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domenica 13 ottobre 2019

Topolino #3333: Un fantasmagorico remake

La principale particolarità del Topolino in edicola sta nel numero di copertina, il 3333, che viene sfruttato da Panini Comics con una copertina realizzata per l'occasione da Alessandro Perina e da una storia di Fabio Michelini e Donald Soffritti, anticipata da un articolo di curiosità scritto dallo stesso Michelini. Oltre alla storia di chiusura, approfondita nel link precedente insieme con Il tesoro 3333, altra interessante presenza nel sommario è il remake della storica Topolino nella casa dei fantasmi di Floyd Gottfredson.
I fantasmi non esistono
L'originale di Gottfredson era una storia tra il gotico e il noir, in cui Topolino, Pippo e Paperino, in affari insieme per risolvere il mistero dei sette fantasmi che infestano la casa del colonnello Bassett. Dopo una serie di situazioni di tensione alternate a gag durate dal 10 agosto al 28 novembre del 1936, i nostri eroi scoprono che la casa in realtà non era infestata da fantasmi, ma da contrabbandieri che cercavano di tenere lontano il colonnello Bassett e tutti i suoi ospiti per utilizzarla come base dei loro traffici.
Il condominio dei fantasmi di Pietro Zemelo e Luca Usai ammicca a questa opzione criminale un po' per tutta la storia: Topolino, infatti, non credendo ai fantasmi, al pari di Pippo, del resto, in alcune occasioni fa la supposizione di qualcosa di losco dietro l'infestazione del condominio di sette piani acquistato da Mister Mastiff e anch'esso infestato da sette spettri.
Così Topolino e Pippo si dirigono insieme con Mastiff verso il palazzone, dove incontrano Paperino, giunto a Topolinia per supervisionare i lavori degli operai di Paperone, che Mastiff aveva assoldato per le ristrutturazioni del palazzo. A questo punto il trio si mette a indagare.
Ovviamente la soluzione del mistero non è più di genere criminale, mentre i fantasmi sono aiutati dalla tecnologia nelle operazioni di terrore, permettendo così agli autori di essere anche un po' più spaventosi rispetto alla storia originale: in questo senso è fantastico il modo in cui Topolino, Paperino e Pippo utilizzano la tecnologia "fantasmatica" contro i creatori dei fantasmi. Alla fine, oltre al buon aggiornamento fatto da Zemelo sulla storia, colpisce anche l'ottima prova di Usai: particolarmente efficaci, infatti, sono i suoi fantasmi, ma anche il mostro furioso che compare nel finale, quasi una sorta di boss da ultimo livello. E in effetti il soggetto rinnovato, in qualche modo, richiama proprio a un classico videogioco d'avventura.
Riunione nella notte
Si conclude La disfida di Villa Rosa, nuova storia di Paperinik di Marco Gervasio nel segno del diabolico vendicatore. Le diatribe e i confronti più o meno violenti dell'episodio precedente proseguono. Il tutto ruota intorno al possesso di Villa Rosa, che rischia di mettere in pericolo i segreti di Fantomius e di conseguenza quelli di Paperinik stesso. La storia, come già scritto, ha un gusto abbastanza anacronistico, anche considerando la gestione dei personaggi di contrasto a Paperino/Paperinik: Paperone, Rockerduck e Gastone vengono riportati alla loro caratterizzazione martiniana, in particolare Gastone risulta particolarmente antipatico come non lo si vedeva da diversi anni.
La storia è comunque ben scritta e ancor meglio disegnata da un Lorenzo Pastrovicchio sempre in forma, anche con una struttura classica come quella de La disfida di Villa Rosa, ma forse sarebbe opportuno provare ad avere una via mediana per le storie di Paperinik, un modo per riportare nelle storie del personaggio, senza necessariamente dover mettere in campo PK, le dinamiche barksiane o scarpiane (non a caso Romano Scarpa ha siglato ben poche storie con Paperinik) che alcuni bravi autori stanno faticosamente portando nelle storie papere.
Forse è il caso che...
Gambadilegno nelle mani di Casty è ritornato il criminale senza scrupoli che arriva sempre vicino al successo, per poi venire puntualmente sconfitto da Topolino. Anche l'introduzione di Trudy ne La collana Chirikawa, non ha nell'immediato modificato quello stato di cose: basti pensare a come Gambadilegno in quella storia aveva ideato un modo per controllare la criminalità a Topolina anche dalla prigione.
Nel corso degli anni qualcosa è cambiato, il personaggio è diventato più sfaccettato, ma al contempo è stato anche utilizzato come rappresentazione dei piccoli criminali. Il problema è che questa caratterizzazione è diventata quella di base nel corso degli anni, ed è su questa linea che si inserisce Il mago del crimine di Alessandro Mainardi e Ottavio Panaro. La storia di per sé non è brutta e scorre via abbastanza agilmente. Indubbiamente un po' scontata, lascia però alla fine la sensazione che si potrebbe prendere qualcun altro per interpretare il ruolo di ladro scalcinato, ripescandolo dal bacino disneyano storico. Ovviamente un nome su tutti quello di Sgrinfa, che ad ogni modo anch'egli era molto più temibile alle origini.

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