Stomachion

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giovedì 26 luglio 2018

Uomini e androidi: la sopravvivenza del più adatto

Tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio dei Sessanta del XX secolo la paura di una guerra nucleare era al suo apice. Uno dei business più importanti dell'epoca era quello della costruzione dei rifugi nucleari. In questa attività si trova coinvolto John Markham, protagonista di Uomini e androidi, romanzo distopico del 1960 di Edmund Cooper.
Novello Rip van Winkle, John si trova all'interno di uno di questi rifugi mentre sta scoppiando, imprevista, la guerra nucleare e qui viene congelato in maniera automatica dal rifugio stesso. Verrà risvegliato circa 150 anni più tardi, ritrovandosi in una Londra spopolata a causa della guerra in cui gli esseri umani sono riusciti ad affrancarsi dal lavoro, manuale ma anche intellettuale, grazie alla costruzione degli androidi. Questi ultimi, in grado anche di costruire altri androidi in tutto simili a se stessi, sono ormai più numerosi degli esseri umani, ma si fanno carico di questi ultimi e della sicurezza della Repubblica di Londra. Il problema è che la combinazione tra la rigida programmazione degli androidi e le regole emerse dopo la drastica riduzione della popolazione (ad esempio non si possono avere più di un limitato numero di figli nell'arco di cinque anni e essere padri o madri di un figlio in più oltre tale limite porta al ricondizionamento mentale) genera una società in cui le libertà individuali sono abbastanza limitate e risulta abbastanza facile passare più di una volta nel corso della propria vita dall'ospedale o per delle sedute criogeniche o per un vero e proprio lavaggio del cervello che modifica completamente la personalità di chi viene considerato una minaccia per la sicurezza della Repubblica.

venerdì 22 agosto 2014

Abramo Lincoln, Palmer Eldritch e lo scrittore che ispirò il cyberpunk

Pur non essendo un romanzo esplicitamente cyberpunk quanto potrebbe esserlo Le tre stimmate di Palmer Eldritch, questo Androide Abramo Lincoln presenta comunque alcuni elementi di contatto con il genere.
Dick è, per stessa ammissione di Gibson, un nume tutelare del cyberpunk, e questo romanzo sembra una sorta di "origini segrete" delle Pecore elettriche. Il romanzo viaggia su due binari espliciti ma al tempo stesso non troppo distanti: da una parte la classica domanda, che tra l'altro si pone anche Tezuka in Astro Boy, su quanto possa essere umana una intelligenza artificiale come quella di un androide (molto interessante la creazione del suo cervello, programmato utilizzando tutte le informazioni a disposizione sul personaggio che si è deciso di riprodurre), dall'altra un più profondo viaggio nella psiche umana e in particolare nel mondo della follia e della malattia mentale, come conferma lo stesso Dick nel saggio pubblicato in appendice al romanzo.
I due protagonisti principali, un uomo e una donna, come spesso avviene nei romanzi dello scrittore statunitense, sono una rappresentazione di Dick stesso e di una delle sue molte donne: come coppia sono infatti legati dalla follia, per l'uomo uno stato mentale in divenire, che alla fine del romanzo viene anche messo in dubbio, suggerendo che egli sia impazzito per un qualche oscuro motivo (forse l'amore?), per la donna, una ragazzina che potrebbe essere figlia dell'uomo, una condizione con la quale convivere per tutta la vita, una malattia che porta a volte a entrare in clinica, a volte a uscire. Ciò che poi è forse ancora più interessante è come il rapporto tra la giovane e il mondo esterno è soprattutto di enorme distacco, un atteggiamento non molto differente da quello utilizzato da Moore per descrivere il Dr. Manhattan o Ozymandias in Watchmen, quasi a suggerire che solo con la follia si riesce ad ottenere una visione lucida, precisa e distaccata della realtà, che poi era l'obiettivo non dichiarato ma abbastanza esplicito del romanzo: trovare un modo per potersi rapportare con il mondo.