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giovedì 19 luglio 2018

Il cannocchiale d'ambra, ovvero della fine e dell'inizio

Anche Mary Malone viaggia nel multiverso. Arriva su un mondo verde, incontaminato e florido dove la specie intelligente è costituita da una sorta di elefanti-nani che si muovono su semi giganti come fossero ruote e dall'inusitata struttura fisica. Ne impara il linguaggio e qui incontra nuovamente Lyra e Will, interpretando il ruolo del serpente in una sorta di nuova genesi. E sempre su questo mondo costruisce lo strumento con cui è possibile osservare il flusso della polvere e che da il titolo al terzo e ultimo romanzo della saga: Il cannocchiale d'ambra.
Questo terzo libro, che nel 2001 ha vinto il premio inglese Whitbread, è il più difficile e più importante della serie, non solo perché ne costituisce la degna conclusione, ma soprattutto per i temi trattati: l'amore, la tentazione, il peccato e soprattutto la fine e l'inizio.
Dire addio
Uno dei nodi narrativi più importanti del romanzo è la risposta alla domanda: cosa succede dopo la fine della vita? Cosa succede al sopraggiungere della morte?
Grazie al legame con l'amico Roger, sacrificato da Lord Asriel per aprire il portale tra i mondi, Lyra scoprirà l'esistenza di una Terra particolare all'interno del multiverso: il mondo dei morti. Rispetto alla discesa simile compiuta da Ged ne La spiaggia più lontana, il viaggio di Will e Lyra sarà molto più difficile, intimo e coinvolgente, costringendo il lettore a fare i conti con se stesso, con le proprie paure, in particolare con il tema della fine dell'universo e di ogni essere vivente: è stata, in questo senso, una lettura estremamente difficile e al tempo stesso catartica.
La soluzione proposta da Philip Pullman è, d'altra parte, molto orientale: il mondo dei morti, infatti, è un luogo con poca, pochissima luce, dalla quale sembra impossibile fuggire, ed è custodito da una banda di arpie, molto sensibili alla verità o alle bugie che le anime raccontano. In particolare è proprio il racconto vero e sincero a incantarle. Allora Lyra e Will stringono un patto con le custodi: ogni anima di tutti i mondi che costituiscono il multiverso finirà in quel mondo. Quindi quelle che non vorranno restare dovranno semplicemente raccontare sinceramente la propria vita alle arpie e queste le accompagneranno fino a un mondo splendido e meraviglioso dove i propri atomi potranno riunirsi con quelli del multiverso, ritornando a farne parte.
L'argomnto della morte è, in ogni caso, sempre estremamente delicato. In fondo, come ricorda lo stesso autore,
(...) nel momento in cui si nasce la Morte viene al mondo con noi: è proprio la Morte che ti tira fuori(1).
E' un discorso che ha della saggezza, come quello che un allevatore di piccioni fa, nel primo numero, al protagonista di Rockwell, manga fantasy di Wataru Nadatani:
Allevo piccioni viaggiatori da quarant'anni... Mi hanno dato tante gioie e molti dolori.
Se incontri cinquanta piccioni sono cinquanta giorni di risate in loro compagnia e dopo poco vai incontro a cinquanta addii.(2)
E John Pooh, l'allevatore, così conclude:
Un incontro è l'inizio di un addio.(2)
E' a questo che, come esseri pensanti, dobbiamo abituarci, all'addio ai nostri cari, a noi stessi, a questo mondo. La speranza di una uscita dal mondo dei morti che Lyra e Will portano alle anime è, allora, proprio la speranza che questo addio sia in realtà solo un arrivederci, per ritornare in un modo diverso, più consapevole e meno traumatico, all'universo e potersi riunire con la parte più intima di se stessi, rappresentata dai daimon di Terra-Lyra.
Che poi è la stessa speranza che aveva nel cuore Liz Everett, potersi riunire da qualche parte nell'universo con il padre, Hugh Everett, nel momento in cui decideva di suicidarsi.
Una speranza che è in qualche modo alimentata da Max Tegmark, che sul suicidio e l'immortalità quantistici ha scritto alcuni articoli, in particolare quelli di stampo divulgativo per New Scientist e per il Guardian. La sua proposta, come ben riassunta sul suo sito, per realizzare un buon suicidio quantistico consta di tre criteri:
  1. Un generatore di numeri casuali di tipo quantistico, non classico (e quindi deterministico), così da entrare realmente in una sovrapposizione vivo-morto.
  2. Deve ucciderti (o almeno renderti incosciente) su una scala temporale inferiore a quella necessaria per prendere coscienza del lancio di una moneta quantistica, altrimenti avrai una versione molto infelice di te stesso per un secondo o poco più che sa che sta certamente per morire, e l’intero effetto si rovina.
  3. Deve essere virtualmente certo di ucciderti veramente, e non solo ferirti.
Come nota lo stesso Tegmark, nessuna delle morti dovute a cause comuni rispetta i tre criteri di cui sopra. Ad ogni modo secondo il fisico teorico svedese sarebbe possibile realizzare un perfetto esperimento di suicidio quantistico, possibilmente in compagnia in modo da avere qualcuno con cui parlarne e che diventi anche un vero credente del multiverso.
Con un salto logico abbastanza difficile da sostenere, si potrebbe dire che Tegmark è mosso (più o meno) dalle stesse motivazioni che spingono John Pooh ad affermare:
Perciò, io adesso voglio godermi al massimo questo momento(2).
Ovvero l'abbraccio con i suoi adorati piccioni.
L'amore rigenera il multiverso
Allora, così come l'amore di John Pooh per i suoi piccioni lo spinge ad andare avanti, allo stesso modo è l'amore a rigenerare il multiverso in crisi di Lyra e Will.
I due ragazzi, insieme con le anime che hanno deciso di abbandonare il mondo dei morti, escono dal passaggio per ritrovarsi nel mondo dove si trova Mary. Su questo mondo si compie il destino di Lyra: porre fine al destino stesso e dare a tutti gli esseri intelligenti del multiverso la possibilità di costruire il loro mondo liberi da qualunque intromissione esterna.
Per raggiungere questo obiettivo bisogna invertire il flusso della Polvere, che come Mary ha osservato grazie al cannocchiale d’ambra, è in fuga. Ed è qui che la scienziata giocherà un ruolo fondamentale in una vicenda che in un certo senso ribalta il racconto della Genesi ed è al tempo stesso a una interpretazione alternativa del mito di Adamo ed Eva.
Giorgio Salati aveva provato, alcuni anni fa, a fornire alcune interpretazioni del mito e a cercare di capire il perché del serpente e non di un altro animale. Nei commenti provavo anche io a fornire una lettura sia del mito sia del serpente. Ne Il cannocchiale d'ambra il significato di ciascuna azione è, invece, ben chiaro.
Il serpente, in questo caso la scienziata ed ex-monaca Mary Malone, tenta Lyra non con l'invito a mangiare un frutto, che fornirà agli esseri umani la conoscenza (o forse la consapevolezza?), ma con un racconto sull'amore e sulla sua bellezza. E alla fine è proprio grazie all'amore reciproco, di cui Lyra e Will diventeranno consapevoli, il percorso della Polvere verrà invertito, e questa tornerà a cadere su tutte le Terre del multiverso. Ed è anche una sorta di riconquista del mitico paradiso terrestre, poiché è l'orto botanico di Oxford il punto in comune tra i due universi di Lyra e Will, lì dove immagineranno di incontrarsi una volta all’anno (si promettono) dopo essere tornati nei rispettivi universi.
Queste oscure materie: La bussola d’oro | La lama sottile | Il cannocchiale d’ambra

  1. Traduzione di Francesco Bruno
  2. Traduzione di Susanna Scrivo

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