Come da consuetudine delle settimane precedenti, ecco la del numero di Topolino attualmente in edicola, assemblata integrando al testo utilizzato per la brevisione su
LSB (che dovrebbe uscire domani) i commenti sul resto del sommario, che inizia con
Paperink e il nipote ribelle.
A differenza di quanto scritto nel titolo tale nipote non è Paperino, ma
Felipe De Donlon y Pesetas, nipote di
Dona Manuela Danarosa, introdotta da
Marco Bosco, sceneggiatore de
Il nipote ribelle, e
Giorgio Cavazzano in
Paperinik un eroe al casello.
La storia, veloce e divertente, ruota intorno a Felipe e al suo desiderio di tenersi lontano dagli affari della zia, cercando al contempo di avvicinarsi il più possibile alla genuinità della gente comune. Sulla sua presenza e soprattutto sulla sua assenza gioca Bosco per muovere Paperinik, il tutto illustrato da
Lorenzo De Pretto, con un tratto rotondo che è ancora alla ricerca di una sua strada, visto che in alcuni punti ricorda
Romano Scarpa e
Valerio Held, in altri
Roberto Marini, in altri ancora i
fratelli Pastrovicchio.
Segue
Papere alla riscossa sempre di
Marco Bosco e ancora una volta con
Silvia Ziche, che giunge al quarto e penultimo episodio della saga. Per l'occasione i due autori iniziano a sciogliere un primo nodo narrativo, quello della talpa all'interno dell'ufficio di Nonna Papera, che insieme alle sue amiche decide di passare all'azione con un'operazione di controspionaggio.
Se dal punto di vista grafico Silvia Ziche propone alcune inquadrature cinematografiche, la storia, che per soggetto ricorda
Il rapporto Pelican (1993) di
Alan J. Pakula, è il tipico episodio di passaggio necessario per preparare il terreno al finale della settimana prossima.
Gradito e delicato intermezzo è sicuramente
Pluto e il parco dei fenomeni, storia silenziosa di
Blasco Pisapia e
Paolo Campinoti. Al di là della bellezza della breve storia, è molto bello notare come ultimamente Pisapia sia diventato sempre più presente su Topolino, dopo che per anni è stato utilizzato esclusivamente per mappe e architetture delle case fittizie degli abitanti di Topolinia e Paperopoli.
Con
Zio Paperone e le monete aureospaziali la coppia
Fabio Michelini e
Luciano Gatto, consolidata da lunga collaborazione, riporta la famiglia dei paperi nello spazio con il solito schema: Archimede scopre un qualche oggetto spaziale di un certo interesse per Paperone, quindi questo caricati Paperino e nipotini sull'astronave costruita dal genio partono alla volta dell'oggetto del desiderio di Paperone, con Archimede sulla Terra a coordinare.
Al netto delle imprecisioni scientifiche, tutte in fondo perdonabili essendo molte in comune con serie come
Star Trek, c'è sicuramente da notare di positivo l'inserimento, in ogni storia spaziale di Michelini, una vignetta in cui Archimede spiega un concetto astronomico. In questo caso lo sceneggiatore napoletano inserisce un prologo con un'altra delle sue passioni, la storia antica con le origini del
conio. Queste non sono proprio corrette, visto che all'epoca del prologo (i tempi di
Creso, per intenderci) le monete venivano coniate manualmente da artigiani, mentre per attendere una produzione un po' meno manuale tipo quella presentata nel prologo dall'ennesima variazione di Archimede bisogna attendere l'introduzione del punzone nel Medio Evo. Ad ogni buon conto
Le monete aureospaziali sono una bella storia di ispirazione
barksiana nella classica scenografia un po' surreale di Michelini e Gatto.
Nell'ultima storia ritorna
Estrella Marina, la simpatica biologa marina creata da
Casty e
Giorgio Cavazzano ne
Il segreto della balena nera. Come ne
L'eremita degli abissi, anche ne
Il mistero tentacolare di
Valentina Camerini e
Luca Usai i nostri eroi devono affrontare una piovra gigante che infesta i mari di fronte a Puerto del Sol, chiamati da un ricco filantropo.
Proseguendo con la linea narrativa di Casty, anche in questo caso viene proposto al lettore il chiaro messaggio della bellezza del mare e sull'importanza del preservare intatto il suo ambiente, senza utilizzarlo per loschi fini.
Su questo tema Camerini costruisce una buona sceneggiatura di stampo
bondiano che nella seconda parte riesce ad essere poetica, anche grazie alla bella interpretazione di Usai in particolare degli spettacolari ambienti sottomarini.
Nota finale di colore: tutte le storie a parte la silenziosa
Pluto e il parco dei fenomeni, presentano dei riferimenti a vicende precedenti costruendo una sorta di
continuity interna per ciascuna di esse.
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