Stomachion

venerdì 1 luglio 2022

Gli abissi del tempo

In questo periodo, spesso, mi trovo sul tram ad ascoltare musica. Utilizzo la app NewPipe (potete trovarla su F-Droid), che permette di ascoltare la musica su YouTube senza l'interruzzione degli ads automatici di Goole. Per alcune caratteristiche particolari della app, preferisco cancellare periodicamente la cronologia (la salva sul dispositivo) per non ingozzare troppo lo smartphone e trovarmi con lo spazio occupato da svuotare d'urgenza prima di girare il prossimo video. E in questi giorni l'album eletto a essere quello da ascoltare è Omega, l'ottavo album in studio degli Epica.
Uscito nel 2021, ne ho già scritto un paio di righe relativamente a Code of life. Ad ogni buon conto, mentre lo riascoltavo, giusto stamattina facevo una considerazione in qualche modo discutibile. Ma fino a un certo punto, visto lo stile di scrittura dei Draconian, già protagonisti delle particelle musicali. Ovvero che in questi tempi moderni molti dei principali autori di Metal, in particolare symphonic metal, e più in generale gli "scrittori" di concept album, stanno arricchendo il discorso filosofico in modi assolutamente unici rispetto alle epoche precedenti.
Ho voluto allargare il discorso ai concept album essenzialmente per inserire anche Arjen Anthony Lucassen, che è spesso protagonista, ultimamente, di questa serie grazie agli Ayreon. Ovviamente Lucassen non è l'unico che veicola la sua visione del mondo attraverso la filosofia. In questo senso forse uno dei più filosofici, ma anche tra i più poetici autori metal del momento è Tuomas Holopainen, leader dei Nightwish, la band con cui il symphonic ebbe inizio (la storia è più complessa di così, ma concedetemi l'esagerazione in questa occasione!).
Come produzione di testi poetici e filosofici, però, non ci scherzano nemmeno Simone Simons e Mark Jansen, i due leader degli Epica, tornando così proprio a Omega, da cui questo pensiero era partito.
Un elemento non trascurabile per quel che seguirà, però, è ricordare la genesi del nome del gruppo: il sesto album in studio dei Kamelot, Epica appunto, un concept album tra il progressive, il power e il symphonic. Stiamo parlando del 1998, l'epoca più iconica dei Kamelot quando la voce era stata affidata a Roy Khan (e probabilmente anche la scrittura). L'influenza dei Kamelot sugli Epica è abbastanza evidente, ma in questo Omega forse lo è ancora di più. E lo si nota in particolare in Abyss of time, la seconda traccia dell'album. Alcuni passaggi musicali, però, ricordano molto anche i Nightwish, rendendo il pezzo una fusione perfetta con quella che considero la seconda influenza più importante sugli Epica (ricordo che esordirono qualcosa come 6 anni dopo i Nightwish). Infine le parti death metal confezionano un pezzo che dunque va oltre gli elementi di partenza ed è da considerarsi un marchio di fabbrica degli Epica.
A parte queste considerazioni, forse l'elemento che contraddistingue di più Omega è quello di essere un non-concept album, o se preferite di essere un concept album atipico. Omega, infatti, non racconta una storia, ma fa qualcosa di più: racconta una filosofia. E questo approccio è tanto più evidente quanto più ci soffermiamo sui testi del prologo Alpha. Anteludium e della traccia successiva, Abyss Of Time. Countdown To Singularity. Senza dimenticare che la traccia conclusiva è... Omega. Sovereign Of The Sun Spheres, chiudendo così il cerchio!
Partiamo da Alpha. Innanzitutto il tema musicale, molto alla Holopainen, lo ritroviamo successivamente anche in Abyss of Time. Il pezzo, poi, è quasi completamente strumentale, a parte una terzina in latino:
Ego primum semen omnis rei terrae
Ego quoque finis universi:
Alpha, Omega
che più o meno può essere reso in questo modo:
Sono il primo seme di tutte le cose della terra
E anche la fine dell'universo:
Alfa, Omega
Subito dopo parte Abyss of Time, il cui sottotitolo è Countdown To Singularity, il che già ben identifica il contesto scientifico (che poi è lì che volevo andare a parare!) in cui si muovono gli Epica.
La prima cosa che intuiamo immediatamente è che il gruppo prende e fa suo il concetto di singolarità. Da un punto di vista strettamente matematico, questa non è altro che una funzione che diverge in un dato punto. Dal punto di vista della fisica, quando una funzione ha un comportamento singolare, come ad esempio all'interno di un buco nero o nell'istante del big bang, vuole semplicemente dire che forse non siamo in grado di descrivere la materia in quelle condizioni estreme.
L'altra cosa che subito intuiamo è che combinando i concetti di alpha e omega, la singolarità degli Epica è quella del big bang. Questo, in qualche modo, suggerisce che i versi in latino vengono "cantati" proprio dalla singolarità, considerata non solo l'inizio, l'alfa, ma anche la fine, l'omega. Questo doppio attribbuto, però, è anche una caratteristica che viene assegnata al Gesù dell'Apocalisse riportandoci così anche a un discorso filosofico e religioso e non solo scientifico. D'altra parte la scrittura degli Epica, per quanto ricca di riferimenti scientifici, è anche molto mistica.
Torniamo, però, alla scienza. Il fatto che la singolarità sia considerata l'alfa e l'omega fa anche capire come il concetto dell'universo degli Epica sia ciclico, in linea con alcuni modelli di sviluppo dell'universo che prevederebbero in un lontano futuro una contrazione fino alla singolarità iniziale, per poi dare vita a un nuovo universo. La cosa, al momento, non è confermata, né sembra così probabile, ma non si sa mai.
Altro elemento interessante, soffermandoci sempre sul titolo, è quel countdown che suggerisce come Jansen, l'autore delle prime due tracce, voglia in qualche modo raccontare gli istanti precedenti alla singolarità, ovvero al momento iniziale dell'espansione cosmica. E la cosa, in effetti, sembra confermata se leggiamo la strofa iniziale di sette versi:
Fill the void in me
See life beyond the veil
Replace all thoughts from the abyss with cosmic energy
Ignite the flame in thee
Fill out the tree of your life
We are rooted deep in the darkness
And keep growing towards the light
Leggendo con attenzione i versi, siamo di fronte all'interpretazione poetica di una possibile ipotesi, quella dell'universo dal nulla.
L'idea di un universo nato dal nulla venne espressa per la prima volta da Edward Tryon. All'epoca, siamo nel 1969 (anche se secondo alcune versioni era il 1970), e il giovane Tryon stava assistendo a una conferenza del cosmologo britannico Dennis Sciama presso la Columbia University. A un certo punto, in una paesa di Sciama, Tryon se ne uscì con quella che tutti i presenti considerarono sul momento una battuta, uno scherzo:
L'universo non potrebbe essere una fluttuazione del vuoto?
Tryon, che si era dottorato due anni prima con una tesi sul legame tra la relatività generale e la teoria di campo quantistica, quindi decisamente interessato al tempo, in realtà era serio, ma viste le risate degli astanti, preferì non approfondire la faccenda. Il punto è che, però, nel momento in cui Tryon diede voce alla sua idea, questa non poteva non finire inevitabilmente su carta. Così agli inizi degli anni Settanta del XX secolo il giovane ricercatore scrisse un articolo di due pagine che propose dapprima a Physical Review Letters, e dopo il rifiuto alla pubblicazione, a Nature. Quest'ultima rivista, alla fine, pubblicò l'articolo come letter to the editor nel numero di dicembre 1973: Is the Universe a Vacuum Fluctuation?, questo il titolo dell'articolo. L'articolo attirò l'attenzione di molti cosmologi, tra cui Alan Guth, cosa che considero abbastanza significativa essendo quest'ultimo uno dei padri della teoria dell'inflazione cosmica.
Il punto centrale dell'idea di Tryon è che il vuoto quantistico non è esattamente vuoto e stabile, ma è una specie di crogiolo di continua creazione e annichilazione di particelle e antiparticelle. Queste creazioni e annichilazioni avvengono in un tempo brevissimo, e questo per via del fatto che la loro esistenza sarebbe una violazione del principio di indeterminazione di Heisenberg. Secondo Tryon una di queste particelle virtuali non si sarebbe annichilita con la sua antiparticella e questo avrebbe potuto dare il via al processo di espansione (o creazione) dell'universo. Il fisico non spiega come, però, una sola particella sia in grado di generare un intero universo (d'altra parte definisce la sua una idea speculativa), ma sottolinea come le leggi della fisica non pongono alcun limite alla scala delle fluttuazioni del vuoto. A questo, però, Tryon aggiunge anche che le fluttuazioni del vuoto del nostro universo sono probabilmente piuttosto rare.
Il cuore della questione, ad ogni modo, è la prima legge della termodinamica, da cui discende il fatto che l'energia non può essere né creata né distrutta. Per cui Tryon deve in qualche modo convincere il lettore che sia possibile creare un universo dal nulla senza violare questa legge fondamentale. Per far ciò suggerisce che tutta l'energia coincidente con la massa è di segno positivo, cancellata dall'energia gravitazionale di segno negativo, ottenendo così un universo a energia nulla. Questa idea lo stesso Tryon afferma che sia stata presentata, in una conversazione privata, in maniera più sofisticata da Peter Bergmann. Il primo che, però, avanzò una proposta di questo genere, ovvero che l'energia della massa e quella della gravità si cancellano a vicenda, fu Richard Tolman nel trattato del 1934 Relativity, Thermodynamics, and Cosmology.
C'è da notare, poi, come il tedesco Ernst Pascual Jordan propose, prima di Tryon, l'idea che le stelle potessero nascere dal nulla, generate proprio dalle fluttuazioni del vuoto quantistico. Jordan, però, non provò mai a suggerire che tale meccanismo potesse essere applicato a tutto l'universo.
Ultima curiosità è che Peter Ivanovych Fomin ebbe indipendentemente da Tryon e più o meno contemporaneamente a lui un'idea molto simile, solo che il suo articolo venne pubblicato un paio di anni più tardi.
Infine nel 2014 è uscita una dimostrazione matematica sulla possiblità di un universo dal nulla. Nel 2018 dedicai a questa proposta un articolo che vi invito a recuperare (è più breve di questo!).
Alla fine di tutto questo torniamo a uno dei versi di Abyss of Time che mi sembra in qualche modo ricalcare l'idea che una sola particella sia in grado di generare un intero universo:
One thought that grows in the abyss of time
Qui sotto vi metto, prese dal canale YT degli Epica sia Alpha sia Abyss of Time così da darvi un ascolto quanto più completo possibile di quella che, nella pratica, è un'unica traccia. Ad ogni buon conto su Omega conto di tornare, in futuro.

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