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lunedì 22 aprile 2019

Da chi salvare la Terra?

Il movimento VHEMT, Voluntary Human Extinction Movement, fondato da Les Knight, professa l'idea della volontaria estinzione della razza umana:
Noi siamo per definizione invasori alieni. Ovunque tranne in Africa. Ogni volta che Homo sapiens è arrivato da qualche parte, qualcosa si è estinto.
Per Knight nessun evento catastrofico che porti alla riduzione della popolazione potrà mai essere sufficiente per rendere la Terra un posto migliore per tutti gli altri suoi abitanti, questo perché non siamo realmente in grado di vivere in maniera sostenibile con l'ambiente che ci circonda. E ciò che abbiamo imparato dal disastro di Cernobyl sembra confermare tale disastrosa ipotesi.
Il 26 aprile 1986 alle ore 1:23 circa una nuvola di materiale radioattivo venne rilasciata dalla locale centrale nucleare a causa di un non meglio precisato incidente. Le radiazioni contaminarono le zone circostanti e, parte di esse, si dispersero nel resto d'Europa, spingendo i governi europei a varare una serie di misure di sicurezza sanitaria (ad esempio ricordo che venne interrotta la fornitura di latte a scuola durante l'intervallo), mentre sulle riviste "patinate" si diffondevano una serie di informazioni e di idee su come proteggersi dalle piogge acide grazie a indumenti e ombrelli particolari.
Eppure la natura ci mette poco a riprendersi: mentre gli esseri umani erigono barriere per tenere lontana la gente dalle zone contaminate (anche se molti degli abitanti più vecchi non riescono ad abbandonare i luoghi dove hanno vissuto per una vita), queste stesse barriere sono inefficaci per impedire agli uccelli di ritornare nella zona dopo un anno. Spuntano mutazioni, che però risultano più deboli rispetto agli individui non mutati e dunque con minori probabilità di sopravvivenza. Eppure i topi che vivono intorno a Cernobyl raggiungono la maturità sessuale molto prima dei normali topi campagnoli e hanno un tasso di riproduzione molto più alto, aumentando così le probabilità che nascano individui con una maggiore resistenza alle radiazioni.
Per la biodiversità e l'abbondanza della flora e fauna locale, la normale attività umana è più devastante del peggiore incidente di una centrale nucleare.
E' così che Alan Weisman riassume i risultati delle ricerche indipendenti di Robert Baker e Ronald Chesser sui topi campagnoli di Cernobyl.
Il nostro obiettivo, allora, non dovrebbe essere quello di proteggere la Terra per gli abitanti che ci sono sopra, ma per la nostra stessa sopravvivenza, visto che la vita sul pianeta ha dimostrato in varie occasioni di essere in grado di riprendersi da qualsiasi calamità. Persino dalla nostra presenza.
Citazioni tratte da Il mondo senza di noi

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