
Lo squalificato racconta le peripezie di un giovane aspirante artista, Oba Yozo, dall'infanzia e fino all'età adulta. Il racconto, in prima persona, quasi un'autobiografia, viene aperto e chiuso da alcune pagine in terza persona relative al ritrovamento di questa specie di diario ricco di riflessioni sulla natura umana, il senso della società, l'idea di una vita adulta che il protagonista non sembra mai afferrare.
Oba Yozo, infatti, si sente fuori dal mondo, impossibilitato a comprenderlo appieno:
In sostanza, ancora oggi io non ho idea di come funzioni l'essere umano. L'ansia generata dalla profonda differenza che sembra esserci tra il mio concetto di felicità e quello di tutti gli altri mi fa rigirare nel letto gemendo, mi fa uscire di senno. Ma io, sono felice? Fin da bambino mi hanno sempre ripetuto che sono fortunato, eppure per me è stato un inferno, incomparabilmente peggiore rispetto alle vite di quanti me lo andavano ribadendo. Ho perfino pensato che mi fosse stata imposta dalla sorte una buona decina di sventure, una sola delle quali sarebbe stata sufficiente a trasformare chiunque altro in un assassino.E quindi ecco l'epifanica visione di se stessi:
Ecco cos'ero: un rospo. A prescindere dall'essere tollerato o escluso dalla società. Ero una bestia inferiore a un cane o un gatto. Un rospo. Solo un rospo che si spostava lento.