Stomachion

martedì 8 settembre 2009

L'oro del pirata

More about La grande dinastia dei paperi - 1942-43 - Vol. 33Quando Carl Barks lasciò gli studi di Burbank, uno dei motivi era la decisione di non partecipare alla realizzazione dei cartoni propagandistici durante il periodo bellico. In ogni caso non restò senza lavoro e la sua prima storia, su testi di Bob Karp, fu Paperino e l'oro del pirata, in cui si divise le tavole con Jack Hannah, col quale aveva proficuamente lavorato durante la realizzazione di molti corti con Paperino protagonista.
La storia scritta da Karp prende le mosse da un cortometraggio con Topolino, Paperino e Pippo, insieme alla partecipazione di Pluto, in cui il trio partiva alla ricerca del tesoro del pirata Morgan: in un alternarsi di gag e scene di tensione, la storia, una evidente parodia de L'isola del tesoro di Stevenson, porta i paperi (insieme a Paperino, anche i suoi nipot i Qui, Quo, Qua) in mezzo al mare, accompagnati da un pappagallo logorroico dal linguaggio piratesco e dai modi rudi (Bacicin Parodi) e con Gambadilegno, con due sgherri topeschi al seguito, come avversario.
La prima vera storia completa dell'Uomo dei Paperi è Paperino e il gorilla, la terza (prima di questa Paperino e i corvi, storia uscita dallo Studio, forse di Dorothy Strebe). Probabilmente ispirata in parte all'omonimo corto (in produzione sin dal 1942), a differenza di quest'ultimo che si svolge tutto in interni, aumentando così la tensione e rendendo ancora più divertenti le gag, la storia di Barks si svolge tutta in esterni, allo zoo, dove un gorilla fugge e semina il panico: forse Brassens si ispirò alla storia barksiana per Le Gorille, che in Italia arriva nell'interpretazione di Fabrizio De André Attenti al Gorilla, o forse uno di quei casi in cui l'ispirazione a distanza di anni produce nella mente di due geni indiscussi due piccole perle di magia e umorismo.
Le storie marinare e avventurose, comunque, sono già in formazione in questo primo periodo: Paperino e lo squalo vede il nostro eroe impegnato come bagnino nella conquista di una papera maliarda, che probabilmente Barks ha dovuto ridisegnare per renderla meno sensuale; Paperino aviatore, invece, vede lo sfortunato papero impegnato suo malgrado in un viaggio in un misterioso villaggio in mezzo a una misteriosa foresta. Barks, però, non è solo Paperino: ed ecco infatti Pluto salva la nave. In questo caso, però, partendo da un soggetto di Eleanor Packer, Barks insieme ad Hannah e a Nick George, scrive una storia spionistica in cui, tra inseguimenti e gag a non finire, Pluto riesce a salvare un transatlantico dall'esplosione di una bomba nascosta all'interno della nave stessa come semplice e innocuo osso per cani.
L'esperienza di Barks nello studio di animazione come intercalatore e gagman viene, quindi, sfruttata nel campo del fumetto, che il Maestro dell'Oregon ha in parte contribuito a diffondere e, perché no, rivoluzionare.

lunedì 7 settembre 2009

Una scelta di lungo periodo

Nella settimana di Monza commento la notizia che ha infiammato lo scorso fine settimana: Fisico alla Ferrari!
Dopo i due deludenti gran premi di Badoer, forse proprio per le difficoltà della McLaren nel recente GP del Belgio, la Ferrari chiama Giancarlo Fisichella per fare quei punti necessari per portare la scuderia al terzo posto nella classifica costruttori. L'impresa che attende Fisico è quanto mai improba, considerando non la concorrenza di Kimi (in fondo i due sono sulla stessa, brutta barca), quanto per l'assenza di sviluppi seri e importanti per la vettura almeno per questa stagione.
Al di là, comunque, del fatto sportivo, restano anche le dichiarazioni di Montezemolo:
Ci tenevamo tutti ad avere a Monza un pilota italiano sulla nostra macchina e inoltre si tratta di una scelta di lungo periodo, perché sarà il terzo pilota per Ferrari.

Oltre alle parole di stima, queste suggeriscono due cose: la quasi certezza della scuderia di Maranello di avere tre vetture in gara il prossimo anno, oltre al fatto che la terza vettura sarà nelle mani di Fisichella, chiudendo così ogni illazione su un ritorno di Schumi e riducendo al minimo le possibilità di un arrivo anticipato di Alonso.
A dire il vero questa scelta e queste parole mi fanno sbilanciare sulla squadra per la stagione 2011: Massa (che rientrerà l'anno prossimo), Alonso e Kubica, che sembra sia stato in ballottaggio con il nostro pilota fino all'ultimo.
Certo il futuro potrebbe smentirmi (e magari la Ferrari potrà accontentare il mio cuore assumendo il grandissimo Nico Rosberg: non lasciamolo andare in McLaren né restare in Williams, per favore!), ma nel frattempo restiamo a sognare una doppietta a Monza con Fisico davanti a tutti!

domenica 6 settembre 2009

Metamorfosi: Io sono Dean

(può esserci cosa peggiore per il timido frank?)

(precedente | continua)

sabato 5 settembre 2009

I was made for lovin' you

Stavo facendo un po' di zapping televisivo, quando becco questo video di Always More degli autoKraz:

Innazitutto fateci orecchio: intorno al 45.mo secondo parte il ritornello della canzone, quello che li farà vendere in mezzo mondo. Non vi sembra, per voi amanti dei Kiss, il ritornello della mitica I was made for lovin' you?
Tra l'altro anche la prima parte della canzone sembra tratta da un successo degli anni Ottanta, mi pare, però la mia memoria è un po' fallace. Chissà se qualcuno riesce ad aiutarmi?
In ogni caso vi invito a confrontare il ritornello(1) con l'originale:

Il video è tratto da un live australiano. Non l'ho potuto vedere, per il semplice motivo che in questi giorni calabresi (finiranno presto?) ho a disposizione una connessione lenta.
Ultima chicca, invece, l'audizione dei Dressed to Kiss, la più famosa cover band dei Kiss italiana, in quel di X-Factor:

Questo l'avevo visto a suo tempo (scovato su Musica Metal) e devo dire molto bello e simpatico.
Ovviamente, visto che I was made for lovin' you... è dedicato a tutte voi!

(1) Si possono fare molte congetture: è un caso che siano così simili, praticamente uguali; è un omaggio, ma allora dovrebbe trasparire dal video, ma non c'è nulla che indichi questa opzione; è un plagio, o quasi, visto che viene preso solo il ritornello e sono cambiate le parole e la parte finale, direi. Vedremo se il caso esploderà o se l'intera faccenda farà semplicemente piacere ai Kiss originali!

venerdì 4 settembre 2009

Pollo alle prugne

More about Chicken with PlumsEra uscito in Italia, nel 2005 per la Sperling & Kupfer, quella di Faletti, Pollo alle prugne, di Marjane Satrapi, l'acclamata autrice che si è raccontata e ha raccontato l'Iran in Persepolis (ho avuto la fortuna di leggerlo pochi mesi dopo l'uscita dei quattro volumi della Lizard, quindi posseggo proprio quella versione e non quella attuale, completa, contenente le quattro parti). Da allora, Pollo alle prugne non è più tornato, così avendo la possibilità di acquistarlo nella traduzione inglese della Pantheon Bokks di New York grazie alla frequentazione delle librerie milanesi, ecco che non mi sono fatto sfuggire Chicken with plums.
L'edizione statunitense dell'opera (originariamente uscito in francese nel 2004) è semplice da leggere e non presenta nemmeno tanti americanismi. La storia è anche, altrettanto semplice. Ambientata nell'Iran del 1958 racconta di Nasser Ali Khan, acclamato suonatore di tar, che cerca di acquistarne uno nuovo che possa soddisfarlo a causa della rottura del suo, dono del suo maestro di musica.
Nella prima parte la Satrapi, con leggerezza e ironia racconta dei due infruttuosi tentativi di Ali Khan di acquistare un buon tar, e dopo il secondo insuccesso (giunto alla fine di un lungo viaggio insieme con il figlio più piccolo), decide semplicemente di lasciarsi morire. La prima parte introduttiva si conclude con il funerale del musicista, il 22 novembre del 1958, con parenti e amici riuniti nel pianto della perdita. A questo punto la cartoonist iraniana si concentra sugli ultimi 8 giorni di vita, scoprendo le carte, esaminando i rapporti tra il musicista con i figli (dei quali poi ci verranno fornite immagini della loro vita), con il fratello, con una moglie che non ha mai veramente amato, ma che ha sposato quasi per dimenticare il suo perduto amore giovanile.
Così tra ricordi del passato, visioni del futuro, leggende, preghiere, incomprensioni e con la visita di Azrael, l'angelo della morte, solo leggendo tutto il libro si scopriranno il legame con la scena iniziale, nella prima pagina, e il motivo per cui Nasser Ali Khan non è più riuscito a suonare alcun altro tar oltre quello distrutto da una moglie frustrata e trascurata.
Ovviamente la Satrapi non ha rinunciato a criticare le consuetudini e le ipocrisie di una società iraniana in lenta trasformazione, costruendo una sorta di leggenda, di favola orientale moderna. La si potrebbe, in questo caso, accostare al geniale scrittore e sceneggiatore di fumetti, Neil Gaiman, anch'egli impegnato a rinnovare il genere favolistico riscoprendo le atmosfere delle storie del passato, ma ambientate nel presente. E la Satrapi non rinuncia nemmeno a un omaggio all'Italia, con una delle sue attrici più note all'estero, la sensuale Sofia Loren, sogno erotico di Ali Khan e della sua generazione.

P.S.: La Sperling ha ristampato l'opera, proprio con la copertina dell'edizione statunitense. Ho scoperto, con grande piacere, di aver pagato questa edizione importata in inglese meno di quella italiana!

giovedì 3 settembre 2009

Le sette meraviglie

More about Le sette prove Passato praticamente sotto silenzio, forse a causa del successo del Codice da Vinci, citato esplicitamente all'interno del romanzo, Le sette prove di Matthew Reilly, scrittore d'avventura australiano, è un romanzo intelligente in cui l'autore, oltre ai ringraziamenti di rito, cita esplicitamente le fonti che lo hanno ispirato(1) e da cui ha tratto le leggende che costruiscono il suo romanzo.
Tre gruppi si danno battaglia per recuperare il vertice d'oro con cristalli all'interno posto anticamente sulla Grande Piramide e separato in sette pezzi distinti da Alessandro Magno e da questi e dai suoi successori nascosti in luoghi misteriosi connessi con le Sette Meraviglie del mondo antico. Tra il gruppo statunitense, guidato dal solito militare megalomane, Judah, dietro cui si nasconde il solito archeologo nazista, Konig, rifugiatosi negli Stati Uniti, e quello europeo guidato da un rappresentante del Vaticano, ecco che in mezzo c'è un gruppo di piccoli stati, guidati dall'Australia, rappresentata nella missione da Jack West. Guidati da West, i piccoli paesi cercheranno di impedire il compimento del rito del potere e di compiere il rito della pace: in ogni caso sulla cima della Grande Piramide un rito dovrà comunque essere celebrato, per evitare che il giorno del Tartarus porti inondazioni mortali sulla superficie della Terra. Nella sfida, però, entrerà anche un pericoloso terrorista, esperto esoterico, di cui si dovrà tenere conto.
Dove sta, comunque, la bellezza e l'intelligenza di un romanzo che, per costruzione, è sulla linea del Pendolo di Foucault piuttosto che del Codice? Ci sono comunque alcune osservazioni sul cattolicesimo, note ormai da anni e tutte basate sulla forma dei riti cattolici, molto simili a riti dell'antichità, a partire dall'antico culto del Sole, il culto di Amun-Ra. In effetti si osserva che da questo culto, alla fin fine, sono nate due organizzazioni, la Chiesa Cattolica e la Massoneria, da sempre in contrasto tra loro, ma che hanno in comune l'eredità di questo antico culto solare. A tutto questo Reilly aggiunge la leggenda sul Vertice Aureo, che sarebbe stato anticamente posto sulla Grande Piramide, oltre alle informazioni sulla Parola di Thoth e al solito pizzico di avventura che non guasta mai, con una serie di missioni, sette, tutte alla Indiana Jones, all'interno di costruzioni difese da tranelli apparentemente impossibili da superare, costruiti dagli Imhotep III e IV.
Un bel libro, interessante, rilassante, divertente, intelligente, ricco d'avventura, decisamente molto più di qualità del Codice: il modo in cui combina leggenda con fatti archeologici è assolutamente plausibile, ma visto che Reilly non ha attaccato la Chiesa né ha avuto la pretesa di vendere il romanzo come contenente brandelli di verità, hanno fatto di un gran bel romanzo un libro poco noto in Italia.
Speriamo che non lo resti a lungo.

(1) A tal proposito, spero di imbattermi prima o poi ne La camera segreta di Robert Bauval, di cui l'autore parla molto bene.

mercoledì 2 settembre 2009

Pensierino della buona notte

Ieri sera, prima di andare a vedere Coliandro, questo pensierino mi passò per la testa:
Voglio tornare a casa...

Niente di sconvolgente, direte: peccato che a casa c'ero già, visto che ancora a Milano non sono tornato...

martedì 1 settembre 2009

L'ostile ospedale

More about L' ostile ospedaleAvevamo lasciato i fratelli Baudelaire in fuga da V.F., il villaggio che li aveva adottati, con l'accusa di omicidio sulle spalle. Il vile villaggio ha rappresentato una tappa estremamente triste e al tempo stesso molto bella nelle sfortunate vicende dei fratelli: la liberazione e la fuga dei trigemini Pantano, infatti, è avvenuta al prezzo dell'infamante accusa di cui sopra, alimentata dalla cattiva stampa rappresentata dal Daily Punctilio, che rappresenta la cattiva stampa della nostra società che, pur se criticata, falsa e mal verificata, continua ad essere seguita e letta come se dicesse la verità.
E la sfida ne L'ostile ospedale, se possibile, si fa ancora più difficile. Non solo il signor Poe in questo caso non si fa vivo nemmeno di fronte a un telegramma inviato dai fratelli da un chioschetto trovato in mezzo al nulla, ma sono anche costretti a nascondersi continuamente a causa della foto sul giornale: non ha, infatti, nessuna importanza che i loro nomi siano sbagliati, ma sono comparsi sul giornale e sono indicati come feroci assassini. L'assurdità della vicenda (visto che sono tutti e tre minori) sta che praticamente ogni adulto non solo li crede assassini, ma puntualmente non crede a una sola parola di quello che dicono.
All'interno dell'ospedale, comunque, dove giungono per puro caso grazie ai Volontari Festosi per i quali allietare i malati li farà guarire senza bisogno delle medicine, i tre fratelli Baudelaire scoprono negli archivi dell'ospedale, dove sono stati assegnati per aiutare Hal l'archivista, l'esistenza di un dossier su di loro e sugli Snicket e, soprattutto, scoprono che forse uno dei loro genitori si è salvato dal terribile incendio che li ha lasciati orfani in balia del Conte Olaf.
Anche in questo caso il malvagio conte li trova, anche se forse per un semplice caso: era arrivato a quell'ospedale proprio per trovare e distruggere il dossier sui Baudelaire, dossier che però è incompleto, mancando molte pagine di una relazione che potrebbe rivelare molti dei particolari che sembra i Pantano hanno scoperto. Così inizia una sfida con gli sgherri di Olaf, che questa volta si nasconde nell'ufficio del Capo delle Risorse Umane dell'Heimlich Hospital, dal quale tramite il complesso sistema di altoparlanti, può mandare ordini e controllare l'intera struttura.
Alla fine i nostri riusciranno ancora una volta a fuggire, andandosi a nascondere nel cofano dell'auto di Olaf: cosa succederà loro nel prossimo sfortunato evento?

Gli infausti precedenti:
1. Un infausto inizio
2. La stanza delle serpi
3. La funesta finestra
4. La sinistra segheria
5. L'atroce accademia
6. L'ascensore ansiogeno
7. Il vile villaggio