Uno degli aspetti più trascurati nella narrativa di fantascienza è il problema su come nutrirsi nel corso dei viaggi spaziali. Generalmente ce la si sbriga con una soluzione molto simile a quella proposta in
Star Trek: una macchina che produce, senza specificare come, il cibo su richiesta dei viaggiatori spaziali.
Massimo Mongai, invece, affronta il problema da un punto di vista completamente diverso, per certi versi più realistico e umano. E così eccoci servito
Memorie di un cuoco d'astronave, un romanzo rapido nella lettura, divertente e irriverente, dove lo scrittore immagina un futuro decisamente molto interessante.
Per la struttura proposta,
Memorie ricorda la
Guida galattica di
Douglas Adams, ma per altri aspetti ricorda molto di più le avventure di Valerian e Laureline di
Pierre Christin e
Jean-Claude Mézières, con cui condivide uno spirito critico non tanto sul genere narrativo della fantascienza, quanto sulla società, ovviamente vestito da toni ironici abbastanza simili.
Il primo elemento che colpisce è, indubbiamente, le motivazioni che hanno permesso alla Terra di entrare dentro una specie di alleanza galattica che solo in prima battuta ricorda i Pianeti Uniti di
Star Trek: gli affari.