Stomachion

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sabato 12 febbraio 2022

La fisica dello sci

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Credo che, dal punto di vista della fisica, non ci sia uno sport più completo dello sci. A un primo livello basilare, lo sci si riduce a una questione di attrito tra l'attrezzo e la neve. La situazione ideale, ovviamente, è la completa assenza di attrito, cosa che non è vera nemmeno con la neve: non a caso ogni volta che passiamo sulla neve, questa si scioglie e questo perché parte dell'energia che usiamo per camminare viene trasferita alla neve proprio dall'attrito.
Ovviamente di discipline sciistiche ce ne sono diverse: discesa, sci di fondo, salto, sci acrobatico. Mi manterrò sulla discesa.
In questo caso, quindi, nella situazione ideale ci si aspetta che tutta l'energia potenziale dello sciatore (sì, iniziamo a piazzare lo sportivo sugli sci) si trasformi in energia cinetica. Come detto ciò non avviene nemmeno con la neve, e infatti sono state sviluppate forme più efficienti per gli sci, anche dal punto di vista aereodinamico (a questo ci arriveremo tra poco), ma soprattutto sono state ideate diversi tipi di scioline. Questo perché non tutti i tipi di scioline vanno bene per tutti i tipi di neve.
Le proprietà fisiche della neve, infatti, si modificano leggermente in funzione della temperatura dell'aria o dell'umidità. E per vari intervalli di questi parametri sono stati sviluppati tipi di sciolina che riducono il più possibile l'attrito tra l'attrezzo e la superficie ghiacciata. Si può, poi, fornire un esempio abbastanza semplice da capire sulle differenze tra i tipi di neve: possiamo ad esempio essere su una distesa di neve in una giornata limpida con il Sole in cielo e la temperatura al di sotto dewllo 0, oppure in una giornata nuvolosa, con una leggera pioggia che cade sul manto nevoso. Queste due condizioni differenti creano due tipi diversi di neve. E quindi due scioline diverse.
Le cose iniziano a diventare interessanti quando iniziamo a considerare lo sciatore che, sugli sci, si sta lanciando nella discesa. Anche il nostro sportivo oppone una certa resistenza all'avanzamento. La forza di attrito che lo rallenta è data dall'equazione

venerdì 6 agosto 2021

Le grandi domande della vita: Un costume per nuotare

Nell'articolo di sabato scorso delle Olimpiadi Spaziali ci siamo occupati del nuoto, disciplina che peraltro alle Olimpiadi vere ha portato all'Italia (per ora) il maggior numero di medaglie, 7, anche se nessuna d'oro. Nell'articolo ci siamo, però, occupati anche di una disciplina acquatica un po' più tecnica come quella dei tuffi.
Tuffarsi su Titano
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Non solo Titano, ma anche Encelado, due delle lune di Saturno dotate di fluidi al cui interno è possibile tuffarsi e nuotare. Iniziamo, però, dai tuffi. La vittoria nella disciplina olimpica si gioca sulla capacità degli atleti nell'eseguire figure il più complesse possibile nel tempo che viene loro concesso dalla caduta. Tecnicamente i tuffatori si danno una spinta verso l'alto, per poi lanciarsi contro la superficie dell'acqua della piscina sottostante. Nel caso di un tuffo dal trampolino questa prima fase risulta semplificata e consente, così, una quota decisamente superiore rispetto a quella della partenza (abbiamo due differenti discipline: 3 m e 10 m, che vengono svolte sia in singolo sia in sincrono), mentre nel tuffo dalla piattaforma gli atleti possono confidare solo nella forza dei loro muscoli per riuscire a saltare quei centimetri più in alto che gli permetterebbero di portare a termine i volteggi previsti (anche nel caso della piattaforma abbiamo 3 e 10 metri).
Il semplice gesto di cadere da altezze così piccoli, porta a un tempo di caduta dell'ordine del secondo: questo giusto per dare il livello di difficoltà della disciplina, che quindi spinge gli alteti a realizzare figure più o meno complesse in tempi molto brevi. Generalmente queste figure implicano la rotazione in aria del corpo del tuffatore, che poi deve distendersi completamente prima di entrare in acqua, cosa necessaria per evitare di spanciare e ridurre al minimo possibile gli schizzi dovuti all'ingrasso.

lunedì 2 agosto 2021

Una corsa contro il vento

Scusate il titolo poetico, ma come potrete immaginare sto per scrivere le classiche due righe peraltro scientifiche sull'impresa delle imprese: la finale dei 100 m piani alle Olimpiadi.
Quella dei 100 m è la gara più affascinante e seguita in tutte le competizioni olimpiche. Stiamo parlando di otto alteti che sprigionano la potenza dei loro muscoli in una corsa che dura poco meno di dieci secondi. E il vincitore è per quattro anni campione olimpico (quest'anno qualcosa di meno) e per un paio d'anni, ovvero fino ai mondiali, uno dei velocisti di riferimento. Gli sprinter dopo anni di dominio da parte di Usain Bolt, the fastest man alive (e per me continuerà a esserlo fino a che il suo record non verrà battuto), ora che l'esplosivo e simpaticissimo giamaicano si è ritirato, nel 2017, è alla ricerca di un nuovo punto di riferimento. Al momento, in questo interregno, abbiamo trovato Justin Gatlin, uno dei più acerrimi rivali di Bolt, e Christian Coleman, giovane sprinter statunitense la cui carriera è al momento in sospeso causa doping.
E giusto da un paio di giorni abbiamo un altro pretendente al trono, l'italiano Marcell Jacobs vincitore della medaglia d'oro alle Olimpiadi di Tokyo con un tempo di tutto rispetto, un 9"80 che è una delle dieci migliori prestazioni di tutti i tempi (oltre che nuovo record italiano ed europeo).
Qual è, però, la fisica della corsa?

venerdì 30 luglio 2021

Le grandi domande della vita: Colpire palline su Marte

E' stata una settimana complicata: non ho pubblicato praticamente nulla, saltando anche la tradizionale recensione dedicata al numero settimanale di Topolino (che pure ho letto per tempo), iniziando persino ad abbozzarla. Non sono, però, riuscito a concluderla, concentrato in parte sul lavoro, in parte sull'atteso stacco dal lavoro.
Come avevo scritto settimana scorsa, in queste settimane EduINAF sta portando avanti un'iniziativa piuttosto pop come quella delle Olimpiadi Spaziali. E l'articolo uscito sabato scorso era dedicato a due sport, uno individuale e l'altro di squadra, da ipoteticamente praticare su Marte: tennis e baseball.
Fino all'ultimo ace
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Bisogna, però, avere un po' di pazienza prima di servire la palla nella metà campo avversaria. Il punto fondamentale sta nella ridotta accelerazione di gravità di Marte, $3.72 \, m/s^2$ rispetto ai $9.81 \, m/s^2$ sulla Terra. In questo caso, con un calcolo veloce, si scopre che i tempi di volo sul pianeta rosso sono all'incirca 2.7 volte i tempi di volo terrestri. Generalmente quando un tennista è al servizio, da quando lancia la palla in aria fino a quando la colpisce passano da 1 a 2 secondi in relazione all'altezza a cui la pallina arriva. A parità di velocità iniziale, il tempo d'attesa prima di colpire la pallina stessa varierebbe dai 2.7 ai 5 secondi o poco più. Questo, per uno sport molto veloce, ma anche molto lungo, dilaterebbe i tempi della partita, rendendo così necessari alcuni aggiustamenti regolamentari per non prolungare eccessivamente le partite.
In tutto questo abbiamo escluso la variabile del peso della pallina, che su Marte risulta quasi 3 volte inferiore e quindi i tennisti riuscirebbero a mandare la pallina ancora più in alto, almeno a parità di forza impressa nel braccio, aumentando così di un altro paio di secondi il tempo di attesa.
Se poi a questo aggiungiamo il fatto che la pallina dovrebbe attraversare un'atmosfera meno densa rispetto alla Terra, perdendo così una velocità praticamente trascurabile, è facile immaginare che, senza un cambio nell'impostazione di gioco, una partita di tennis su Marte si trasformerebbe in una sfilza di ace in cui a fare la differenza sarebbero proprio gli errori al servizio e le rare risposte di chi è in risposta.
Notate che, rispetto all'articolo su EduINAF, voglio mantenermi entro i limiti di gioco e quindi mantenere il campo dentro la lunghezza stabilita dei 24 metri: questo vincolo, insieme con la necessità di non over lanciare la pallina troppo in alto e con troppa foga, renderebbe una partita di tennis su Marte una sfida piuttosto interessante per gli atleti.

venerdì 23 luglio 2021

Le grandi domane della vita: In moto sulla Luna

Il 10 luglio su EduINAF abbiamo lanciato la prima delle due iniziative estive, le Olimpiadi Spaziali. E' una serie di articoli a tema sportivo in cui insieme con Andrea Bernagozzi, Fabio Nottebella e Luca Piantino abbiamo provato a immaginare come sarebbero gli sport giocati sugli altri oggetti celesti del Sistema Solare. A supportare il gruppo dell'Osservatorio della regione autonoma della Valle d'Aosta ci sono anche Marco Castellani, Claudia Mignone, Livia Giacomini e, in sottotraccia, anche il sottoscritto, che si sta prendendo il compito, oltre quello classico della sistemazione del layout e della programmazione, di verificare più o meno che ogni cosa sia a posto (quindi riteneremi l'ultimo responsabile di eventuali errori).
Gli articoli escono ogni sabato e, in particolare, sabato scorso è uscito l'articolo dedicato alla Luna, Campioni lunari!. L'articolo è ricco di spunti interessanti, uno di questi fornisce proprio il titolo a questa puntata (in un certo senso speciale) de Le grandi domande della vita, dedicata ovviamente anche alle Olimpiadi sportive vere e proprie, inaugurate da poche ore in quel di Tokyo.
A zonzo sulle rocce lunari
Il primo oggetto a ruote che è atterrato sulla Luna è stato il rover sovietico Lunokhod 1, giunto sul nostro satellite il 10 novembre del 1970 trasportato dal Luna 17.
Il primo rover statunitense, invece, venne portato sulla Luna nel 1971 dall'Apollo 15 e utilizzato dagli astronauti della missione, David Scott e James Irwin il 31 luglio del 1971 (come al solito il terzo componente dell'equipaggio, Alfred Worden, rimase in orbita intorno alla Luna).
Il veicolo a quattro ruote portato dall'Apollo 15, però, non fu il primo veicolo motorizzato sviluppato e testato dalla NASA: ad agosto 1969 venne testata in un classico volo orbitale (un volo in caduta libera che permette di trovarsi veramente nelle condizioni di bassa gravità sperimentate lontano dalla Terra) una motocicletta elettrica lunare!
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giovedì 18 agosto 2016

I parastinchi di Olympia

In occasione delle Olimpiadi di Rio 2016, Panini Comics propone ai lettori disneyani un'iniziativa interessante come la raccolta di una serie di 12 medaglie celebrative con altrettanti personaggi impegnati in diverse discipline olimpiche. Ognuna delle medaglie è abbinata a un diverso periodico tra quelli in uscita durante le settimane olimpiche e la raccolta viene inaugurata, insieme con l'elegante raccoglitore, dal 7.mo numero dei nuovi Grandi Classici. Per l'occasione la storia di copertina è Pippo e i paratinchi di Olympia, classico di Romano Scarpa uscito nel 1972 sui Classici #45 (prima serie), numero speciale realizzato in occasione delle Olimpiadi di Monaco.
Le Olimpiadi
Le Olimpiadi erano delle competizioni sportive e religiose che si tenevano ogni 4 anni in cui gli atleti gareggiavano in varie discipline, come la lotta, la ginnastica, il tiro con l'arco. La sede dei giochi era la città di Olimpia e durante la manifestazione venivano interrotte tutte le guerre e le scaramucce.
Le origini dei giochi si perdono nel mito, anzi nei miti: uno dei più antichi lo associa alle celebrazioni per la nascita di Zeus, con gare di lotta, salto e corsa: la prima in assoluto sarebbe stata vinta da Eracle contro i suoi quattro fratelli Paeonaeus, Epimedes, Iasius e Ida per chi sarebbe giunto prima a festeggiare il divino neonato.
Tra gli atleti più noti Cinisca di Sparta, la prima donna vincitrice di un alloro olimpico (il vincitore di una competizione veniva infatti premiato con una corona di ulivo) nella corsa del tiro a quattro; Leonidas di Rodi, corridore; Milo di Crotone, lotatore; e soprattutto Teogene di Taso, vincitore di più discipline (corridore, lottatore, combattente di pancrazio) e Corebo di Elide, indicato come il primo campione olimpico, primatista del giro di pista, la gara più prestigiosa di tutte le olimpiadi.
In un certo senso è alla fascinazione del primo campione olimpico che si deve la figura di Pipponte, che nella mitologia scarpiana sostituisce l'atleta di Elide come primo vincitore di una Olimpiade.

lunedì 20 aprile 2015

Olimpiadi italiane dell'astronomia: i vincitori

Dal 18 al 20 aprile si sono svolte le finali delle Olimpiadi italiane dell'astronomia, con la cerimonia della premiazione avvenuta quest'oggi. Stefano Sandrelli, presidente del comitato olimpico, ha pubblicato su twitter le foto dei vincitori per le due categorie junior e senior. Eccoli qui sotto, contenti per il riconoscimento ottenuto grazie al loro studio:

martedì 23 aprile 2013

La Calabria sul tetto astronomico d'Italia

Le Olimpiadi dell'Astronomia, l'edizione italiana almeno, è giunta alla conclusione dell'edizione 2013 con la premiazione dei vincitori, tra i quali ben due, Silvia Neri nella categoria junior e Giovanni Barilla nella categoria senior, vengono da Reggio Calabria, dal Liceo Scientifico Statale Leonardo da Vinci. La battuta più bella, però, è quella del vincitore siciliano, Marco Giunta dal Galilei di Catania:
La prova pratica era dopo pranzo, per cui non ero molto operativo!
P.S.: ora so perché Stefano si è tagliato i capelli settimana scorsa...

venerdì 27 luglio 2012

Survival

Si dice in giro che Survival, il primo singolo estratto dal non ancora uscito album del 2012 dei Muse, sia l'inno olimpico. Ascoltandola e poi andando a leggere il testo ho pensato: questo sarebbe un inno perfetto per un qualunque movimento Occupy. Quindi: come sono riusciti a far diventare una canzone dalla lettura politica inno sportivo? Semplice: trasformando l'invito implicito alla resistenza (anche se fight ripetuto quattro volte nel finale è abbastanza esplicito!) in una evidente esaltazione della corsa, simbolo stesso Olimpiadi, grazie alla maratona!

Aggiornamento: su OffTopic c'è una lista di 7 esempi su cosa non va nelle Olimpiadi. In particolare vi segnalo:
Gadget e mascotte vengono confezionati nei pressi di Hong Kong in condizioni di pesante sfruttamento lavorativo: tra sostanze nocive e decurtamenti arbitrari dello stipendio gli affari marciano in barba ai codici etici | fonte
In tempi di crisi ogni grande opera (ed a seguire ogni grande evento) è matrice di indebitamento: risorse drenate dal pubblico affluiscono copiose in una scommessa economica a dir poco enigmatica | fonte
Militarizzazione. Ne abbiamo parlato così tanto che non vale la pena perdersi via ulteriormente: i dispositivi di controllo e repressione sperimentati nelle occasioni eccezionali, tendono inesorabilmente a divenire usuali, questo il quadro di sintesi della Londra che ci attende | fonte
Un grazie a pollon sbattimento per la condivisione del link.

venerdì 8 agosto 2008

Pechino 2008

Con l'avvicinarsi dell'inizio delle Olimpiadi, stanno iniziando proclami da parte di alcuni politici, con curriculum non proprio folto, inviti al boicottaggio della cerimonia inaugurale. La politica italiana, insomma, con una parte ha invitato la nostra delegazione a non presentarsi alla cerimonia inaugurale e con un'altra esprime il suo dissenso per la proposta. Intanto un rappresentante, chiunque esso sia, del governo e uno dello sport italiano saranno presenti alla stessa cerimonia in un paese che è stato accusato di non rispettare i diritti umani, che è stato anche accusato di non rispettare accordi commerciali, che in buona sostanza si è inserito perfettamente in un sistema economico oggi sempre più in discussione, anche grazie alle sue politiche aggressive, e che sta portando sull'orlo del collasso il sistema mondiale.
A tutto questo aggiungerei un fatto interessante (e ridicolo, se si vuole): in questi ultimi 20 anni l'opposizione (italiana, ma non solo) ha sempre criticato il governo per gli accordi commerciali e politici con la Cina: e ricordiamoci a questo punto che l'opposizione, in Italia, è cambiata almeno quattro volte!
E così, oggi, alla vigilia di un'Olimpiade tra le più commerciali in assoluto, ci troviamo di fronte ad una gran quantità di ipocrisia mondiale, che prima con le prioprie grandi industrie, quasi tutte accusate di non rispettare i diritti umani in una qualche parte del mondo, ha spinto per andare a Pechino nel 2008, e poi decide che forse esiste un problema in Cina.
Era un'Olimpiade che non doveva farsi in Cina, ma che i soldi hanno portato lì. E ora non si può fare altro se non onorarla.
E speriamo bene per i nostri atleti e la sicurezza di tutti!

sabato 2 agosto 2008

L'Italia che vince...

E non convince! Certo, Riccò ha confessato, l'altra ciclista Bastianelli in un certo senso ha ammesso di avere un problema (perché, dico io, volere ancora dimagrire quando pesi appena 48 Kg?), e intanto lo schermidore Baldini, campione del mondo in carica, si professa innocente (come Riccò subito dopo la scoperta del doping presente nelle sue urine). In questo caso, credendo all'innocenza di Baldini, non si può non pensare che, comunque, l'esclusione dai giochi se la sia meritata: se ne hai bisogno, non puoi non verificare la composizione di un garmaco prima di prenderlo!
I nostri atleti sembrano avere problemi, forse di stupidità, o semplicemente sono problemi legati al doping: possiamo ancora fidarci? Speriamo di si!

lunedì 30 agosto 2004

Obiettivo: Olimpiadi

Le Olimpiadi di Atene sono finite. Sono state ricche per l'Italia (32 medaglie) ma si prospettano difficili quelle del 2008, a Pechino.
Per intanto godiamoci quelle appena passate:
La medaglia più bella: Paolo Bettini (oro - ciclismo)
La medaglia più emozionante: Jury Chechi (bronzo - anelli)
La medaglia più giovane: Federica Pellegrini (argento - nuoto)
La medaglia inossidabile: Josefa Idem (argento - canoa)
La medaglia della fatica: Ivano Brugnetti (oro - marcia) e Stefano Baldini (oro - maratona)
La medaglia più difficile: Giuseppe Gibilisco (bronzo - salto con l'asta)
La medaglia più spettacolare: Igor Cassina (oro - sbarra)
La medaglia impossibile: Italia del Basket (argento)
La medaglia più attesa: Italia della Pallanuoto Femminile (oro)
E lasciatemi dire della medaglia più calabrese: l'Argentina del Basket (oro) con 4 ex-Viola Reggio Calabria su 12

martedì 24 agosto 2004

Nonostante tutto, grazie lo stesso!

L'Italia sta facendo una grande partita. Al momento sta perdendo 2-0 contro l'Argentina, la squadra favorita per queste Olimpiadi e, sicuramente, per i prossimi mondiali di Germania. L'Italia è riuscita a giocare una buona partita, ma la squadra sudamericana è stata a tratti migliore, non solo perché loro, a differenza di noi, sono stati in grado di controllare i nostri giocatori di maggior talento (Pirlo e Gilardino) ma anche perché sono riusciti a far trovare i loro migliori giocatori (Tevez e D'alessandro), sempre liberi e pronti all'azione.
Certo esiste una gran differenza tra i nostri e i loro: mentre i sudamericani puntano principalmente a competizioni mondiali di categoria, noi tendiamo a confrontarci soprattutto in campo europeo. E in qualunque caso queste Olimpiadi dimostrano quanto basso sia il livello del calcio europeo (1 squadra su 8 ai quarti; 1 su 4 alle semifinali - e speriamo nel bronzo!): non c'è da stupirsi se gli europei di quest'anno li hanno vinti la Grecia!