Dal punto di vista giallistico è un romanzo abbastanza semplice da risolvere, però è ben scritto e appassionante. E sono proprio i motivi per cui è appassionante che aiutano a risolverlo molto più degli indizi disseminati da Patrick Quentin (pseudonimo dietro cui si nascondono i due scrittori britannici Richard W. Webb e Hugh C. Wheeler) tra le pagine.
Gli intrecci tra i personaggi, infatti, sono scontati e di fatto tolgono il gusto dell'enigma, lasciando solo alla narrazione, che per fortuna è appassionante e non lascia un attimo di respiro, il compito di tenere attaccato il lettore alle pagine.
Stomachion
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sabato 21 settembre 2013
domenica 13 gennaio 2013
La vergine del bordello
L'ossimoro è una figura retorica con la quale vengono accostati termini dai significati diametralmente opposti. Ad esempio un bravo discolo, una tartaruga veloce, una vergine in un bordello. E' su un ossimoro di questo genere che Hubert e Kerascoet costruscono il giallo uscito in Francia in due volumi di Miss Pas Touche e uscito in Italia per la Planeta con il titolo de La vergine del bordello.
La storia ruota intorno a Blanche, una giovane parigina degli anni '30 del XX secolo, che è inavvertitamente testimone di uno degli omicidi del macellaio delle balere, un serial killer che uccide proprio nei dintorni delle balere, mutilando orrendamente i corpi delle sue vittime. Purtroppo a farne le spese della sua scoperta è la sorella Agathe, una ragazza più allegra e disinibita di Blanche che, nonostante la presenza del macellaio, non disdegna le uscite per andare a ballare insieme con l'amica Eugenie. Purtroppo la morte di Agathe fa crollare il mondo di Blanche che si vede licenziata dal suo posto di governante a causa dello scandalo (l'assassino fa passare l'omicidio per un suicidio), che così alla fine decide di andare a lavorare come governante per il Pompadour, il più rinomato bordello di Parigi.
Gli indizi che Blanche ha raccolto parlando per le strade, infatti, la portano proprio a questo rinomato luogo di piacere parigino dove la direttrice decide di farle un provino non come governante, ma come attrazione di quello che per certi versi può essere considerato una via di mezzo tra un circo e uno zoo. In fondo le ragazze che lavorano al Pompadour, così come per qualunque altro bordello, sono relativamente prigioniere del luogo di lavoro: tra velate minacce da parte dei datori di lavoro e le scarse uscite (alcune periodiche, per controllare la salute sessuale delle lavoratrici) la città è visitata solo da pochissime privilegiate, di solito le più richieste (e quindi le più costose).
Ad ogni modo è in questi rari spazi di libertà che Blanche si ritaglia il tempo per investigare e completare così le informazioni raccolte, grazie a mezze ammissioni e a piccole spiate, all'interno del bordello. Le indagini porteranno la ragazza sull'orlo della morte, come probabilmente è anche facile immaginare in una storia che coinvolge degli omicidi efferati, ma senza rovinare troppo la sorpresa o rivelare troppi dettagli della trama, posso aggiungere che, chiuso il libro, si resta decisamente con l'amaro in bocca, con la sensazione che, a pagare per i delitti commessi, siano stati quelli meno colpevoli di tutti.
La storia ruota intorno a Blanche, una giovane parigina degli anni '30 del XX secolo, che è inavvertitamente testimone di uno degli omicidi del macellaio delle balere, un serial killer che uccide proprio nei dintorni delle balere, mutilando orrendamente i corpi delle sue vittime. Purtroppo a farne le spese della sua scoperta è la sorella Agathe, una ragazza più allegra e disinibita di Blanche che, nonostante la presenza del macellaio, non disdegna le uscite per andare a ballare insieme con l'amica Eugenie. Purtroppo la morte di Agathe fa crollare il mondo di Blanche che si vede licenziata dal suo posto di governante a causa dello scandalo (l'assassino fa passare l'omicidio per un suicidio), che così alla fine decide di andare a lavorare come governante per il Pompadour, il più rinomato bordello di Parigi.
Gli indizi che Blanche ha raccolto parlando per le strade, infatti, la portano proprio a questo rinomato luogo di piacere parigino dove la direttrice decide di farle un provino non come governante, ma come attrazione di quello che per certi versi può essere considerato una via di mezzo tra un circo e uno zoo. In fondo le ragazze che lavorano al Pompadour, così come per qualunque altro bordello, sono relativamente prigioniere del luogo di lavoro: tra velate minacce da parte dei datori di lavoro e le scarse uscite (alcune periodiche, per controllare la salute sessuale delle lavoratrici) la città è visitata solo da pochissime privilegiate, di solito le più richieste (e quindi le più costose).
Ad ogni modo è in questi rari spazi di libertà che Blanche si ritaglia il tempo per investigare e completare così le informazioni raccolte, grazie a mezze ammissioni e a piccole spiate, all'interno del bordello. Le indagini porteranno la ragazza sull'orlo della morte, come probabilmente è anche facile immaginare in una storia che coinvolge degli omicidi efferati, ma senza rovinare troppo la sorpresa o rivelare troppi dettagli della trama, posso aggiungere che, chiuso il libro, si resta decisamente con l'amaro in bocca, con la sensazione che, a pagare per i delitti commessi, siano stati quelli meno colpevoli di tutti.
sabato 3 gennaio 2004
La notte io uccido...
Forse il romanzo rivelazione del 2003, forse il miglior esordio per un autore poco avvezzo a scrivere letteratura gialla, forse la sorpresa più grande per chi lo considerava solo un comico (nostante le partecipazioni a Sanremo, sempre di un certo spessore e qualità), ma certo Giorgio Faletti, con Io uccido, ha colto nel segno.
Sfruttando queste vacanze invernali a cavallo tra i due anni 2003/2004 ho preso in mano il corposo romanzo della nuova stella del giallo (attendo con ansia un suo, spero, secondo lavoro) italiano per calarmi nella mente di un serial-killer che, nel principato di Monaco, accompagnato dalla musica e dagli indizi che con essa lascia ai cani che lo inseguono, semina il panico uccidendo tutti i migliori nel loro campo, perché solo loro hanno qualcosa che gli serve: un volto!
Il romanzo, però, non è solo un giallo, ma anche un vero e proprio inno alla musica, con le citazioni e le invenzioni e la passione dell'autore. Il racconto, il 64 capitoli, è intercalato da 12 carnevali, ovvero da 12 intermezzi nella mente e nella vita dell'assassino, che non è l'unico problema a complicare la vicenda, assolutamente da leggere con calma.
Certo forse una lettura attenta potrebbe fare notare alcune imperfezioni (e di questo Faletti si scusa nella pagina finale, lasciata per i ringraziamenti), ma nel complesso tutto si incastra molto bene.
Forse restano alcune domande in sospeso, come ad esempio: perché un moribondo dovrebbe, lasciando un indizio, iniziare dalla lettera più difficile da scrivere, soprattutto se utilizza una mano da lui poco utilizzata?
E con questo è tutto, miei pochi (ma buoni) lettori e rivolgo a voi che passate di quà (e dite ma che bella la casetta in Canadà) un sincero saluto e un grazie di cuore di aver letto questi deliri!
Sfruttando queste vacanze invernali a cavallo tra i due anni 2003/2004 ho preso in mano il corposo romanzo della nuova stella del giallo (attendo con ansia un suo, spero, secondo lavoro) italiano per calarmi nella mente di un serial-killer che, nel principato di Monaco, accompagnato dalla musica e dagli indizi che con essa lascia ai cani che lo inseguono, semina il panico uccidendo tutti i migliori nel loro campo, perché solo loro hanno qualcosa che gli serve: un volto!
Il romanzo, però, non è solo un giallo, ma anche un vero e proprio inno alla musica, con le citazioni e le invenzioni e la passione dell'autore. Il racconto, il 64 capitoli, è intercalato da 12 carnevali, ovvero da 12 intermezzi nella mente e nella vita dell'assassino, che non è l'unico problema a complicare la vicenda, assolutamente da leggere con calma.
Certo forse una lettura attenta potrebbe fare notare alcune imperfezioni (e di questo Faletti si scusa nella pagina finale, lasciata per i ringraziamenti), ma nel complesso tutto si incastra molto bene.
Forse restano alcune domande in sospeso, come ad esempio: perché un moribondo dovrebbe, lasciando un indizio, iniziare dalla lettera più difficile da scrivere, soprattutto se utilizza una mano da lui poco utilizzata?
E con questo è tutto, miei pochi (ma buoni) lettori e rivolgo a voi che passate di quà (e dite ma che bella la casetta in Canadà) un sincero saluto e un grazie di cuore di aver letto questi deliri!
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