L'equazione dei razzi di Ciolkovskij è alla base di tutta l'esplorazione astronautica che dallo Sputnik 1, lanciato il 4 ottobre del 1957 dal cosmodromo di Baikonur, ha portato fino alla Luna. Scoperta indipendentemente da William Moore nel 1813 e da Casimir Erasme Coquillart nel 1873 per scopi militari, deve il nome allo scienziato russo Konstantin Ėduardovič Ciolkovskij, pioniere dell'astronautica, che la applicò per la prima volta a un razzo destinato a viaggiare nello spazio, magari con a bordo un equipaggio. Era il 1903 quando questa equazione fece la sua comparsa su L'esplorazione dello spazio cosmico per mezzo di motori a reazione, il saggio più famoso tra gli scritti di Ciolkovskij. Il punto essenziale del suo lavoro è la trattazione matematicamente rigorosa del problema.
L'equazione, a parole, afferma che, per il principio di conservazione della quantità di moto, è possibile accelerare un corpo in una data direzione, espellendo massa nella direzione opposta.
D'altra parte l'equazione, dal punto di vista matematico, si mostra in questo modo:
\[\Delta v = v_e \ln \frac {m_i}{m_f}\]
dove $\Delta v$ è l'incremento di velocità dovuto alla propulsione; $v_e$ è la velocità equivalente di uscita del propulsore (provando a semplificare un po': la velocità di espulsione del propulsore rispetto al razzo); $m_i$ ed $m_f$ rispettivamente le masse iniziale e finale. Inoltre, mettendo al posto della massa finale, la massa in funzione del tempo, è possibile calcolare la variazione della velocità in ogni istante del volo del razzo.
L'equazione, valida anche per velocità equivalenti non costanti (basta sommare o integrare sui vari valori di $v_e$), deve essere modificata in caso di presenza di forze aereodinamiche (presenti durante l'attraversamento di un'atmosfera) e gravitazionali (ad esempio nel momento del distacco o dell'atterraggio).
A parte queste modifiche, è esattamente l'equazione su cui si basa la progetazione dei razzi a propellente chimico che ci hanno permesso di raggiungere la Luna.
Per il prossimo, grande salto servirà probabilmente qualcosa di più.
Stomachion
lunedì 9 ottobre 2017
domenica 8 ottobre 2017
La morte della dea

I due "gemelli" del romanzo, oltre a costituire una sorta di yin e yang, risultano entrambi avere un ben scarso controllo sulla loro vita e il loro sviluppo intellettivo e culturale. In particolare il gemello oscuro risulta alla fine una bambolina in mano della strega oscura e vendicativa che porta il mondo sull'orlo dell'estinzione definitiva, mentre il gemello luminoso alla fine accetta il suo destino divino e l'opera creatrice che deve portare a termine.
Scritto con stile veloce nonostante l'influenza della meditazione orientale da un buon Darrell Schweitzer, risulta nel complesso un romanzo bello e appassionante.
sabato 7 ottobre 2017
La saga dei Bojeffries
Ispirato da alcuni recenti fumetti comici di genere fantascientifico usciti per Editoriale Cosmo, recupero la recensione di questo bel volume uscito per la Bao l'anno scorso
I Bojeffries sono una famiglia particolare: un padre che di notte va sui tetti a pesca di pipistrelli insieme con il figlio, mentre la figlia tanto disinibita quanto brutta che odia il mondo intero iniziando proprio dalla sua famiglia prova periodicamente a perdere la verginità; un vampiro e un licantropo per zii; un neonato radioattivo e un nonno che appartiene alla schiatta delle divinità extramondane ideate da Howard Philips Lovecraft.
Così in uno dei suoi primi fumetti, ritroviamo uno dei numi tutelari della poetica e della narrativa di Alan Moore, declinato con un gusto molto vicino a quello dei Monty Python, noto gruppo di comici surreali britannici. L'idea sembra quella di realizzare una famiglia alla Addams nella periferia britannica, in particolare quella di Northampton, cittadina natale dello sceneggiatore: Moore così ironizza sulla società inglese degli anni '80 del XX secolo (la serie esordì nel 1983 sull'antologico Warrior). Emerge il quadro di una società povera (non solo economicamente), che sopravvive tra piccole risse, razzismo strisciante e cliché sul sesso.
Steve Parkhouse, con il suo tratto dettagliato, riesce a seguire ottimamente le invenzioni di Moore, rappresentando al meglio la scena iniziale, uno zoom che dallo spazio porta fino ai tetti di Northampton, o nella capacità di passare da vignette praticamente spoglie ad altre straripanti dettagli. In questa serie di avventure Moore inizia poi a sperimentare, come in Vacanze estive, un vero e proprio racconto illustrato, o in Canto delle terrazze, che è uno dei fumetti-canzoni scritti dal fumettista, sulla stessa linea di The march of the sinister ducks o The old gangsters never die.
La saga dei Bojeffries
Alan Moore, Steve Parkhouse
Traduzione di Michele Foschini
brossurato, bianco e nero, 96 pagine
Bao Publishing, 2016, 14,00

Così in uno dei suoi primi fumetti, ritroviamo uno dei numi tutelari della poetica e della narrativa di Alan Moore, declinato con un gusto molto vicino a quello dei Monty Python, noto gruppo di comici surreali britannici. L'idea sembra quella di realizzare una famiglia alla Addams nella periferia britannica, in particolare quella di Northampton, cittadina natale dello sceneggiatore: Moore così ironizza sulla società inglese degli anni '80 del XX secolo (la serie esordì nel 1983 sull'antologico Warrior). Emerge il quadro di una società povera (non solo economicamente), che sopravvive tra piccole risse, razzismo strisciante e cliché sul sesso.
Steve Parkhouse, con il suo tratto dettagliato, riesce a seguire ottimamente le invenzioni di Moore, rappresentando al meglio la scena iniziale, uno zoom che dallo spazio porta fino ai tetti di Northampton, o nella capacità di passare da vignette praticamente spoglie ad altre straripanti dettagli. In questa serie di avventure Moore inizia poi a sperimentare, come in Vacanze estive, un vero e proprio racconto illustrato, o in Canto delle terrazze, che è uno dei fumetti-canzoni scritti dal fumettista, sulla stessa linea di The march of the sinister ducks o The old gangsters never die.
La saga dei Bojeffries
Alan Moore, Steve Parkhouse
Traduzione di Michele Foschini
brossurato, bianco e nero, 96 pagine
Bao Publishing, 2016, 14,00
Un'emozione estremamente grande
Mentre cercavo su YouTube i canali degli Osservatori Astronomici dell'INAF (almeno quelli che ce l'hanno: l'obiettivo è quelo di trovare un po' di materiale per i video della settimana su Edu INAF), mi viene in mente di voler trovare a tutti i costi un video particolare. Partiamo dall'inizio, anzi da una settimana fa: durante il Meet Me Tonight di quest'anno era presente, sia al Museo della Scienza e della Tecnica, sia al Museo di Storia Naturale Roberto Tamai dell'ESO (European Southern Observatory) per presentare l'Extremely Large Telescope, o ELT per gli amici! A un certo punto Tamai tira fuori dal cilindro un video così bello da essere emozionante:
Emozionati? Lo spero proprio, anche perché la sensazione è che con l'ELT l'ESO stia "giocando" (mi scuso per il termine vista l'importanza dell'operazione) esattamente come il CERN ha fatto con LHC.
Emozionati? Lo spero proprio, anche perché la sensazione è che con l'ELT l'ESO stia "giocando" (mi scuso per il termine vista l'importanza dell'operazione) esattamente come il CERN ha fatto con LHC.
martedì 3 ottobre 2017
La notte eterna del coniglio

Alla fine gli elementi interessanti del poderoso ma veloce tomo sono molti, iniziando dalla trama: quattro gruppi di sopravvissuti a una catastrofe nucleare sono in collegamento tra loro attraverso quattro rifugi antinucleari. Alcune incomprensioni con la ditta costruttrice limitano le possibilità di connessione ed è su questo che si giocano le possibilità dell'autore nella costruzione della tensione, altrimenti impossibili considerando le capacità tecnologiche di questo genere di software già all'inizio del XXI secolo.
Gardumi, attraverso una narrazione per lo più in prima persona, costruisce un romanzo di grande tensione, che lascia un po' sullo sfondo gli elementi di fantapolitica (in parte lucidi nella capacità previsionistica dell'autore, per quanto abbia sbagliato, pur se di poco, la minaccia asiatica), che diventano semplicemente la causa che spinge una decina di persone sottoterra.
Ne esce un romanzo psicologico, filosofico, claustrofobico, in molti punti splatter, incredibilmente raro nella letteratura italiana (almeno quella di inizio secolo), indubbiamente influenzato dai reality show e forse un po' anche dal Blair Witch Project: una vera piccola sorpresa che mi spiace di aver snobbato per così tanto tempo.
lunedì 2 ottobre 2017
Il moto orario del Merz-Repsold
Come ho scritto questa mattina su Edu INAF, il telescopio Merz-Repsold, utilizzado da Giovanni Schiaparelli per osservare Marte, è stato restaurato, ricostruito e ora è in mostra preso il Museo della Scienza e della Tecnica "Leonardo da Vinci" a Milano. Una delle parti più complicate in questo complesso progetto è stata lo spostamento dei vari pezzi del telescopio. Prima di iniziare lo spostamento effettivo, sono stato presente in uno dei tanti sopralluoghi che dall'Osservatorio abbiamo fatto alla sede dell'associazione A.R.A.S.S. per renderci conto della situazione e soprattutto per consentire a Laura Barbalini di capire come sistemarsi per le riprese. Durante quel sopralluogo ho girato il breve video che segue sul moto orario del telescopio:
domenica 1 ottobre 2017
Fare ricerca in Italia

Normale. Vorrei un lavoro normale. Spegnere il cervello otto ore al giorno. Niente resbonsabilità, niente carriera... Niente.Rocco, protagonista del volume, è un alter ego non solo dell'autore, Vito Antonio Baldassarro, in arte Duckbill, ma praticamente di qualunque ricercatore precario in Italia.
Fare ricerca nel nostro paese è difficile, non tanto per le difficoltà intrinseche dell'attività, quanto per le difficoltà, in varia importanza, nel reperire fondi, nell'interfacciarsi con i propri capi e con le istituzioni (in quest'ultimo caso scontrandosi spesso con la burocrazia), nel riuscire a ottenere quel minimo di autonomia che non spenga la passione non tanto verso la scienza (nello specifico di Duckbill) quanto verso il proprio lavoro.
In effetti, detta così, la vita del ricercatore precario, pagato quando va bene, sembra una bolgia infernale, e tale diventa il viaggio di Rocco a partire dal capitolo 3: un viaggio mistico in una sorta di inferno dantesco guidato da Calusia che porterà il lettore a conoscere, in maniera sempre e comunque ironica, alcuni dei punti dolenti dell'università italiana.
Emblematica sia della struttura della nostra università sia dell'atmosfera del volume è la scala sociale universitaria (a pagina 77).
Altrettanto forte è l'immagine che rappresenta l'università come una città costruita su una roccia sostenuta da una colonna sottilissima di precari: è questo che rappresenta in maniera esplicita e drammatica il senso della nostra accademia e della condizione di moltissimi ricercatori (che però non hanno legalmente questo status). I precari si rendono perfettamente conto che venendo meno il loro impegno l'intera struttura crollerebbe in pochissimo tempo, ma vi posso assicurare è molto difficile spostarsi, mancando spesso lo spirito, il coraggio e le possibilità di sopravvivere in maniera differente.
Dottor assegnista ricercatore precario. All'occorrenza autista per convegni, segretario, portaborse, tuttofare
Duckbill
144 pagine, bianco e nero, brossurato
Beccogiallo, 2015
sabato 30 settembre 2017
Ciao ciao settembre
E così settembre è arrivato alla fine. E questo mese non ho scritto e pubblicato nulla... A parte queste righe, in effetti. Il che fa 1, rendendo l'affermazione iniziale falsa!
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