Stomachion

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martedì 21 febbraio 2017

Le dimensioni (di una rete) contano!

In un mondo di social network dovremmo aver ben presente il concetto di rete: un insieme di oggetti che sono collegati tra loro da una qualche relazione. Esistono, allora, differenti tipi di reti, da quelle naturali, come quelle costituite dalle cellule di un corpo vivente o dalle formiche di una colonia o dai neuroni, a quelle artificiali, come i circuiti elettrici o i mattoncini Lego, o quelle costituite da esseri umani, come le reti tra lavoratori o tra facoltà di una stessa università (o di università differenti). Risulta allora interessante studiare le caratteristiche di una rete, come la sua differenziazione (ovvero le differenze esistenti tra i nodi della rete) e le sue dimensioni e quale legame esiste tra esse, in particolare sotto l'azione di pressioni esterne, di genere economico o naturale.
In un articolo del 2002 questo genere così disparato di reti venne studiato utilizzando la complesità $E$, la dimensione $N$ e la differenziazione $C$. Dall'esame emersero queste due principali caratteristiche:

venerdì 8 novembre 2013

L'universo Marvel come rete sociale


Copertina del primo numero di "Marvel Team-Up", rivista dedicata alle collaborazioni tra eroi Marvel
Investighiamo la struttura della rete di collaborazioni dell'Universo Marvel, dove due personaggi Marvel sono considerati collegati se compaiono insieme nello stesso albo Marvel. Mostriamo che questa rete non è chiaramente una rete casuale, e che ha molte, ma non tutte, le caratteristiche di una rete collaborativa "reale", come le reti collaborative degli attori cinematografici o degli scienziati. Lo studio di questo universo artificiale che cerca di apparire come vero, aiuta a comprendere che esistono dei principi di fondo che rendono le reti reali che hanno delle caratteristiche definite.
(da Marvel Universe looks almost like a real social network di R. Alberich, J. Miro-Julia, F. Rossello, 2002)

sabato 31 dicembre 2011

Il signor mercato

Dal punto di vista economico il 2011 è stato l'ennesimo anno terribile dopo una prima decade di III millennio obiettivamente difficile. La situazione è stata particolarmente difficile soprattutto perché la crisi economica che aveva colpito nel 2008 le banche statunitensi è arrivata anche alle banche europee, e questo ha prodotto qualche problema ai debiti statali o governativi, in particolare quelli di paesi particolarmente deboli da quel punto di vista, come ad esempio la Grecia, la Spagna o l'Italia. In particolare questi ultimi due paesi sono stati sotto gli occhi degli osservatori soprattutto per il loro legame con Francia e Germania: insieme questi 4 paesi possono essere considerati come i motori dell'Europa, sia nel bene (a quanto pare i primi due) sia nel male (soprattutto gli altri due).
Riguardo la crisi, però, la BBC ha pubblicato on-line una interessante infografica con un po' di grafici, e il primo, legato al costo del prestito, sembra proprio confermare la direzione di una Europa spaccata tra Germania e Francia da un lato e Italia e Spagna dall'altro:
Se però andiamo ad esaminare il dettaglio sulla crescita del debito nei quattro paesi, ci rendiamo conto non solo che le distanze tra queste due Europe non sono poi così grandi, ma che, nonostante le grandissime responsabilità della seconda repubblica, ad essere cresciuto in tutti e quattro i paesi è soprattutto il debito privato:
In questo senso le responsabilità della Francia crescono e non di poco, tanto che nel complesso potrebbe tranquillamente essere considerata la seconda fonte della crisi europea.
Inoltre il fatto che dei quattro è in Germania che il debito governativo è cresciuto più di tutti sembrerebbe suggerire che il problema, a differenza di quanto non si possa sostenere come libertari, non sia originato per nulla dai governi e dagli stati, ma dal settore privato. La Germania, però, ha due forti differenze rispetto agli altri tre paesi che la avvicinano soprattutto alle democrazie nord-europee: innanzitutto un peso dei politici sulla vita dei cittadini inferiore rispetto agli altri tre paesi, e questo alleggerisce sicuramente gli effetti della democrazia (e di qualunque altra forma di governo, per estensione) sulla vita quotidiana, e poi un minore costo del lavoro:
E questo, in effetti, ci riporta alle responsabilità dei governi, perché sono proprio questi che decidono il peso del costo del lavoro sul reddito nazionale. Potrei provare a immaginare cosa sarebbe la Germania se il costo del lavoro non solo fosse ulteriormente inferiore, ma addirittura assente, però non è il caso, soprattutto se abbiamo di fronte un esempio evidente a tutti: gli operatori finanziari. Ognuno di loro, ognuno dei componenti, soprattutto quelli piccoli, del così detto signor mercato, hanno un costo del lavoro decisamente molto più basso e in questi anni sono riusciti a prosperare nonostante la crisi. Il problema è che al tempo stesso ne sono anche la causa, non solo scatenante, ma anche del suo apparentemente incontrollabile aggravarsi.
Ad essere veramente pignoli, però, il vero problema di questa crisi potrebbe essere non tanto la dinamica interna della rete economica, ma la sua struttura: