Scusate il titolo poetico, ma come potrete immaginare sto per scrivere le classiche due righe peraltro scientifiche sull'impresa delle imprese: la finale dei 100 m piani alle Olimpiadi.
Quella dei 100 m è la gara più affascinante e seguita in tutte le competizioni olimpiche. Stiamo parlando di otto alteti che sprigionano la potenza dei loro muscoli in una corsa che dura poco meno di dieci secondi. E il vincitore è per quattro anni campione olimpico (quest'anno qualcosa di meno) e per un paio d'anni, ovvero fino ai mondiali, uno dei velocisti di riferimento. Gli sprinter dopo anni di dominio da parte di Usain Bolt, the fastest man alive (e per me continuerà a esserlo fino a che il suo record non verrà battuto), ora che l'esplosivo e simpaticissimo giamaicano si è ritirato, nel 2017, è alla ricerca di un nuovo punto di riferimento. Al momento, in questo interregno, abbiamo trovato Justin Gatlin, uno dei più acerrimi rivali di Bolt, e Christian Coleman, giovane sprinter statunitense la cui carriera è al momento in sospeso causa doping.
E giusto da un paio di giorni abbiamo un altro pretendente al trono, l'italiano Marcell Jacobs vincitore della medaglia d'oro alle Olimpiadi di Tokyo con un tempo di tutto rispetto, un 9"80 che è una delle dieci migliori prestazioni di tutti i tempi (oltre che nuovo record italiano ed europeo).
Qual è, però, la fisica della corsa?