Con Il destino del Regno la saga della Guerra degli Elfi di Herbie Brennan sembrava essersi conclusa, nonostante il finale restasse sostanzialmente aperto, invece lo scrittore fantasy britannico è stato in grado di proseguire la saga portandoci 16 anni dopo la conclusione di quel romanzo, con Henry e Aurora che sono felicemente sposati e con una figlia, Mella, che ha tutta l'intenzione di conoscere la sua famiglia umana sul Mondo Analogo, la nostra Terra. A complicare la fuga della giovane (che va sulla Terra contro il parere dei genitori, padre in primis) ci sono poi gli intrighi di Rodilegno, che è riuscito a clonare la nipote e che, ovviamente, vuole ottenere tramite quest'ultima, Mella II, il controllo sul Regno degli Elfi.
Probabilmente il meno divertente dei romanzi fin qui usciti nella saga, resta comunque brillante e leggero, ricco di situazioni al limite del comico, costituendo alla fine una lettura interessante e divertente.
Stomachion
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mercoledì 8 gennaio 2014
lunedì 17 agosto 2009
Il destino del regno
In questo caso Henry deve affrontare una grande decisione (lasciare il suo mondo e la sua famiglia per Aurora e il Regno degli elfi), affrontare la perdita di una persona cara (il signor Fogarty, il simpaticissimo e scorbutico fisico, ammalatosi della misteriosa malattia di cui tra poco racconterò, morirà lasciando ad Henry un compito difficile), affrontare una nuova impresa per salvare il suo amico Pirgus e il Regno dell'amata Aurora.
Se quindi nell'episodio precedente Brennan ha affrontato i problemi della guerra, questa volta affronta in prima battuta argomenti religiosi e mitologici (un angelo della Terra viene catturato e tenuto prigioniero nel Regno, mentre un drago d'acqua, figlio di Loki, viene posto a sua guardia) con i soliti leggerezza e umorismo; quindi a un livello un po' più sottile questioni sull'economia e l'avidità: è proprio a causa dell'avidità di Sulfureo che si diffonde nel Regno, anche se involontariamente rispetto agli intenti dello stesso, la Febbre Temporale che sta uccidendo gli elfi.
Divertente, certo, ma anche molto ricco e probabilmente il più complesso e interessante dei quattro.
In attesa del prossimo romanzo, non resta che divertirci con questo!
martedì 27 gennaio 2009
La guerra
- Sembi pensieroso - osservò Brintesia
- Pensavo alla guerra.
- A che in particolare?
- Alla sua apparente inevitabilità- - Fogarty fissò il soffitto. - Quando ero a scuola, uno dei professori ci consigliò di guardare alla storia non come a un periodo di pace interrotto dalle guerre, ma come a un lungo periodo di guerra interrotto da momenti di pace. Non aveva tutti i torti. - Si girò su un lato per guardarlo. - Mio padre si è fatto la 14-18.
- Che cos'è la 14-18?
- La Prima Guerra Mondiale. La prima nel mio mondo ad essere combattuta da ogni nazione del pianeta... o almeno da quelle importanti. In tutto ci morirono otto milioni di soldati, e quasi altrettanti civili. La chiamarono la "Guerra per Porre Fine a Tutte le Guerre". Di sicuro pose fine a mio padre... si beccò una pallottola sulle Somme. Però non pose fine alle guerre. Ricominciammo daccapo ventun anni dopo. In quella c'ero anch'io.
- Me l'hai detto. - Madama Circe gli accarezzò gentilmente la mano.
- Forse mi sarei divertito di più se avessi saputo che sarei sopravvissuto. Durante quella guerra distruggemmo intere città... intere nazioni... Comunque, neanche quella servì a porre fine alle guerre - proseguì Fogarty. - Cinque anni dopo ne scoppiò un'altra in Asia... in Corea. E dopo un'altra in Vietnam, che è durata vent'anni. E dopo abbiamo avuto l'Afghanistan, la guerra arabo-israeliana, la guerra Iran-Iraq, due guerre del Golfo, le Falkland, l'Angola e va' a sapere quante altre guerre civili delle quali nemmeno abbiamo mai sentito parlare. Capisci cosa voleva dire il mio insegnante di storia?
(da Il regno in pericolo di Herbie Brennan, trad.Angela Ragusa)
- Pensavo alla guerra.
- A che in particolare?
- Alla sua apparente inevitabilità- - Fogarty fissò il soffitto. - Quando ero a scuola, uno dei professori ci consigliò di guardare alla storia non come a un periodo di pace interrotto dalle guerre, ma come a un lungo periodo di guerra interrotto da momenti di pace. Non aveva tutti i torti. - Si girò su un lato per guardarlo. - Mio padre si è fatto la 14-18.
- Che cos'è la 14-18?
- La Prima Guerra Mondiale. La prima nel mio mondo ad essere combattuta da ogni nazione del pianeta... o almeno da quelle importanti. In tutto ci morirono otto milioni di soldati, e quasi altrettanti civili. La chiamarono la "Guerra per Porre Fine a Tutte le Guerre". Di sicuro pose fine a mio padre... si beccò una pallottola sulle Somme. Però non pose fine alle guerre. Ricominciammo daccapo ventun anni dopo. In quella c'ero anch'io.
- Me l'hai detto. - Madama Circe gli accarezzò gentilmente la mano.
- Forse mi sarei divertito di più se avessi saputo che sarei sopravvissuto. Durante quella guerra distruggemmo intere città... intere nazioni... Comunque, neanche quella servì a porre fine alle guerre - proseguì Fogarty. - Cinque anni dopo ne scoppiò un'altra in Asia... in Corea. E dopo un'altra in Vietnam, che è durata vent'anni. E dopo abbiamo avuto l'Afghanistan, la guerra arabo-israeliana, la guerra Iran-Iraq, due guerre del Golfo, le Falkland, l'Angola e va' a sapere quante altre guerre civili delle quali nemmeno abbiamo mai sentito parlare. Capisci cosa voleva dire il mio insegnante di storia?
(da Il regno in pericolo di Herbie Brennan, trad.Angela Ragusa)
lunedì 14 luglio 2008
Il regno in pericolo
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