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martedì 13 agosto 2019

La distruzione delle Dune

L'imperatore-dio di Dune si concludeva con l'ultimo sacrificio di Leto II, il Tiranno: morire per mano di Duncan Idaho, liberando così le trote delle sabbie che costituivano il suo corpo e permettendo così ai vermi di tornare a solcare la superficie di Dune. Secoli dopo il pianeta ha cambiato nome, diventando Rakis, e i suoi abitanti vivono in una situazione intermedia tra i Fremen e il popolo molle dell'ultimo periodo di Leto II. Da un lato le città riescono a sopravvivere al ritorno dei vermi, dall'altro sono presenti degli echi nei costumi che richiamano alle tradizioni dei Fremen.
Non è con questo romanzo che Frank Herbert ricostruisce lo spirito del popolo che ha ideato in Dune, ma indubbiamente inizia a porre gli elementi di questa ricostruzione. Non sono però questi gli elementi che rendono Gli eretici di Dune il migliore, fino a qui, della serie. Da un lato ci sono i molti interessanti elementi della trama che Herbert congegna: il ritorno della Dispersione, ovvero il movimento di esseri umani che sono andati a esplorare l'universo e che ora stanno tornando nel nucleo originario dell'Impero, guidati dalle Matres Onorate; queste ultime mostrano poteri non molto differenti da quelli delle Bene Gesserit, ma risultano più inquietanti e pericolose, preda di un delirio di onnipotenza che ha il gusto dell'autodistruzione; viene approfondito il ruolo dei Bene Tleilaxu, che hanno in questo caso un peso narrativo non indifferente e non come semplici produttori di ghola o come elementi attivi delle cospirazioni attraverso i Volti Danzanti.
A questi elementi si aggiungono, poi, i riferimenti espliciti alla religione come mezzo per il controllo dei popoli insieme con un nuovo potere, quello del sesso esercitato dalle Matres Onorate, che alla fine rende accettabile il controllo genetico esercitato dalle Bene Gesserit. In quest'ultimo caso è anche esplicito il pericolo di un potere eccessivamente coercitivo, perché a sua volta, anche a causa della sua efficacia, imprigiona chi lo esercita, rendendo schiavi del potere non solo coloro che ne subiscono l'azione, ma anche chi quell'azione di controllo la esercita. Per contro la religione, se non periodicamente rinnovata, rischia di portare alla stagnazione e, in qualche modo, alla corruzione, soprattutto quando questa si mescola al potere politico. In questo senso va letta l'introduzione di Sheanna, la bambina (di poco più simpatica rispetto a Carmelita Ghette) in grado di controllare i vermi su Rakis, e più in generale il ruolo dei bambini in tutta la saga di Dune a partire da Alia e passando per Leto II.
Tutto questo viene sviluppato da Herbert con lo sviluppo di un intreccio complesso e ramificato che mescola insieme molti più personaggi e molte più sottotrame di quelle che ha proposto nei precedenti romanzi. Gli stessi protagonisti sembrano essere molto più vividi, in particolare Teg Miles spicca su tutti, molto più dell'ormai classico ghola di Duncan Idaho. Questo nuovo personaggio, formidabile fin dalla sua introduzione, cresce pagina dopo pagina acquisendo un carisma e una forza sempre maggiori.
In conclusione la complessità dell'intreccio, la forza dei personaggi, la vividezza delle immagini, che in effetti ritroviamo in Guerre Stellari(1), rendono questo come il miglior romanzo della serie, a meno della lettura de La rifondazione di Dune.
  1. Geroge Lucas ha sempre confermato il debito che Star Wars ha nei confronti della saga di Dune. E in qualche modo i suoi progetti sul futuro di Guerre Stellari, cancellato dalla Disney dopo l'acquisizione del marchio, sono profondamente influenzati proprio dalla grande saga di Herbert. 

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