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domenica 22 gennaio 2023

Topolino #3504: Il ritorno di Pippo Nemo

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Oltre al ritorno di Pippo Nemo anticipato nel titolo, siamo di fronte a un numero particolarmente interessante e ricco di spunti. Partirei dall'ultima storia del numero, lasciando per la conclusione della recensione la cover story (così, nel frattempo, ci penso su ancora un po').
La chiusura del #3504 viene affidata a Roberto Moscato e Lucio Leoni con una storia in qualche modo barossiana che porta i due amici in quel di Borgo Puntuale, Il villaggio cronometrico dove tutti gli abitanti sono di una precisione tanto esagerata quanto al limite dell'esilarante, soprattutto se consideriamo due fatti: Pippo, che non è esattamente un esempio di precisione, e l'arrivo nel Borgo di Posidippo, precisissimo pippide che aveva esordito un centinaio di numeri fa, oltre che esperto orologiaio. La storia è gustosa e divertente e chiude degnamente un numero in cui a farla da padrone è Giorgio Fontana.
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Lo scrittore, infatti, è presente con ben tre storie: un nuovo episodio della serie Newton e Pico in viaggio nel sapere, disegnata da Simona Capovilla, dove Pico spiega a Newton la gravitazione universale (spiegazione devo dire niente male: a questa storia spero di dedicare il prossimo video della serie Disney Comics&Science) e le prime due storie della serie Love Quack, Colpo di fulmine (e non solo) disegnata da Stefano Intini e Chi è questo bel marinaio? disegnata da Silvia Ziche. La serie ha, dome moto ispirativo, le daily strip di Al Taliaferro: come spiegato da Fontana nell'intervista a corredo di queste prime storie, l'idea è quella di reinterpretare le strisce originali costruendo intorno a vicende che si aprono e si chiudono in 3 o 4 vignette, delle storie più strutturate, per quanto comunque brevi (stiamo parlando di qualcosa come 6 pagine).
Il risultato finale è sicuramente divertente, ma l'operazione ha una piccola pecca: sarebbe stato molto bello affiancare alle storie nuove le strisce che le hanno ispirate, cosa che è stato possibile solo in parte grazie all'intervista, in cui però non erano presenti le strisce cui facevano riferimento le storie qui pubblicate. Può essere che l'idea sia di pubblicarle nella possibile ristampa in volume. Vedremo.
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E arriviamo alla cover story, il primo episodio de Il regno di cristallo, nuovo capitolo de Le avventure del capitano Nemo. Troviamo come già nei due capitoli precedenti Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio che proseguono, questa volta in maniera completamente originale, le avventure della versione disneyana di Nemo, il personaggio ideato da Jules Verne sulle pagine di 20000 leghe sotto i mari.
Ci sono almeno due modi per esaminare la storia. Il primo è dimenticarsi completamente dell'ambientazione cronologica. In questo caso ci troveremmo di fronte a una storia cinetica di genere electric punk (versione elettrica dello steam punk) che sin da subito mette in scacco il buon Pippo Nemo, che nel finale risulta molto più simile alla versione verniana di quanto non lo sia stato nelle storie precedenti, che in realtà erano tratte dai romanzi originali.
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L'ambientazione cronologica, però, ci viene ricordata sin dalla prima vignetta: il 1878. E questo è il principale problema della storia, almeno a mio modesto parere: Artibani, infatti, spinge l'electric punk a livelli che nemmeno Warren Ellis, coniatore del termine (se non addirittura fondatore del genere - la cosa andrebbe approfondita), avrebbe probabilmente immaginato. Troviamo, infatti, nella storia una tecnologia che è non solo improbabile, ma proprio impossibile. Sebbene ciò sia in qualche modo la più che ovvia conseguenza delle idee proposte nei due capitoli precedenti, questa sempre maggiore enfasi su una tecnologia che avrebbe bisogno di una miniaturizzazione che sarebbe arrivata solo diversi decenni più tardi scolla completamente la storia non solo con l'originale, ma persino con lo stesso spirito verniano, che era quello di raccontare le sue storie cercando di essere quanto più coerenti possibile con la scienza dell'epoca. E questo dettaglio, almeno personalmente, mi impedisce di godere appieno della storia ideata da Artibani, per quanto sia comunque divertente e interessante.
Chiudo con l'unboxing delle monete di Topolinia abbinate a questo numero di Topolino, ai Grandi Classici #85 e Zio Paperone #55:

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