
Creati da Jack Kirby su Showcase #6, datato febbraio 1957, erano quattro avventurieri privi di qualsiasi superpotere, Ace Morgan, Prof Haley, Rocky Davis e Red Ryan, che, sopravvissuti a un incidente aereo, sentivano di aver ricevuto una seconda occasione, decidendo di sfruttarla per compiere imprese eroiche.
Loeb e Sale mantengono questi elementi delle origini, ma trasformano il gruppo, raccontato in qualche modo verso la fine della sua carriera, nell'elemento cardine del DC Universe, quasi a voler intendere che è quello che sarebbe successo se Kirby non fosse andato in Marvel a creare i Fantastici Quattro e praticamente quasi tutti i supereroi della Marvel dell'epoca.
Ed da questa posizione su cui i due autori li hanno issati, con un'operazione in qualche modo mooriana, li fanno cadere giù: la montagna che fa lor da base viene spazzata via da una gigantesca esplosione e con essa l'intera città sorta intorno a loro, rendendoli responsabili di un disastro di proporzioni immani.
Da lì in poi è un percorso che, in effetti, ha molto a che vedere con la lezione di Alan Moore: i componenti del gruppo vedono il loro mondo sgretolarsi, letteralmente, e così si allontanano uno dall'altro, riducendosi alla loro essenza più intima. Intorno a essa si ricostruiscono, in alcuni casi si reinventano, per tornare, come giusto e atteso, nuovamente sulla breccia.
Il vantaggio della storia, che rispetto a quelle dedicate a personaggi più iconici, sta proprio nell'aver preso degli eroi caduti quasi nel dimenticatoio e con i quali era possibile giocare in maniera piuttosto libera. Loeb e Sale, però, hanno deciso di partire proprio dagli elementi di base del gruppo, da ciò che lo identificava meglio, e da lì proporre una storia che avesse da un lato il gusto della classicità, ma dall'altro un'impronta moderna e, per quel che vale per il genere, più realistica. Il risultato finale è una storia che esprime da ogni pagina passione per gli Esploratori in particolare e per il mondo dei supereroi più in generale.
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