Questo terzo libro, che nel 2001 ha vinto il premio inglese Whitbread, è il più difficile e più importante della serie, non solo perché ne costituisce la degna conclusione, ma soprattutto per i temi trattati: l'amore, la tentazione, il peccato e soprattutto la fine e l'inizio. Uno dei nodi narrativi più importanti del romanzo è la risposta alla domanda: cosa succede dopo la fine della vita? Cosa succede al sopraggiungere della morte?
Grazie al legame con l'amico Roger, sacrificato da Lord Asriel per aprire il portale tra i mondi, Lyra scoprirà l'esistenza di una Terra particolare all'interno del multiverso: il mondo dei morti. Rispetto alla discesa simile compiuta da Ged ne La spiaggia più lontana, il viaggio di Will e Lyra sarà molto più difficile, intimo e coinvolgente, costringendo il lettore a fare i conti con se stesso, con le proprie paure, in particolare con il tema della fine dell'universo e di ogni essere vivente: è stata, in questo senso, una lettura estremamente difficile e al tempo stesso catartica.
La soluzione proposta da Philip Pullman è, d'altra parte, molto orientale: il mondo dei morti, infatti, è un luogo con poca, pochissima luce, dalla quale sembra impossibile fuggire, ed è custodito da una banda di arpie, molto sensibili alla verità o alle bugie che le anime raccontano. In particolare è proprio il racconto vero e sincero a incantarle. Allora Lyra e Will stringono un patto con le custodi: ogni anima di tutti i mondi che costituiscono il multiverso finirà in quel mondo. Quindi quelle che non vorranno restare dovranno semplicemente raccontare sinceramente la propria vita alle arpie e queste le accompagneranno fino a un mondo splendido e meraviglioso dove i propri atomi potranno riunirsi con quelli del multiverso, ritornando a farne parte.
L'argomnto della morte è, in ogni caso, sempre estremamente delicato. In fondo, come ricorda lo stesso autore,
(...) nel momento in cui si nasce la Morte viene al mondo con noi: è proprio la Morte che ti tira fuori(1).E' un discorso che ha della saggezza, come quello che un allevatore di piccioni fa, nel primo numero, al protagonista di Rockwell, manga fantasy di Wataru Nadatani:
Allevo piccioni viaggiatori da quarant'anni... Mi hanno dato tante gioie e molti dolori.E John Pooh, l'allevatore, così conclude:
Se incontri cinquanta piccioni sono cinquanta giorni di risate in loro compagnia e dopo poco vai incontro a cinquanta addii.(2)
Un incontro è l'inizio di un addio.(2)
