Rebecca Stott è insegnante di Storia della Scienza all'
Anglia Ruskin University. E si vede leggendo Il codice di Newton, concessione che l'editore, la
Piemme si è concessa nel proporre
Ghostwalk in Italia. Probabilmente il titolo più corretto,
Il cammino dello spettro, che propongo come titolo della recensione di oggi, era troppo intelligente e raffinato per i lettori italiani, o così avranno pensato i geni del
marketing che, invece, hanno puntato sul successo di un libro come
Il codice da Vinci, che ha vissuto di rendita grazie alla pubblicità gratuita di un processo per plagio da una parte e delle critiche della Chiesa cattolica dall'altra.
Perché
Il cammino dello spettro, certo più letterale, era più adatto a sintetizzare il contenuto del romanzo? Per due motivi: in italiano la parola spettro è sia sinonimo di fantasma,
ghost, ma anche indica lo
spettro elettromagnetico, sia esso di emissione o di assorbimento, tipico di stelle o di oggetti che stanno emettendo. E', ad esempio, grazie allo spettro rilevato che siamo in grado di stabilire di cosa è fatta una stella o semplicemente un oggetto che brucia.
Il primo a fare studi in questo campo, a rilevare lo spettro della luce, ad esempio, quella bianca quando attraversa un prisma, è stato
Newton, e questo spiega il titolo italiano, visto che Newton è il protagonista del romanzo, nel bene e nel male. Intorno alla figura del grande fisico, matematico e, si scopre grazie alla Stott, alchimista britannico si imbastisce un mistero che lega i nostri giorni con quelli di Newton, in particolare con il periodo in cui otteneva la cattedra di matematica presso il
Trinity College. In effetti il buon Isaac ottenne la cattedra in virtù di alcune morti e defezioni improvvise, risultando alla fine il migliore per la sostituzione dei suoi sfortunati predecessori.