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mercoledì 25 ottobre 2023

La scienza con i supereroi a Lucca Comics&Science 2023

E finalmente vi svelo uno dei motivi dei ritardi e degli scarsi contenuti prodotti in questi ultimi tempi: torno a Lucca Comics&Science! Nel video che segue vi do qualche anticipazione su Justice in space, la conferenza che porterò come relatore e che rientra all'interno del cappello de La scienza con i supereroi. Presto maggiori dettagli su EduINAF con il programma completo dell'INAF a Lucca Comics&Games.

venerdì 22 novembre 2013

Estratti da un viaggio cosmico

Mentre sono in procinto di partire, ecco che vi propongo degli estratti dal resoconto dell'ultima giornata di Lucca Comics & Science dedicata nel pomeriggio all'incontro con Amedeo e Rossano Piccioni, gli autori di Cosmicomic. Il resoconto è sottomesso per l'approvazione alla pubblicazione su LSB e così, nel frattempo, ho pensato bene di proporvi, in anteprima, un pezzo dell'inizio e della fine:
L'ultimo giorno di Comics&Science 2013 non è stato dedicato solo a Leo Ortolani e alla sua interrogazione degli scienziati, ma anche a un progetto particolare, soprattutto se rapportato con l'editore che lo ha proposto, la casa editrice torinese di libri scientifici Codice. Il libro in questione è Cosmicomic, un romanzo a fumetti di Amedeo Balbi, che ho rivisto con piacere dopo 4 anni, e Rossano Piccioni, dedicato, come recita il sottotitolo, agli uomini che scoprirono il Big Bang.
(...)
C'è stato anche spazio per domande dal pubblico, e qui mi sono inserito prima chiedendo a Rossano quali spunti ha utilizzato per la rappresentazione della relatività spiegata da Einstein al giornalista che era andato a intervistarlo.
Ho seguito le indicazioni dello sceneggiatore, perché questa mi sembra una forma di rispetto nei confronti del suo lavoro a differenza di altri che stravolgono le sceneggiature.
In effetti fa notare Amedeo quelle doppie splash page sono state particolarmente elaborate in particolare la seconda che doveva rendere il famoso esperimento mentale dell'ascensore in caduta libera (in questo caso di una stanza). In particolare, Rossano ha trovato divertente disegnare la prima delle due, quella con gli oggetti in volo.
Alla fine del'incontro alla Ubik provo a fare il bravo intervistatore e così faccio un paio di domande ad Amedeo, con il quale avevamo scambiato qualche parola poco prima dell'incontro con Leo Ortolani. Una delle prime curiosità riguarda il titolo, Cosmicomic: in effetti l'idea era quella di proporre qualcosa tipo il già citato Logicomix (si era pensato, infatti, anche a Cosmicomix) e solo incidentalmente c'è anche il leggerissimo riferimento alle Cosmicomiche di Calvino, citate da Plazzi, tra l'altro, nel corso degli incontri.
Tra l'altro, a domanda diretta, Amedeo conferma che il libro è stato proposto da lui all'editore ((devo ammettere che in quel momento la mia stima per Amedeo è cresciuta a un livello inimmaginabile: certo c'è da considerare che aveva già scritto per Codice e quindi c'era una certa fiducia reciproca, ma non è da tutti riuscire a convincere un editore di saggi a buttarsi, anche se in maniera estemporanea, sui fumetti)) che, per nostra fortuna, l'ha accettato.
La questione forse più interessante, anche per i lettori di LSB, è capire quali sono state le difficoltà tecniche che un esordiente ha dovuto affrontare:
Prima di tutto le difficoltà intrinseche nel "rendere la materia", e poi "la resa di alcune scene in particolare dove ci sono due o tre personaggi che semplicemente parlano". In questo caso "il problema è far fare qualcosa ai personaggi, senza renderli eccessivamente statici" un po' come a teatro dove si cercano delle azioni da compiere sul palco. In casi come questo "è stato bravo Rossano" (che è stato selezionato da una rosa di vari disegnatori) a sistemare gli oggetti nello spazio, ad esempio, nella spiegazione della curvatura.
Una delle scene migliori, e in questo Piccioni e Balbi sembrano concordare, è, poi, quando Humasson interagisce con un personaggio completamente inventato, che permetteva di "rappresentare il personaggio reale per quello che era: "alla mano"."

giovedì 7 novembre 2013

Cedric Villani: tra manga e matematica

Cedric Villani è uno dei matematici più famosi e importanti del panorama mondiale. Ha infatti vinto la Medaglia Fields nel 2010, il più alto riconoscimento matematico mondiale(1) e ha all'attivo decine di collaborazioni internazionali, alcune anche con matematici italiani, come ad esempio Emanuele Caglioti.
Parte della sua fama presso il grande pubblico è dovuta al riconoscimento ricevuto nel 2010, parte al suo bizzarro modo di vestire, quasi una sorta di cosplayer di uno dei simboli per eccellenza dell'eccentricità e della rottura delle convenzioni: Oscar Wilde.
Villani, però, è stato anche bravo a sfruttare la fama acquisita(2) per raccontare la matematica in ogni occasione concessagli.
E proprio sulla divulgazione matematica si concentra l'incontro di venerdì 1 novembre alle 12:30 a Lucca Comics presso il Palazzo Ducale, che si è letteralmente trasformato in un bagno di folla per il matematico che subito dopo di fronte al palazzo ha iniziato a firmare autografi come una qualunque delle star del fumetto presenti in quei giorni nella cittadina toscana.
Villani arriva leggermente in ritardo: personaggio eccentrico ed entusiasta ha fatto un giro per Lucca, in particolare presso il Japan Palace: è infatti un conoscitore e un amante di manga, che reputa una lettura molto aderente alla realtà con personaggi, vivi, ricchi di emozioni e valori morali e che in genere invecchiano nel corso della storia. In questo senso il suo punto di riferimento è Osamu Tezuka (di cui cita La storia dei tre Adolf come una delle sue preferite), su cui, insieme al manga in particolare e al fumetto in generale, si concentra la seconda metà dell'incontro delle 12:30, una vera e propria piccola conferenza sul fumetto.
Villani, dunque, spazia dalle responsabilità dei matematici nella divulgazione della loro disciplina ai modi in cui questa può essere correttamente raccontata all'interno della narrativa e del fumetto in particolare: fondamentale, dice Villani, è saper costruire una storia in grado di appassionare il lettore. Tutto ruota infatti sulle possibilità di accattivarlo e coinvolgerlo nella storia lanciandogli le giuste impressioni e sensazioni sulla matematica e soprattutto sui matematici. Come infatti sarà evidente nella presentazione pomeridiana presso la Ubik de Il teorema vivente, il primo libri divulgativo di Cedric Villani edito in Italia dalla Rizzoli, l'idea fondamentale è quella di raccontare innanzitutto i matematici.
Il progetto nasce quasi per caso: è infatti l'editore che, saputo chi è e quale sia il suo mestiere, gli chiede di scrivere un libro per la sua casa editrice. Villani, quindi, al primo incontro per discutere del progetto, gli propone qualcosa sull'entropia:
Sono un'autorità riconosciuta nel campo
Il tipo però è interessato a tutt'altro: raccontare i matematici. Alla fine l'idea convince Villani che scrive così un bel libro strutturato come la storia della dimostrazione che gli ha valso la Medaglia Fields intervallata dalle storie dei matematici i cui lavori soni stati in qualche modo fondamentali per quello che si può a buon diritto chiamare come il teorema di Villani e Mouhot, il suo collaboratore per l'occasione.
E' un vero e proprio cambio di paradigma, quello di Villani, che in qualche modo segue la linea tracciata dai successi internazionali di Singh (ad esempio con A beautiful mind) o di Livio (con L'equazione impossibile). Grazie al racconto dei matematici, che in questo modo possono essere visti più da vicino dal lettore, Villani si può permettere di inserire anche gli aspetti più tecnici della matematica che se al lettore esperto trasmettono le informazioni necessarie per apprezzare al meglio il risultato raggiunto, al neofita (se non si lascia spaventare, e per certi versi distrarre dal simbolismo matematico) lasciano comunque la sensazione di una disciplina ricca e difficile ma comunque soddisfacente e appassionante oltre che comunque profondamente ancorata alla realtà.

venerdì 1 novembre 2013

In giro per Lucca 2013: tra scienza e fumetti

In questo momento dovrei essere in giro per Lucca Comics (o forse a fare la fila per il biglietto alla biglietteria: l'accredito stampa non è andato a buon fine...), e tra oggi e domani andrò a vedere (se non mi perdo per le stradine del borgo medioevale) gli incontri di Lucca Comics&Science 2013 organizzati da Roberto e Andrea. Questo il programma:
Venerdì 1 novembre
Incontro con Cédric Villani - ore 12.30 – Palazzo Ducale Uno dei massimi matematici viventi, vincitore della Medaglia Fields 2010, incontra il pubblico di Lucca Comics & Science e spiega perché fumetti e anime fanno parte della sua formazione. Partecipa Roberto Natalini (CNR – Roma), modera Andrea Gentile (Wired).

Presentazione de Il Teorema Vivente di Cédric Villani (Rizzoli, 2013) - ore 17.00 – Libreria Ubik (via Fillungo 137/139)
Con l’autore dialogherà Emanuele Caglioti (matematico, Università La Sapienza – Roma), conduce Stefano Pisani (giornalista scientifico, redazione Maddmaths!).
Sabato 2 novembre
“Perché l’ho fatto? Scopriamolo insieme” - ore 12.15 - Palazzo Ducale
Leo Ortolani dialoga con uomini di scienza e presenta Misterius – Speciale Scienza, la sua ultima fatica in collaborazione con lo IAC – CNR (Istituto per la Applicazioni del Calcolo “Mauro Picone”, Roma). Seguirà incontro con i lettori e seduta di autografi presso il Lucca Comics Official Stand. Partecipano Roberto Natalini (matematico – CNR, Roma), Amedeo Balbi (astrofisico – Università Tor Vergata, Roma), Ettore Perozzi ( astronomo – INAF), Ruggero Casacchia (geologo – CNR, Roma), Stefano Pisani (giornalista scientifico, redazione Maddmaths!) e Andrea Plazzi (Lucca Comics).

Un po’ di science (e comics a valanga) - ore 15.30 – Spazio Showcase
Incontro con Amedeo Balbi e Rossano Piccioni (Cosmicomic), Alessandro Lise e Alberto Talami (Le straordinarie avventure di Evariste Galois) e Sergio Ponchione, Paolo Valietti, Paolo Ubiali (Comics for Engineers). Presentano Roberto Natalini (CNR – Roma) e Andrea Plazzi (Lucca Comics).

sabato 19 ottobre 2013

Paura della matematica

+Roberto Natalini mi ha inviato in anteprima una intervista che ha fatto a Leonardo Ortolani, insieme con alcune immagini tratte da un fumetto matematico dell'autore di Rat-Man. Il fumetto, insieme all'intervista e ad altri redazionali, sarà pubblicato in un albo speciale edito dal CNR che sarà in vendita a Lucca Comics e on-line. L'anteprima e alcuni estratti dall'intervista si trovano su LSB. Qui pubblico invece un altro estratto, legato alla paura della matematica. In grassetto la domanda di Roberto.

Anche se in modo abbastanza velato, fai capire chiaramente che secondo te la maggior parte delle persone odiano la matematica e ne hanno paura. Ne sei certo? Perché mai dovrebbero?
Cosa posso rispondere a un matematico? Posso fidarmi? E se poi mi dai quattro? Anni e anni di campo di concentramento scientifico non possono essere cancellati così. Come se fossero scritti sulla lavagna. Noi della sezione E, oltretutto, siamo stati terrorizzati dal primo robot vivente. Controllava ogni nostra parola, durante l'interrogazione e se ne usavamo una diversa eravamo finiti. Un giorno, un mio amico il cui padre era professore universitario di fisica, risolse un problema matematico con un approccio diverso, suggeritogli dal padre. Un approccio che il robot non ci aveva insegnato. E questo lo mise in difficoltà. E ai robot non piace essere messi in difficoltà. Un giorno, consegnandomi un compito in classe mi disse: "Ortolani, con questi errori mi meraviglia che tu sia ancora a piede libero".
Era un personaggio.
Il Darth Vader della matematica.
Compagne di classe che piangevano alla lavagna. E il robot le apostrofava senza pietà: "Signorina, se piange per una cosa così, cosa farà quando le morirà qualcuno?" Questa era la matematica, per noi. La paura. E nelle altre classi non andava meglio. L'unica volta che ho amato la matematica è stato alle medie. Perché la mente riusciva a trovare il modo di risolvere le cose. Mi divertiva. Ma dalla terza liceo in poi... dagli studi di funzione in poi... nulla ha avuto più senso.
Solo una volta, studiando le funzioni nello spazio, arrivai per un attimo a una sorta di illuminazione. Capii la soluzione di un problema... era bellissimo, come se mi fossi trascinato oltre un muro e riuscissi a vedere quello che mi nascondeva. Poi, quando ho cercato di spiegarlo ai miei amici, sono scivolato di nuovo giù dal muro, nella fossa dell’ignoranza.

domenica 4 novembre 2012

Lucca Comics & Science 2012: un resoconto

Dopo aver abbozzato la recensione di Enigma (non so ancora se è da considerarsi una versione definitiva), mi sembra giusto, ora che si sono sedimentate un po' le idee e che sono abbastanza lontano dalla giornata d'esordio, quella dell'1 novembre, provare a raccoglierle per raccontare le sensazioni di questa prima edizione.
Il simbolo, che spero abbiate imparato ad amare e apprezzare, non è altro che l'Einstein di Tuono Pettinato e ha in un certo senso fatto da nume tutelare per questo esordio, che a conti fatti è stato più una sorta di numero zero che non di numero uno. Infatti, nonostante Lucca Comics sia stata in pratica l'unica istituzione a concedere uno spazio alla scienza nei fumetti, gli incontri organizzati sono sembrati appena sufficienti per mostrare le potenzialità dell'evento, una creatura, ricordo, di Andrea Plazzi e Roberto Natalini.
Iniziamo, però, con una sorta di diario di viaggio: partito in mattinata (intorno alle 7:15) con Italo, il viaggio prosegue tranquillo fino a Firenze e poi da qui, su un regionale, fino a Lucca: per mia fortuna ho avuto la bella idea di salire su quest'ultimo treno con una decina e più di minuti di anticipo sulla partenza, altrimenti avrei rischiato di fare tutto il tragitto (circa 1h 30') in piedi! Il treno, infatti, nonostante il giorno di festa che poteva suggerire altre mete, si è progressivamente riempito fino all'arrivo nella splendida cittadina toscana. Lucca, infatti, è stupenda, o almeno stupendo è il suo centro storico, ed è stato dal mio punto di vista un vero peccato non essere riuscito a rimanere per un altro giorno ancora.
Visto l'arrivo del treno ad appena mezz'ora dall'inizio della conferenza, Andrea ha pensato bene di mandarmi una guida, Mattia Di Bernardo, che mi ha condotto verso la nostra meta, il Palazzo Ducale, attraverso la via più breve, permettendomi di arrivare, alla fine, giusto un minutino prima di Andrea e di Roberto.
Una volta arrivato anche il direttore di Lucca Comics, Giovanni Russo (che tra l'altro è un chimico teorico), ecco i preparativi e poi, puntualmente alle 12:00 inizia l'incontro inaugurale di Lucca Comics & Science 2012!
Il primo incontro delle 12:00 è abbastanza di presentazione: dopo un giro di pareri sul come e sul perché nasce questa iniziativa (nel dettaglio, indirettamente grazie al sottoscritto che ha fatto partecipare Andrea a un suo carnevale - come ricorda Ortolani, Plazzi è un matematico - e questo ha suggerito a Roberto prima di intervistare Andrea e poi di proporgli l'iniziativa).
Il mio intervento si è basato essenzialmente su Scienza, insegnamento e fumetti, cercando di raccontare come i fumetti possano essere utilizzati per raccontare la scienza anche in presenza di errori da parte dei cartoonist. Ovviamente ho utilizzato l'esempio presente nello stesso post, ovvero la storia Zio Paperone e il deposito sotterraneo, e lì, come ha detto dopo l'incontro Mattia, mi è partita la giugulare. L'idea dell'intervento era dunque quella di mostrare come i fumetti possano essere utilizzati proficuamente per raccontare la scienza, anche meglio di un libro divulgativo scritto da un Premio Nobel, concludevo.
Su questo mio accenno Andrea, che si è dimostrato un abilissimo moderatore, ha introdotto l'ospite illustre che sarà a Lucca Comics & Science 2013 (già: ci sarà una seconda edizione!), ovvero Cédric Villani, il matematico francese un po' dandy nel look (si autodefinisce la Lady Gaga della matematica) vincitore, nel 2010, della Medaglia Fields, il massimo premio cui un matematico può ambire, quasi l'equivalente del Premio Nobel.
Villani, che Roberto conosce personalmente, oltre ad essere un vero e proprio personaggio e un matematico di grandissimo valore (lavora sulle equazioni di Boltzman), è anche un appassionato di fumetti, in particolare di manga e quindi l'anno prossimo ci sarà sicuramente da divertirsi!

sabato 3 novembre 2012

L'enigma della vita di Turing

Francesca Riccioni è laureata in fisica e ha pensato bene di partecipare al Master in Comunicazione della Scienza della Sissa. Durante quel periodo, prima della pubblicazione della sua testi di master, Comunicare la simulazione numerica, ha anche al suo attivo un breve articolo sul Journal of Science Communication, History, science and society. Research on science in Italy in the modern and contemporary world. La vedete in questa foto scattata da una persona nel pubblico, al lato destro della foto (mentre in prima fila vedete di spalle Tuono Pettinato, in arte Andrea Paggiaro, o forse è l'inverso...)
E' anche, nel caso non lo sapeste, la scrittrice di Enigma. La strana vita di Alan Turing, romanzo a fumetti uscito nei giorni di Lucca Comics 2012 per la Rizzoli/Lizard, e ho avuto modo di fare con lei e un po' anche con Andrea un paio di chiacchiere così, senza approfondire nulla di più sul volume, trovandoli entrambi simpatici e disponibili. Ovviamente la mia copia del volume è firmata dal tonante con un bel Turing sognante disegnato nella prima pagina, giusto poco sopra il bollino della SIAE. Con Francesca invece abbiamo scambiato un paio di parole soprattutto il giorno dopo, quando in una pausa (per lei) dalle sessioni di firme e presenza nello stand della Rizzoli, l'ho incontrata all'esterno del tendone dentro cui mi stavo infilando insieme con Frieda (proprio quella di Wikipedia!) e lì ci siamo confrontati un po' e sono rimasto con questa sensazione: in fondo i fisici, fino a che non vengono coinvolti dai pensieri gerarchici della vita accademica, pensano alla scienza più o meno allo stesso modo. E questo perché ci sono alcuni dettagli nella storia di Riccioni e Pettinato che mi hanno particolarmente colpito.
Sappiamo tutti che Turing si è interessato alle più disparate curiosità scientifica, come già rilevato da David Leavitt ne L'uomo che sapeva troppo (libro che secondo me ha fatto da traccia principale a tutto il romanzo: chiederò appena possibile per conferma), ed è dunque molto difficile concentrarsi su alcuni punti cardine della vita di Alan, in particolare quelli dedicati alla ricerca, però ne esistono in particolare tre che probabilmente lo identificano in maniera completa: i numeri computabili da cui si giunge alla definizione della macchina di Turing e in una evoluzione successiva alla definizione di intelligenza artificiale; la sfida contro la macchina cifrante nazista Enigma; lo studio sull'origine dei pattern bilogici. Francesca, molto abilmente e seguendo esattamente la cronologia biografica di Turing, è riuscita a dare fluidità a questi punti cardine, che poi sono gli stessi che guarda un po' il caso ho esplorato nella mia biografia di Turing, aggiungendo però anche due forti immagini, una delle quali già presente anche nel già linkato Ritratto.
Tutto comincia da un mattoncino.
Il mattoncino incontra altri mattoncini e assieme si combinano uno accanto all'altro.
E formano le cose.
L'immagine dei mattoncini è abbastanza tipica per una visione moderna della programmazione. Ad esempio possiamo immaginare un qualsiasi framework come una collezione di mattoncini da utilizzare, mettere insieme in collegamento (più o meno diretto) per costruire oggetti più gradi che o possono fare cose o combinarsi a loro volta per costruire oggetti ancora più grandi e così via. Questa immagine, che in un certo senso semplifica il concetto di programmazione a oggetti (in effetti sto pensando a un'altro paio di immagini che potrebbero rendere il quadro ancora più completo e preciso), è importante per comprendere il modo di pensare di Turing tanto quanto la prima scena di vita reale che viene mostrata dai due autori, che segue subito dopo alle fantastiche elucubrazioni del grandissimo matematico inglese: una partita di hockey su prato. Questa partita riprende e spiega l'illustrazione della madre di Turing intitolata L'hockey, ovvero Guardar crescere le margherite (fonte immagine)

giovedì 1 novembre 2012

Gli uomini nucleari

Un ultimo contributo per la discussione di Lucca Comics & Science 2012 dedicato in particolare al bosone di Higgs e alla meccanica quantistica.
Nel mondo del fumetto l'uomo nucleare per eccellenza è il Dottor Manhattan, ideato da Alan Moore per il suo Watchmen, che più che un uomo nucleare lo definirei un entangledman o qualcosa del genere, ma ci torneremo perché in realtà vorrei iniziare questa breve rassegna con il personaggio che ufficialmente ha ispirato il dottore in blu di Moore, Capitan Atom.
Il personaggio originale, ideato da Joe Gill e Steve Ditko per la Charlton Comics, fa il suo esordio su Space Adventures #33 del marzo 1960 (la serie è in pubblico dominio, e quindi legalmente e gratuitamente scaricabile, per esempio dal Comic Book Plus) e continuerà le sue avventure in maniera più o meno regolare fino all'acquisizione da parte della DC Comics del catalogo dei personaggi Charlton, quando subito dopo Crisi sulle Terre Infinite l'editore newyorkese non decide di cambiare l'identità dietro la maschera al patriottico eroe. Il primo Capitan Atom, infatti, è Allen Adam, una sorta di superuomo della scienza che lavora per l'esercito statunitense con il grado di capitano: è accreditato di non so quante conoscenze nel campo della chimica, della fisica, della biologia, oltre ad essere anche un abile ingegnere visto che nella storia di esordio sta proprio facendo il così detto lavoro sporco per un esperimento spaziale:
Il capitano Adam, però, resta intrappolato nel missile di lancio, che ha una testata atomica, e così finirà vaporizzato nello spazio profondo:
per poi ritornare alla sua stazione militare dopo appena... tre minuti!
Il nostro eroe, fedele alla patria come mai si sono dimostrati il Dottor Manhattan o l'attuale Capitan Atom, in una dimostrazione offerta agli alti papaveri dell'esercito e della nazione mostra i suoi incredibili poteri, che vanno da un leggero controllo sulla materia (è in grado di far scomparire i propri vestiti, nonostante il costume argenteo schermante) alla capacità di volare ad altissime velocità (20000 miglia all'ora) grazie a una sorta di propulsione nucleare. Nell'avventura successiva, poi, mostra un più attento controllo sulla materia quando attraverserà le pareti di una astronave russa persa nello spazio per salvare l'astronauta del nemico (mostrando così che gli Stati Uniti sono meglio) o quando si renderà invisibile mentre riporta in Russia il razzo.
Sin da qui è evidente come il personaggio di Gill e Ditko sia fortemente connotato da due dei principali aspetti di quell'epoca: da una parte un forte nazionalismo, dovuto alla situazione di tensione per via della guerra fredda, dall'altro una grande attenzione a quella che al tempo veniva chiamata come era nucleare, dove l'energia estratta dagli atomi e/o dai nuclei (in fondo facevano un po' di confusione) era vista in maniera positiva, come la possibilità per l'umanità di entrare in un'era di progresso inarrestabile e veloce, come la prima possibilità di avvicinarsi realmente ai mondi fantastici e avveniristici descritti dagli scrittori di fantascienza.
Gli avversari (commerciali) principali di Capitan Atom, però, erano soprattutto il Doctor Solar della Gold Key, Nukla della Dell e il secondo Atom, ovvero il fisico Ray Palmer, della DC Comics. Quest'ultimo, in effetti, aveva ben poco a che spartire con i suoi avversari, visto che doveva il nome alla sua capacità di ridursi alle dimensioni atomiche, mentre Doctor Solar e Nukla erano dei personaggi decisamente molto più simili al Capitan Atom della Charlton, anche se dei tre quello che qualitativamente aveva un passo migliore anche dal punto di vista scientifico era decisamente il Doctor Solar.

Lucca Comics & Science 2012: si inizia!

Si spera che questa sia solo la prima di molte edizioni di una delle iniziative per me più interessanti nel panorama di Lucca Comics, visto che unisce la mia passione per i fumetti con quella, già un po' più professionale, per la scienza.
Come spero ormai saprete l'idea nasce da Andrea Plazzi e Roberto Natalini, il primo un matematico che ha iniziato a lavorare nel mondo del fumetto, il secondo un matematico che fa il... matematico!
Per quel che riguarda quello che vorrei fossero i miei interventi, posso già indicarvi i contributi già pubblicati su queste pagine: per l'intervento delle 12:00 pensavo di partire da Scienza, insegnamento e fumetti per poi passare a La scienza elettrica del Capitan Swing.
Nell'intervento del pomeriggio, quello delle 14:00, ho scritto un lungo articolo che verrà pubblicato pochi minuti prima (seguite anche l'etichetta lucca comics and science) sulla meccanica quantistica, la fisica nucleare e il bosone di Higgs, ovviamente utilizzando alcuni famosi personaggi dei supereroi (se siete fumettomaniaci, dovreste riuscire a immaginare chi).
Per chi vuole seguire aggiornamenti via twitter, c'è l'hashtag #luccacomicsscience2012.
Detto questo: buone letture e buon divertimento con la scienza e i fumetti!

mercoledì 31 ottobre 2012

Scienza, insegnamento e fumetti

Un altro post dedicato ai fumetti e alla scienza, sempre in preparazione di Lucca Comics & Science 2012
Nel 2002 F. Javier Perales-Palacios e José M. Vílchez-González hanno studiato l'impatto dei fumetti e dell'animazione nello studio della fisica. Sono giunti alle seguenti conclusioni:
  1. L'insegnamento della fisica con i cartoni animati costituisce un chiaro incentivo per l'attegiamento degli studenti nei confronti della disciplina.(1)
  2. Le idee sbagliate degli studenti sulla fisica sono fino a un certo punto dovute ai cartoni. E' anche possibile che i cartoni hanno rinforzato questi errori fin da tenera età.(1)
  3. L'uso della TV in classe per presentare immagini reali (ad esempio il comportamento di corpi in orbita intorno alla Terra, i movimenti dei passeggeri in un bus, e altro ancora) e il confronto tra realtà e finzione facilita il cambio concettuale.(1)
  4. Questo genere di strategia può avvicinare l'insegnamento della fisica più vicino alla comunicazione dei media che maggiormente interessano agli studenti, e quindi riduce la barriera tra la scienza a scuola e le conoscenze quotidiane.(1)
  5. L'immagine della scienza e degli scienziati presentata nei cartoni era tipica e anche gli studenti che hanno partecipato all'esperimento hanno mantenuto questa immagine stereotipata.(1)
  6. C'era una grande diversità nei risultati tra gli individui e i gruppi. (...) Il gruppo di studenti chiaramente sorpassava gli insegnanti per il numero di fenomeni identificati.(1)
In particolare i punti 2. (la fisica errata nei cartoni animati) e 5. (gli stereotipi riguardo scienza e scienziati) sono approfonditi in un articolo recente degli stessi autori:
Siamo stati in grado di accertare che i cartoni animati distorcono l'immagine della scienza e del suo ambiente. Molto spesso è presentata come qualcosa di distante e lontana dalla vita di tutti i giorni, nascondendo così i suoi obiettivi di base (spiegare il mondo che ci circonda), utilizzando voci senza senso che fanno uso di termini strani (spesso errati) o espressioni matematiche enormi e senza senso. Ciò accade con coloro che sono familiari con la materia (rafforzando in tal modo l'immagine elitaria della scienza), e alcune volte anche presentando alcune delle idee preconcette che la bibliografia riconosce come caratteristiche degli adolescenti. Anche i fumetti forniscono un'immagine distorta di queste questioni, simile a quella che è presentata nei cartoni 'se questi fossero silenziosi'.(2)
I due ricercatori sono preoccupati riguardo l'influenza di questi due media, ma penso che hanno scordato (leggi per esempio il punto 1. dell'articolo del 2002) il ruolo chiave degli insegnanti nell'educazione dei ragazzi. I fumetti, infatti, possono diventare una grande opportunità per introdurre in un modo molto semplice la fisica in classe:
(...) gli educatori non dovrebbero sottostimare gli interessi dei discepoli. Questi interessi possono lavorare per noi in due modi. Possono fornire degli agganci, e spesso anche il contesto. Per molti insegnanti di fisica, la fisica è chiaramente una materia che esplora gli aspetti fondamentali della natura, che comprende le scale più piccole e quelle più grandi che possiamo immaginare, e che si occupa delle questioni e dei fenomeni più affascinanti. Alcuni dei nostri studenti provano lo stesso, e arrivano in classe con l'entusiasmo di imparare di più. Sfortunatamente, tuttavia, molti studenti non condividono inizialmente il nostro entusiasmo.
E' così più semplice imparare quando siamo interessati alla materia. L'apprendimento è più efficace quando siamo motivati ad apprendere e coinvolti nel processo di apprendimento.(3)

sabato 20 ottobre 2012

La scienza elettrica del Capitan Swing

Un altro articolo di avvicinamento e preparazione all'evento di quest'anno, Lucca Comics & Science, organizzato da Roberto Natalini e Andrea Plazzi, cui avrò l'onore di partecipare. Le prime tre immagini degli apparati scientifici sono tratte dal fumetto di Ellis e Caceres da cui ho tratto ispirazione per il lungo post.
Lo stile di queste immagini era molto in voga all'epoca di cui si discorre, e un esempio potete trovarlo nei libri di Joseph Priestley, come ad esempio "The History and Present State of Electricity".
E ora, buona lettura!
More about Capitan Swing e i pirati elettrici dell'Isola delle Braci
Più tardi, nel corso di quell'anno [1830], nel sud dell'Inghilterra ci furono una serie di sommosse da parte degli agricoltori, che erano stati ridotti alla fame a causa dell'introduzione di macchinari che potevano svolgere il loro stesso lavoro instancabilmente e a un prezzo inferiore. Distrussero trebbiatrici, bruciarono fabbriche e spedirono i manifesti delle loro idee ai proprietari terrieri e ai magistrati. Queste lettere erano firmate: "Capitan Swing".
In questo modo è lo stesso Warren Ellis, nell'ultima pagina del diario del Capitan Swing, ad informarci sull'ispirazione prima di Capitan Swing e i pirati elettrici dell'isola delle braci, disegnato da Raulo Caceres. La storia che lo scrittore scozzese ha realizzato, una teslatopia, o un romanzo elettrico su un'utopia piratesca contrastata, la definisce lo stesso Ellis, sicuramente si avvicina al genere steampunk (per approfondimenti tecnici, leggete l'articolo di Simone Rastelli su Lo Spazio Bianco), quindi un fumetto che utilizza la scienza dell'elettricità, e infine è un'opera politica. Punto d'unione di tutte queste anime è il diario del Capitan Swing, che risulta alla fine anche una preziosa fonte di dati e informazioni storiche.
Il lettore, leggendo la storia, vedendo una nave volare grazie alla forza dell'elettricità, vedendo quegli strumenti strani illustrati tra le pagine del diario del Capitano può legittimamente chiedersi: c'è qualcosa di vero nel racconto? O sta forse mentendo Ellis/Swing quando scrive:
Propulsione ionica aerea(1). Levitazione elettrostatica(2). Elettrogravitazione. L'effetto Biefeld-Brown e l'elettrofluidodinamica(3). Non c'è niente di inventato qui. Appare semplicemente ucronico, immaginario e come se provenisse da un tempo fuori di sesto.
In effetti molte delle questioni messe in campo da Ellis in questa citazione sono oggetto di ricerca nel campo della fisica e dell'elettromagnetismo.
L'elettromagnetismo è quella branca della fisica che si occupa di studiare i campi elettrici e magnetici. Come ha dimostrato Maxwell, i due campi, elettrico e magnetico, sono profondamente legati uno all'altro e solo in una situazione statica si possono, con buona approssimazione, considerare separati.
In effetti però i due concetti di elettricità e magnetismo erano all'inizio separati, e in particolare le prime osservazioni sull'elittricità risalgono alla Grecia Antica:
Talete fu il primo a parlare dell'induzione dell'elettricità statica nel 600 a.c.
Bisognerà aspettare mille anni circa per ricominciare, però, ad avere un qualche progresso nel campo:
Otto von Guericke costruì una macchina-frizione per l'accumulazione del carico elettrostatico intorno al 1650 d.c.
Guericke, un fisico all'epoca prussiano, è famoso innanzitutto per i suoi esperimenti sull'aria, che in effetti risalgono al 1650 (stando alla Britannica). In particolare famoso è l'esperimento della sfera cava al cui interno è stato praticato il vuoto: i cavalli legati alle due calotte sferiche che componevano la sfera non riuscirono, dopo questa operazione, a separarle, dimostrando così la tremenda pressione esercitata dall'aria sugli oggetti.
E' del 1663 l'invenzione di cui scrive Ellis, ovvero il primo generatore elettrico della storia.
Il vero salto in alto, però, arriva con il 1800:
Nello stesso periodo della fondazione della polizia metropolitana, Francesco Zantedeschi scoprì l'induzione elettromagnetica (sebbene, in questo mondo così lento, Michel Faraday lo ignorasse quando, un anno dopo, pubblicò la stessa scoperta che divenne però ben più famosa).
Un semplice esperimento di induzione elettrica (in questo caso elettrostatica) è sicuramente strofinare una penna su una maglia di lana possibilmente e poi vedere l'effetto che ha su alcuni pezzetti di carta. Oppure si può provare a fare la stessa cosa con una sferetta e un'asta, magari usando differenti materiali per capire quale di questi riesce ad attirare la sferetta dopo un opportuno strofinamento:

domenica 14 ottobre 2012

Il mondo scientifico di Don Rosa

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Finalmente, grazie a Comunicare Fisica, sono riuscito a vedermi con Piero Patteri, che mi ha consegnato nelle mani il volume "Don Rosa: A little something special" che il Papersera.net ha consegnato a Don nel 2011. Nel corposo volume di poco oltre le 480 pagine, è presente anche un articolo scritto a quattro mani dal sottoscritto e da Piero. E visto che si sta avvicinando "Lucca Comics&Science" (per la quale ancora non sono pronto...) ho ben pensato di riproporre questo articolo anche sul blog come tappa di avvicinamento all'evento. Nel frattempo, oltre a leggere il programma completo, passate da Roberto Natalini, che vi racconta un po' di retroscena. Il sottoscritto, che è stato gentilmente coinvolto dai due organizzatori (l'altro è Andrea Plazzi) sarà il primo giorno nelle due "conferenze" dell'1 novembre, alle 12 e alle 14.
E ora via alla lettura!


Le leggi fisiche del mondo reale si applicano in maniera molto approssimativa nel mondo dei fumetti. Spiaccicarsi, rimbalzare, colpirsi in scontri terribili ma innocui sono eventi comuni nelle strip, almeno a cominciare dalle mattonate tirate da Ignatz a Krazy Kat, sulla scia delle frenetiche sequenze delle comiche del cinema muto. Per questo motivo è davvero sorprendente, e anche divertente dal punto di osservazione di un fisico, che un artista dei fumetti riveli una costante attenzione a costruire le sue gag collocandole in un contesto fisico apprezzabilmente coerente.
Racconteremo le nostre sensazioni esplorando il mondo fisico di Don Rosa, sia nel viaggio nel mondo microscopico, in Zio Paperone: L'incerdibile avaro minuaturizzato, sia nel Sistema Solare in Zio Paperone: L'attacco delle orribili creature spaziali, entrambi temi che sembrano inevitabili nella carriera di un autore di fantascienza.
Dopo aver presentato alcune divertentissime gag ispirate al teletrasporto in Zio Paperone "su un piatto d'argento" approderemo infine nel territorio della Fisica Straordinaria in vigore in due storie di straordinaria originalità creativa: Paperino in Tempo rubato e Zio Paperone: Una questione di estrema gravità.

Nel mondo microscopico

La macchina riduttrice che appare in Zio Paperone: L'incredibile avaro miniaturizzato è una esplicita citazione della macchina di Carl Barks in Zio Paperone e il riduttore atomico, ma quella trovata dai paperi nella soffitta di Zio Paperone è difettosa, e il processo di rimpicciolimento, una volta avviato, procede indefinitamente.
Mentre nella storia di Carl Barks la riduzione delle dimensioni causa un repentino ribaltamento del ruolo cacciatore/preda trale formiche e i paperi, che sono salvati solo dal tempestivo intervento di Archimede Pitagorico, nella storia di Don Rosa, oltre alla scoperta di nuovi pericoli in un mondo sempre più piccolo, la prospettiva di una riduzione continua e incontrollabile accresce la tensione tavola dopo tavola. Zio Paperone e Paperino lottano a ogni livello, saltellando sulle monete del deposito come sui sassi di un ruscello, finché i vuoti tra di esse non le fa apparire come pareti scivolose di immense voragini, o scacciano un orribile pidocchio che presto diventa un mostro più grande di loro. Infine, tra la sporcizia nella tavola di un Bassotto, i germi che sembrano mostri mitologici come Medusa e Argo-dai-cento-occhi sono sul punto di sopraffarli e solo un intervento risolutore, un teatrale deus-ex-machina, può riuscire a salvarli.
Esplorando il nuovo ambiente alla ricerca di una via di fuga scoprono continuamente particolari della vita reale, come il sebo scivoloso su un capello, o la lanugine appiccicatasi sulla superficie di una prugna; si è tentati di dire che questi dettagli non aggiungono nulla alla trama, ma è proprio il loro essere 'superflui' che induce la sensazione che i paperi siano davvero finiti in un mondo straordinario, ma estremamente realistico. Così infine la possibilità di scappare saltando da uno spuntone all'altro della barba rasata non è un trucco inventato al momento, ma è un'opportunità costruita logicamente lungo tutta la storia.
Il susseguirsi precipitoso degli eventi ricorda talvolta le sequenze di inseguimento e fuga di Hitchcock, come in intrigo internazionale o La donna che visse due volte, e come nei film del Maestro del brivido, la conclusione balsa a sorpresa sugli spettatori/lettori, come Zio Paperone che riacquista le sue dimensioni sulle mani di un Bassotto.

Nello spazio cosmico

Ancora una volta, la sconsiderata accensione di un misterioso apparecchio influenza le proprietà fisiche del deposito di Zio Paperone. Questa volta perde il peso, e i paperi devono inseguirlo nello spazio, con la speranza di riuscire ad invertire il funzionamento dell'apparecchio.
I commenti all'edizione italiana di Zio Paperone: L'attacco delle orribili creature spaziali sottolineano l'omaggio alle classiche serie di fantascienza televisiva o cinematografica. Sebbene questo sia vero per quanto riguarda il tuffo nel tunnel dello spazio-tempo, che ricorda direttamente le saghe di Star Trek o Guerre stellari, noi pensiamo che una gran parte dei dettagli della storia siano un amorevole tributo a Paperino e il razzo interplanetario. Il viaggio dell'astronave nella fascia degli asteroidi e l'incontro con la famiglia di pescatori di minerali ricalca la sequenza di Luciano Bottaro.

mercoledì 26 settembre 2012

Lucca Comics & Science 2012

Tra e-mail e telefonate Andrea Plazzi è riuscito a organizzare un evento a dir poco interessante: un ciclo di tre incontri all'interno di Lucca Comics 2012 in cui si parlerà di fumetti e scienza, e che vuole essere solo la prima di una si spera lunga serie di eventi di questo genere. Andrea, su suggerimento dell'altro organizzatore, Roberto Natalini, mi ha invitato a partecipare e quindi andrò, proprio grazie alla scienza, alla mia prima Lucca Comics! Di cosa parlerò? Forse a braccio di quel che mi viene in mente, adattandomi alla discussione, forse con una mezza idea su Feynman, ma non di questo romanzo tanto atteso, che per Lucca ancora non avrò ancora letto, ma della sua figura in generale di grande fisico e divulgatore, al di là delle rappresentazioni fumettistiche. Questa, però, è solo un'idea, un abbozzo, che prima mi devo occupare d'altro!
Ad ogni modo, eccovi la presentazione dell'evento:
Lucca Comics & Science è una sezione del programma culturale di Lucca Comics & Games che cercherà di promuovere il binomio Lucca-Scienza, esplorando rapporti e collegamenti tra quest'ultima e l'intrattenimento come momento formativo cruciale per la crescita dell'individuo.
Quindi Scienza e Comics, Games e Animazione, lo "zoccolo duro" del festival, per allargarsi a letteratura, cinema, poesia, spettacolo, Internet.
Gli ultimi anni hanno visto il lento, costante ampliamento della presenza di temi scientifici nei media e nella comunicazione, col successo di massa di Festival e l'esplosione (in termini relativi) del numero delle matricole di corsi universitari scientifici "di base" (Matematica, Fisica, Informatica).
Si tratta di un andamento globale, come confermato dal successo internazionale di serie di culto e ormai longeve come The Bing Bang Theory, dove spunti tipicamente scientifici e i tanti riferimenti pop alla cultura dell'immagine si integrano in una brillante "situation comedy".
Nelle prime edizioni un ruolo privilegiato l'avrà la matematica, di cui si vogliono dimostrare le potenzialità comunicative spesso insospettate.
La prima edizione esplora attraverso una breve serie di incontri alcuni dei temi che verranno approfonditi a partire dal 2013, con il contributo di ospiti internazionali di assoluto rilievo scientifico (e – come vedremo – mediatico).

Il programma, più o meno dettagliato, lo trovate su MaddMaths!