Come ormai ho scritto più e più volte(1), nel 1954 David Bohm riprese le idee alternative di Louis de Broglie della fine degli anni Venti del XX secolo per produrre la così detta teoria delle variabili nascoste. In effetti, proprio come la teoria delle stringhe, vennero prodotti molti modelli che utilizzano le variabili nascoste e le prove sperimentali che si sono accumulate a partire dalla scoperta della disuguaglianza di Bell da parte di John Stewart Bell sono andate tutte in un'unica direzione, quella dell'inesattezza di tali teorie.
Probabilmente è anche per questo che mi sono incuriosito dal preprint che vi propongo, e che è stato anche pubblicato su Physical Review D, sulla dimostrazione matematica della creazione di un universo dal nulla.
Il contesto di tale articolo è semplice: ormai nel modello cosmologico standard è assodato che l'universo si sia espanso da una singolarità iniziale a partire da un big bang, l'istante in cui lo spaziotempo ha iniziato tale espansione. Grazie alla teoria dell'inflazione cosmica(2), tale espansione accelerata ha allontanato i punti uno dall'altro a una velocità superiore a quella della luce, ma forse l'elemento più importante della teoria è l'applicazione della meccanica quantistica alla cosmologia. Da qui in poi lo sviluppo della quantocosmologia (passatemi il neologismo!) ha suggerito nei teorici la possibilità della creazione dell'universo dal nulla, dove nulla indica l'assenza di materia e di spaziotempo, evitando così il problema della singolarità iniziale.
