Stomachion

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sabato 13 giugno 2015

Cuccette per signora

Avevo adocchiato questo libro da un po', ma il prezzo mi faceva sempre desistere nel comprarlo. Finché una sera non andai con mio fratello al libraccio, e quando vidi questo libro a metà prezzo non esitai un attimo a comprarlo!
Protagonista è Akhila, una donna di quarantacinque anni che ha vissuto la sua vita in funzione della famiglia e delle sue esigenze.
Intorno alla sua storia, che racconterà nel corso di un viaggio notturno in treno, si intrecceranno le storie di altre donne, sue compagne di viaggio.
Akhila, sorella maggiore di altri 3 figli, una femmina e due maschi, perde il padre da ragazza e questo porta a far diventare lei "l'uomo di casa". Inizia infatti a lavorare negli uffici dove lavorava il padre e mantiene così la sua famiglia. Gli anni passano e lei annulla sempre più la sua vita in funzione della sua famiglia. La sorella e i fratelli crescono, si sposano e vanno via di casa e lei rimane sola con la mamma. Alla morte della mamma, desiderosa sempre più di vivere la sua vita, si ritrova invece a vivere nuovamente con la sorella e la sua famiglia.
Un giorno decide di prendere in mano la sua vita, compra un biglietto di sola andata per una località marina, e parte. In questo viaggio incontra altre 5 donne, che si confidano e le raccontano la loro vita: c'è la donna che ha trascorso e trascorre una vita serena e tranquilla accanto al marito; la ragazza dalla forte sensibilità e carattere e il suo grande affetto verso la nonna materna, che la comprende e le sta vicino; l'insegnante che si era innamorata di un uomo intelligente e seducente, che però risulterà essere invece una persona spregevole, ma riuscirà a farsi valere; c'è la donna di grande femminilità, che però nasconderà dopo un brutto episodio causato proprio dalla sua bellezza e che riuscirà a superare quando imparerà a nuotare... da sola; c'è la ragazza madre, che è rimasta incinta dopo aver subito una violenza e per anni non ha voluto avere niente a che fare con suo figlio, il quale verrà cresciuto dalla nonna, finché lei non si ritroverà da sola e riconoscerà l'amore materno.
Tra queste cinque storie si intreccia quella di Akhila, che racconta la sua vita piena di rinunce per stare con la famiglia e mandarla avanti dopo la morte del papà. Ma con questo viaggio prova a uscire dal guscio e iniziare a vivere la sua vita.
Un bel libro, non sempre molto scorrevole, ma si lascia leggere facilmente. Ogni storia è diversa dall'altra ma racchiude in sé il filo che le lega tutte: la condizione della donna in India. Un libro da leggere e assaporare.


domenica 1 febbraio 2015

Disney in India

La Disney, in Italia, ha avuto vari partner editoriali. Riguardo al reparto strettamente connesso con i periodici a fumetti da edicola, la situazione negli ultimi 75 e passa anni è stata la seguente: prima la fiorentina Nerbini, che tra l'altro aveva iniziato senza licenza, quindi il passaggio alla Mondadori, con un rapporto di lunga durata chiusosi poco più di 25 anni fa quando la Disney Italia decise di prendere in mano direttamente la gestione dei suoi personaggi, inclusi anche la maggior parte dei libri realizzati. In un certo senso questo fu il punto più alto del rapporto della Disney con l'Italia, a tutt'oggi il principale (quasi unico) produttore di storie a fumetti disneyane al mondo, generando l'illusione che l'editore statunitense fosse più italiano di quel che è mai stato. Poi ecco Panini, il terzo editore (il quarto se si conta la Disney stessa) a proporre i periodici disneyani in italiano.
All'estero, invece, la situazione è stata per certi versi anche meno stabile di quella italiana, se si escludono i paesi scandinavi dove il rapporto con la Egmont dura dal 1948. L'editore danese ha avuto, nel corso di quasi 70 anni di contratti di licenza, un rapporto così stretto da aver portato i fumetti disneyani in giro per l'Europa e il mondo, arrivando addirittura in India(1). Ed è proprio sulla Egmont in India che vorrei soffermarmi.

giovedì 12 aprile 2012

Voglio tornare a sognare

Non è vero che sognare non costa nulla. In occidente sognare vuol dire salvare le banche. Nel senso che per salvare le banche i governi hanno venduto i nostri sogni, sottraendoli ai servizi. E in un certo senso lo dice molto bene Neil DeGrasse Tyson
Sono stanco di ripeterlo, ma lo devo dire ancora: il budget della NASA ammonta a quattro decimi di cent per ogni dollaro di tasse. Se tenessi in mano un dollaro di tasse e lo tagliassi orizzontalmente per quattro decimi dell'un per cento della sua larghezza non arriverei neanche all'inchiostro. Quindi io non accetto che si dica "Non ce lo possiamo permettere"!
Vi rendete conto che gli 850 miliardi di dollari di salvataggio delle banche, quella somma di denaro, è più dell'intero budget di gestione della NASA di cinquant'anni? E quindi quando qualcuno dice "Non abbiamo abbastanza soldi per questo programma spaziale", io chiedo "No, non è che non avete abbastanza soldi: è che la distribuzione dei soldi che state spendendo è distorta in un modo che vi fa eliminare l'unica cosa che dia alla gente qualcosa di cui sognare: il domani. La casa di domani, la città di domani, i trasporti di domani." Tutto questo è finito negli anni settanta, dopo che abbiamo smesso di andare sulla Luna. È finito tutto. Abbiamo smesso di sognare.

(dalla traduzione di Paolo Attivissimo)
Gli Stati Uniti sono da sempre simbolo dell'Occidente. E anche in questo caso non si smentiscono.
Nel mondo, però, c'è chi non solo non ha smesso di sognare, ma sta lavorando per realizzarli, i sogni:
C'è chi si mette in dubbio la rilevanza delle attività spaziali in una nazione in via di sviluppo. Per noi non c'è ambiguità di propositi. Non abbiamo la fantasia di competere con le nazioni economicamente avanzate nell'esplorazione della luna o dei pianeti o nella progettazione di voli spaziali. Ma siamo convinti che se vogliamo giocare un ruolo significativo nella nazione, e nella comunità delle nazioni, non dobbiamo essere secondi a nessuno nell'applicazione delle tecnologie avanzate ai problemi reali dell'uomo e della società.
Queste sono le parole di Vikram Sarabhai, dell'Indian Space Research Organization, a proposito di un programma di osservazioni indiane su Marte.
Lo ripeto: gli Stati Uniti sono da sempre simbolo dell'Occidente, e in questo caso a maggior ragione lo sono, perché il discorso di Neil DeGrasse Tyson vale, pur in piccolo, anche per l'Italia e per i governi che dal dopo guerra (intendo almeno dalla Seconda Guerra Mondiale) hanno governato questa nazione. E fino a che saranno loro a decidere, per riprendere a sognare ci vorrà ancora un bel pezzo...