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Una metafora dell'umanità
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I nani di Istin sono abbastanza classici: una razza di scavatori che preferisce costruire le sue città nelle viscere delle montagne, sempre in stato di guerra per proteggere le proprie ricchezze, non solo dalle altre razze ma anche dalle altre tribù nanesche. Ognuna di queste, però, condivide una struttura sociale comune, che costituisce una base essenziale per i commerci tra loro: le caste. I nani sono infatti suddivisi in forgiatori, guerrieri, studiosi e reietti. In particolare sul secondo volume, quello di cui ho recuperato la lettura di recente, i riflettori degli autori sono rivolti su due appartenenti alle caste degli studiosi (l'ordine del tempio) e dei reietti (il non riconosciuto ordine degli erranti).
I due protagonisti sono rispettivamente Aral del tempio e Oosram degli Erranti, scritti entrambi da Nicolas Jarry. Mentre Aral si dimostra una sorta di piccolo Dottor Faust, Oosram, dopo essere stato parte del potere, diventa paladino della rivolta degli erranti contro gli altri ordini. I due personaggi, dunque, presentano punti di interesse variegati e differenti che gettano luce sulla società nanesca, ma anche sulla nostra.
Non sono, infatti, pochi i punti in comune: una certa diffidenza nei confronti degli altri, anche appartenenti alla propria cerchia, una avidità di fondo e uno sfruttamento incondizionato delle risorse, una ricerca smodata di ricchezze e potere, una società classista e basata sullo sfruttamento dei livelli più bassi, che vengono anche angariati dalle così dette "forze dell'ordine". Ovviamente tutto ciò viene ammantato dalla classica cerca del genere fantasy, che però viene interpretata in maniera differente nei due episodi.
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Per Oosram è una ricerca ancora più aleatoria e al tempo stesso concreta di Aral, quella della libertà. Dopo essere caduto in disgrazia di fronte al suo re per aver provato a imbrogliarlo, Oosram viene esiliato insieme a tutta la sua famiglia perdendo i privilegi di capo dell'esercito. Diventa così un errante, il nome con cui vengono indicati tutti i nani che si sono in qualche modo resi colpevoli di aver violato la legge (o per meglio dire il volere) del proprio regnante. Oosram, dopo essersi reso conto che la sua condizione di ultimo nella sua scala sociale permette agli altri ordini di trattarlo come meno di un nano, decide di addestrare gli altri erranti e dare vita a una vera e propria guerra civile.
E' fuor di dubbio che alla fine del volume le simpatie del lettore andranno nei confronti di Oosram, e d'altra parte, per quanto i destini dei due protagonisti siano in qualche modo inevitabili, quasi scontati, è soprattutto quello di Oosram a lasciare l'amaro in bocca: Jarry, infatti, riesce a far empatizzare il lettore soprattutto con quest'ultimo, grazie al forte senso della famiglia che infonde nel suo personaggio. Allo stesso modo è proprio quello scarso senso di appartenenza familiare di Aral che, in un certo senso, impedisce di simpatizzare completamente con quest'ultimo, nonostante il suo distacco dalla famiglia venga più che ampiamente giustificato dall'autore.
Tozzi e barbuti
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Per quanto strutturalmente i due disegnatori riescono a raggiungere una sintesi grafica simile, sono anche evidenti le differenze. In particolare Deplano presenta un tratto più sporco e carico di chine, risultando alla fine particolarmente efficace e adatto ai toni folli e, in alcuni punti, quasi horror della vicenda. Inoltre il suo tratto in alcuni punti (soprattutto nei lineamenti dei personaggi) mi ha ricordato quello di Tom Mandrake.
Bordier, invece, con il suo tratto chiaro e l'inchiostrazione precisa e pulita, risulta perfetto per una storia ricca di battaglie, ma anche di momenti intimi o semplicemente della tranquilla vita contadina degli erranti. Il suo tratto mi ha ricordato in particolare il Mark Bagley di Ultimate Spiderman.
Entrambi i due disegnatori sono stati, poi, molto abili nell'interpretare la sceneggiatura di Jarry con una composizione dinamica della pagina, senza mai utilizzare realmente la griglia classica del fumetto francese (4 strisce che suddividono la pagina in due mezze tavole, ciascuna costituita da un numero variabile dalle 5 alle 6 vignette), ma piegandola al servizio della storia, senza però perdere in leggibilità.
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