è proprio un leone su sfondo rosso.
Le recensioni de Le cronache di Narnia:
(1) Magi, nipoti e armadi | (2) Il principe Caspian | (3) Avventure per mare | (4) Il finale

giovedì 21 agosto 2008

Narnia (3): Avventure per mare

Gli appassionati della saga dei Pirati dei Caraibi, con un brillante Johnny Depp, non resteranno delusi nonostante la saga, per il momento, non sembra destinata a proseguire. Il terzo e probabilmente futuro film de Le cronache di Narnia si svolge proprio sul mare: Il viaggio del veliero, terzo romanzo scritto da Lewis (1953), sesto nella cronologia interna, si svolge infatti sull'inesplorato mare dove dovrebbero trovarsi da qualche parte le terre di origine di Aslan e dove sette condottieri fedeli al padre di Caspian si erano diretti alla ricerca proprio del magico leone narniano. Questo il filo conduttore della nuova cerca nel fantastico mondo di Lewis, cerca alla quale partecipano al fianco di Caspian e del topo Ripicì anche Lucy, Edmund e il loro antipatico cugino Eustachio, che rappresenta in questo caso non già il mondo degli adulti, quanto il mondo moderno, complesso e codificato, a tratti sofisticato.
La nuova contrapposizione, infatti, è tra il modo semplice e schietto che hanno Lucy e Edmond nell'affrontare gli imprevisti e l'avventura, tipico di un vero e sano progresso, contro quello che invece viene comunemente detto progresso, ovvero i suoi effetti codificati e inquadrati, senza imprevisti. Proprio grazie all'avventura e agli imprevisti del viaggio per mare, Eustachio smusserà il suo carattere, tanto che tornato a casa, l'unica a trovarlo cambiato in peggio sarà la madre!
Comunque, nel complesso, l'avventura si caratterizza per essere da una parte l'ultima di Lucy e Edmund a Narnia, dall'altra per una serie di avventure fantastiche, divertenti, appassionanti e magiche attraverso un mare sconosciuto facendo scalo su isole strane, alcune anche terribili, abitate da personaggi particolari, un po' come in One Piece (anche se in quel caso la situazione è esplosa all'ennesima potenza!). Il finale e comunque il viaggio nel complesso ricorda un po' Il diario di Arthur Gordon Pym di Edgar Allan Poe, ma una sua versione più magica e fantastica.
Una bella lettura consigliata non solo agli amanti del genere fantasy.
Le recensioni de Le cronache di Narnia:
(1) Magi, nipoti e armadi | (2) Il principe Caspian | (3) Avventure per mare | (4) Il finale

sabato 16 agosto 2008

Narnia (2): Il principe Caspian

E' abbastanza scontato intitolare questo post con il titolo del secondo romanzo, nella cronologia di scrittura, del quarto nella cronologia interna della saga, che in questi giorni sta facendo il suo esordio al cinema con il secondo film tratto dai sette romanzi di Lewis.
Nella cronologia interna alla saga, lo precede Il cavallo e il ragazzo, pubblicato nel 1954, e quindi prima anche de Il nipote del mago, ma sicuramente dopo Il principe Caspian, che è del 1951. Questi due romanzi risultano stilisticamente e contenutisticamente superiori ai precedenti (aggiungendo, cioè, anche Il leone, la strega e l'armadio).
Mentre ne Il cavallo e il ragazzo viene raccontata una vicenda che avviene durante il regno di Peter, Susan, Edmund e Lucy, nel secondo viene narrato il ritorno dei quattro a Narnia per aiutare il principe Caspian, legittimo erede del trono del magico regno creato dal leone Aslan. Le due vicende si incastonano perfettamente e hanno in comune la battaglia con nemici e usurpatori. Esistono, però, anche alcune differenze. Innanzitutto Il cavallo e il ragazzo presenta un gusto orientale particolare: la cultura dei nemici, abitanti del paese di Calormen, è fondamentalmente islamica, o comunque orientale. Sembra quasi che, in un impianto fondamentalmente fantasy (Lewis crea una compagnia, con una missione, avvisare Narnia di una imminente incursione bellica), l'autore voglia proporre un confronto tra la cultura araba e quella occidentale (fondamentalmente cristiana e nordica), facendo pendere le sue preferenze, indipendentemente dalla vittoria finale, verso l'ultima: i regnanti di Calormen risultano alla fine piuttosto ipocriti e viscidi!
Il principe Caspian, invece, è da intendersi come una parabola della crescita: alla fine della guerra contro i nemici di Caspian, infatti, sono soprattutto i più giovani a voler restare a Narnia, mentre la maggior parte degli adulti preferiscono tornare sulla nostra Terra, luogo d'origine dei loro antenati. Anche in questo caso l'impianto fantasy, con una compagnia con la missione di raggiungere Caspian, fa da struttura portante a tutto il romanzo: a questo viene aggiunta una battaglia e anche un duello, con tanto di tradimento finale.
In definitiva Il cavallo e il ragazzo e Il principe Caspian rappresentano sia nei contenuti sia nella tecnica narrativa una crescita rispetto a Il nipote del mago e Il leone, la strega e l'armadio, nonostante un piccolo difetto nel finale: Peter e Susan sono alla loro ultima avventura a Narnia, in quanto i più grandi tra i quattro fratelli. Loro due non potranno tornare, mentre Edmund e Lucy vivranno ancora un'altra avventura. Tale limite potrebbe sembrare logico, se non fosse che gli avi di Caspian e del suo popolo giunsero a Narnia proprio da adulti!
Forse in questo caso, nella sua idea di contrappore la spensieratezza e la spontaneità dell'età giovanile alle paure, i timori, la razionalità dell'età adulta (rappresentati dai timori delle foreste, dove potrebbero nascondersi gli animali parlanti di Narnia, e del mare, da cui potrebbe venire Aslan, il leone di Narnia), Lewis si è lasciato eccessivamente trasportare, sottolineando quelle differenze in modo sbrigativo e superficiale.
Nonostante questo, però, resta comunque un buonissimo romanzo che, probabilmente (e senza aver visto nessuno dei due film!) al cinema rende meglio del precedente Il leone, la strega e l'armadio.
Le recensioni de Le cronache di Narnia:
(1) Magi, nipoti e armadi | (2) Il principe Caspian | (3) Avventure per mare | (4) Il finale

sabato 9 agosto 2008

Narnia (1): Magi, nipoti e armadi

Le Cronache di Narnia è una saga fantasy scritta da C.S.Lewis principalmente per l'infanzia: ciò non vuol dire che non possa essere letta a tutte le età. Come dice lo stesso Lewis nel saggio che conclude il volume che raccoglie tutti e sette i romanzi delle Cronache, molte delle storie per l'infanzia che egli ha letto sono però state da lui apprezzate solo in tarda età, e questo perché un vero lettore appassionato non ha età e può e deve apprezzare un libro ben scritto indipendentemente dal pubblico cui è rivolto, nelle intenzioni dell'autore o di chi per lui.
Nonostante tutto, però, una certa differenza tra il fantasy per l'infanzia e quello per gli adulti è, comunque, presente: al primo genere certo appartengono le favole, al secondo, ad esempio, lo sword & sorcery. Tra questi due diversi modi di intendere il fantasy (certo oziosi di per sé: se un'opera fantasy è valida, lo è indipendentemente dall'età dello scrittore e del lettore) la favola è sicuramente il più complesso. Un racconto favolistico, infatti, deve unire ad una facilità nel racconto una complessità del messaggio che propone per il racconto differenti livelli di lettura, questi sì comprensibili a differenti età, ma solo per il differente bagaglio di esperienze che il lettore si suppone faccia. Non è esente da questo discorso la saga di Narnia: tecnicamente sia Il nipote del mago, sia Il leone, la strega e l'armadio, sono scritti in maniera semplice e scorrevole, molto colloquiale, in maniera tale che un lettore di qualsiasi età possa facilmente seguire la vicenda.
Tutto inizia con Il leone, la strega e l'armadio, uscito nel 1950, divenuto poi il secondo romanzo nella cronologia interna dopo l'uscita de Il nipote del mago nel 1955, dove vengono raccontate le origini di Narnia e della Strega Bianca, la nemica dei piccoli fratelli inglesi protagonisti de Il leone, la strega e l'armadio. Così, con una tecnica oggi molto in voga, quella dei prequel, Lewis introduce Narnia, che nasce dal canto di Aslan, il leone del primo romanzo, e ci racconta come e perché il magico armadio consente di arrivare nel fantastico mondo parallelo al nostro. Già leggendo questi primi due romanzi nell'ordine cronologico ci si rende conto come buona parte del fantasy odierno deve molto a questo grande autore britannico, amico di Tolkien, che condivide con lui la fondazione effettiva del genere (escludendo il bagaglio favolistico dell'umanità o lo sword & sorcery che compete all'altrettanto abile Howard): mondi paralleli, magia, battaglie, male e bene che si fronteggiano. La saga, scritta nell'atmosfera bellica della Seconda Guerra Mondiale, e quindi da essa inevitabilmente influenzata, vuole essere al tempo stesso una fuga da quegli orrori e un modo per scongiurarli, almeno per le generazioni future. Significativi gli inviti di Aslan sia ne Il nipote del mago, sia ne Il leone, la strega e l'armadio, ai bambini protagonisti: attenzione al futuro, ricerca di una via della pace.
La saga, comunque, dopo il successo del primo romanzo, è ovviamente proseguita, ma degli altri romanzi avremo modo di parlare in seguito: alternando un romanzo con uno di altro genere, Narnia dovrebbe tenermi compagnia per tutto agosto, con le sue magie e le sue meraviglie.
Le recensioni de Le cronache di Narnia:
(1) Magi, nipoti e armadi | (2) Il principe Caspian | (3) Avventure per mare | (4) Il finale