Stomachion

martedì 17 marzo 2026

Chi si ferma è perduto

Chi si ferma è perduto,
Mille anni ogni minuto.
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Con questa citazione tratta da L'inferno di Topolino di Guido Martina e Angelo Bioletto si apre il romanzo di Marco Malvaldi e Samantha Bruzzone, coppia di chimici e giallisti con all'attivo diversi romanzi (tutti, o quasi, firmati Malvaldi, stando a quanto scritto nei ringraziamenti finali). L'apertura con questa citazione è importante, perché stabilisce l'ispirazione del titolo, che non è dunque la medesima dell'omonimo film del 1960 di Sergio Corbucci con Totò e Peppino De Filippo.
Il giallo si sviluppa seguendo le vicende di due distinte protagoniste, Serena Martini, una chimica che dopo aver lasciato il lavoro per come i colleghi maschi la trattavano è diventata casalinga, e Corinna Stelea, sovrintendente della polizia responsabile delle indagini di omicidio. Il romanzo, infatti, vede la morte del professore di musica della locale scuola paritaria delle suore (ci troviamo da qualche parte nella campagna toscana, in provincia di Pisa), e pezzo dopo pezzo, come in qualunque giallo che si rispetti, le due protagoniste, prima separatamente e poi in collaborazione, arrivano alla scoperta dell'assassino e del suo movente.
Ricco di ironia, cerca anche di mostrarsi quanto più realistico possibile, confrontandosi in alcuni passaggi anche esplicitamente con i tipici crime televisivi. La forza del romanzo è, in particolare, la vividezza dei suoi protagonisti, così realistici sia nei pregi, sia nei difetti. Ovviamente a spiccare sono Sara, che è narratrice in prima persona della porzione di storia a lei dedicata, e Corinna, determinata a scoprire la verità.
Il romanzo, però, presenta anche un difetto che non ho trovato proprio di poco conto: in diversi punti, infatti, Sara apre delle digressioni, in un paio di occasioni anche piuttosto violente nei toni, contro vegani e vegetariani in generale, e questo senza che nella storia ci sia mai stato alcuni screzio con vegani e vegetariani. Ho trovato queste digressioni abbastanza gratuite, in particolare perché ingiustificate. L'unica scusante che la narratrice trova per queste tirate è per far tacere un suo presunto e non specificato senso di colpa: un po' poco per farsi andare giù in silenzio dei passaggi che sembrano più una presa di posizione degli autori che un modo per caratterizzare il personaggio, a meno che non volevano farla passare per una isterica (ma non mi sembra questo il caso).

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