Network Bar

domenica 16 giugno 2019

Topolino #3316: La storia del cucù

Con una copertina realizzata ad hoc, Topolino #3316 celebra il cinquantesimo anniversario della creazione di Paperinik. Il numero, così come la storia d'apertura, Tutto cominciò così di Marco Gervasio, lascia un po' perplessi per qualità generale. Gradevole nel complesso, presenta però alcune fonti di dubbio, alcune alla lettura delle storie stesse, altre quando si prova ad approfondire l'argomento, come nel caso de L'invenzione del cucù di Danilo Deninotti e Roberto Vian.
Nel cuore della Foresta Nera
La storia dell'orologio a cucù è avvolta da leggende e dati incompleti. Secondo una versione, che probabilmente è stata la fonte principale della storia di Deninotti, l'orologio a cucù venne inventato nel 1738 da Franz Ketterer, orologiaio tedesco nativo di Schönwald im Schwarzwald nella Foresta Nera. La prima descrizione di un orologio a cucù, però, risale al 1629 quando il nobiluomo Philipp Hainhofer descrisse un orologio appartenente al Principe Elettore August von Sachsen. Questo fatto suggerisce che la creazione di tale genere di orologi sia precedente al 1738, cosa che peraltro è vagamente suggerita anche dalla storia di Deninotti, visto che l'avo di Pippo, Otto Keller Pipps, diventa assistente dell'orologiaio Herr Ketlero che nel 1738 aveva già inventato il cucù. D'altra parte secondo varie fonti Ketterer non può nemmeno essere l'orologiaio che costruì il primo cucù della Foresta Nera: secondo alcuni storici, infatti, Ketterer era nato nel 1734, quindi non poteva costruire il primo cucù della zona nel 1738, a meno che, ovviamente, la data del 1738 non sia errata.
E' interessante notare di passaggio come l'Italia potrebbe aver giocato un ruolo nello sviluppo dell'idea degli orologi a cucù: l'architetto Domenico Martinelli nel suo saggio Horologi Elementari del 1669 suggeriva di utilizzare proprio il verso del cuculo per indicare lo scorrere delle ore. Se però oggi l'origine degli orologi a cucù viene generalmente attribuita alla Foresta Nera è sostanzialmente perché tutti gli altri orologi a cucù di cui si hanno una qualche testimonianza precedenti al 1738 sono andati perduti. E così torniamo al nostro Ketterer.
In un certo senso nell'avventura di Deninotti, che fa parte della serie de La macchina del tempo, Ketterer viene scomposto nei due personaggi di Keller Pipps e di Herr Ketlero e dall'unione delle due specificità (la capacità di imitare il verso dei cuculi e di essere un abile venditore per il primo, la genialità e la manualità costruttiva per il secondo) nasce l'orologio a cucù, protagonista dell'involontario paradosso temporale generato da Pippo. Quest'ultimo, infatti, suggerisce al suo avo un lavoro completamente differente da quello di orologiaio. Questo fatto impedisce a Keller Pipps di consegnare a un avo di Zapotec uno dei suoi orologi a cucù che sarà successivamente incorporato all'interno della macchina del tempo. Per cui la macchina del tempo stessa inizia a scomparire.
La cosa assurda in tutto ciò non è tanto che possa esistere un qualche evento del passato modificando il quale si cancellerebbe la macchina del tempo di Marlin, ma che un ingranaggio meccanico per quanto complesso come quello del cucù sia fondamentale per un dispositivo che fa della precisione un suo elemento fondamentale e dunque è piuttosto scontato immaginare che la macchina del tempo basi il meccanismo di misurazione del tempo su un orologio atomico e non su un abbondantemente meno preciso orologio a cucù. E tutto questo senza, però, nulla togliere al ritmo appassionante della storia di Deninotti o ai come sempre belli, dettagliati, evocativi e spettacolari disegni di Vian.
L'importanza della parola
Strutturalmente Il guazzabuglio linguistico è una storia di impianto barksiano con qualche leggera influenza ciminiana. Paperone, infatti, durante un viaggio d'affari in un'isola tropicale per trattare l'acquisto di una fornitura esclusiva di prelibatissimi ananas, perde l'uso della parola a causa di una rarissima malattia. Per fortuna di Paperone, questi è accompagnato da Paperino e Paperoga nelle vesti di giornalisti del Papersera. L'elemento che tipicamente inserisce Carlo Panaro nella storia è l'origine non naturale della malattia che colpisce Paperone. In questo senso la storia è scontata, se non addirittura telefonata. Per il resto Libero Ermetti semplicemente conferma le ottime cose che avevo già scritto in occasione dei Topolino #3260 e #3303.
Omaggio alla 313
Con questo numero viene allegato, su richiesta e con un opportuno sovrapprezzo, un modellino già montato della 313, l'auto di Paperino. Questa fa il suo esordio cinematografico nel cortometraggio Don Paperino, rilasciato il 9 gennaio del 1937 e l'esordio fumettistico nella striscia del 9 agosto 1939 di Al Taliaferro. Per accompagnare il gadget la redazione di Topolino ha deciso di "violentare" un classico italiano ispirato a Don Paperino: Il segreto della 313 di Fabio Michelini e Massimo De Vita.
La storia, uscita originariamente sul Topolino #2280 del 1999, era lunga 29 pagine, ma, come spesso Panini ha fatto con varie storie di supereroi, viene ristampata spezzandola in due parti, cosa che ho personalmente sempre trovato odiosa già per le storie supereroistiche e a maggior ragione ora per le storie disneyane. Alla fine, però, trovo discutibile non solo la scelta di spezzare la storia, ma anche quella di celebrare il gadget con una ristampa e non con una storia realizzata ad hoc o, magari, con una di produzione straniera. E la cosa mi da dispiacere anche in considerazione dell'entusiasmo che sembra circondare Topolino negli ultimi mesi, pur tra i più che ovvi alti e bassi nella qualità delle storie.

Nessun commento:

Posta un commento