
E anche il secondo giorno di Didacta è andato. Se l'evento per me più atteso era al mattino, con l'incontro con Daniele Gouthier sul suo libro La matematica che conta presso lo stand di ToKalon, il resto del programma di incontri che ho scelto di seguire è stato ricco di sorprese, alcune interessanti e stimolanti, altre un po' meno.
Il primo, il workshop Signora mia, non esistono più le mezze stagioni, organizzato dall'ISTAT, era a tema ambientale e ha fornito spunti sia sul lato Legambiente, sia su quello EduINAF. I particolare su quest'ultimo punto hanno proposto un bel laboratorio che potrebbe legarsi al discorso dell'alternanza delle stagioni.
Sempre a tema ambientale il panel con cui ho chiuso la mia giornata a Didacta dedicato alla scoperta di alcuni testi di stampo ambientalista redatti dal marchese Matteo Biffi Tolomei della seconda metà del XVIII secolo e raccontano di un impegno appassionato per cercare, inutilmente, di impedire il taglio indiscriminato degli alberi sugli Appennini intorno a Firenze.
Interessante il workshop dell'ANISN del pomeriggio sull'Inquiry Based Learning, pratica che in INAF si sta sperimentando da un annetto o due. In questo caso il metodo è stato utilizzando per una interessante attività che permette di parlare di fisica, elettronica in particolare, e scienze dei materiali. E poi anche una seconda attività di stampo chimico, che a differenza della prima non ci hanno fatto provare.
Forse l'evento più deludente è stato quello dell'Università di Firenze che ha proposto un incontro su videogiochi e didattica, ma che in pratica è stato la presentazione di tre simulatori che hanno sviluppato a scopo didattico e venduti come videogiochi. Due di questi sono degli automi cellulari sulla simulazione di un incendio in un bosco e sulle lucciole quando accendono le loro luci. Il terzo è la simulazione di un pendolo magnetico, in cui si fa oscillare un pendolo sopra tre magneti disposti ai vertici di un triangolo equilatero. Ovviamente il gioco della vita di Conway non è stato citato nemmeno di striscio...
La presentazione di Daniele Gouthier al mattino è stata, invece, molto bella e interessante, anche se indirizzata soprattutto verso la scuola. Dalla spiegazione del gioco di parole nascosto dietro il titolo a tutti gli stimoli matematici che si possono portare in classe, le idee di fondo da portarsi a casa sono diverse, ma quella principale è stata sicuramente il recupero del tempo per riflettere, un qualcosa che è necessario per fare bene la matematica e che stiamo perdendo un po' tutti, non solo gli studenti o i "giovani" in generale.
Poi altri contatti e begli incontri che mi danno la sensazione di essermi arricchito più dei concetti che sono stati raccontati (e che in parte già conoscevo), oltre alla bellezza di mettersi in gioco nel corso dei laboratori.
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