Stomachion

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sabato 14 giugno 2008

Gioco suicida

Immagine di Gioco suicidaUn detective scalcinato viene assunto da un campione di baseball per indagare sulle minacce di morte pervenutegli nell'avvicinarsi al momento della sua candidatura al senato degli Stati Uniti d'America. Il povero detective, con una vita non proprio rosea, verrà travolto dagli eventi, scoprendo un gioco suicida che non è solo il suo, intendendosi che egli stesso viene fatto oggetto di minacce e quindi, in fondo, la sua indagine è una sorta di tentativo di suicidio. Alla fin fine Gioco suicida, romanzo hard boiled di Paul Auster, scorre veloce senza sussulti, ma senza neanche grandi qualità. Buona la storia, ma i dialoghi sono un po' vecchi e anche un po' troppo sopra le righe, più da sceneggiato televisivo che non da bassifondi. Forse l'opinione viene dal sempre crescente amore letterario per Edward Bunker, ma alla fin fine nessuno è perfetto. Resta comunque una buona lettura e niente più.

giovedì 13 marzo 2008

La notte dell'oracolo

Immagine di La notte dell'oracoloNon c'è altro autore per cui la parola ha più importanza di Paul Auster. Non solo ciò è evidente nella Trilogia di New York (in particolare in Città di vetro), ma ancora di più ne La notte dell'oracolo.
Auster, che qui si identifica (in un certo senso) con Sidney Orr, narra le vicende accadute al suo personaggio (o alter ego?) dopo circa un paio di anni di matrimonio, quando, superato un terribile incidente dal quale sembrava non dover tornare vivo, acquista un taccuino blu di produzione portoghese e ricomincia, dopo molto tempo, a scrivere. Sul finire del romanzo, si accorge che, in effetti, buona parte delle sue invenzioni narrative sono quasi un oracolo, una visione di quanto succederà nel finale.
Alla fine Auster costruisce un noir al contrario, se mi passate la definizione, in cui il lettore viene spinto attraverso le sensazioni e le emozioni dell'autore, viene stuzzicato con un romanzo incompiuto che non si leggerà mai e con delle deduzioni assolutamente plausibili, ma non verificabili, questo perché la realtà, la vita vera, entra prepotentemente nella vita dello scrittore, lasciandogli però la sensazione che la parola, scritta o detta, non sia poi così ininfluente nella vita vera.

lunedì 21 gennaio 2008

Mr.Vertigo

Passando sopra e sotto la metropolitana, tra viaggi in treno e passeggiate a piedi, ascoltando i Dream Theater o gli Ayeron per riprendersi, ho letto un bel romanzo di Paul Auster, Mr.Vertigo.
Un po' City, un po' Questa storia, entrambi di Baricco, Mr.Vertigo racconta le avventure di un orfano che ha la fortuna di incontrare un maestro levitatore che gli insegnerà l'arte della levitazione e gli lascerà, insieme a tutte le persone che Walt, il protagonista e voce narrante, incontra nella sua vita, il modo migliore di vivere la sua, di vita, soprattutto da quando non potrà più solcare i cieli a causa di terribili mal di testa.
Così come in City, anche in Mr.Vertigo c'è un bambino geniale, in questo caso un Bambino Prodigio, che fa però dello spettacolo, e non dell'intelligenza, la chiave per aprire il mondo. E come in Questa storia, Walt attraversa settanta anni della storia statunitense, dal proibizionismo fino agli anni novanta, passando per l'era dei gangster, delle scommesse illegali, degli idoli del baseball, vivendo (o subendo) la trasformazione della società, sempre più frenetica e conservatrice. Tanto che Walt rinuncia al suo proposito di addestrare il figlio della sua governante:
Il problema però sono quei trentatré scalini. Un conto è dire a Yolanda che posso insegnare a suo figlio a volare, ma una volta superato quell'ostacolo, come la mettiamo? Fa male persino pensarci. Io ci sono passato, ho provato tutto quel tormento, la tortura, e come potrei sopportare di infliggerli a un altro? Non ne nascono più di uomini come Maestro Yehudi, e nemmeno di ragazzini come me: stupidi, permalosi e testardi. Era tutto diverso, e quello che il maestro e io facevamo allora, oggi non sarebbe più possibile. La gente non ci starebbe più. Chiamerebbero la polizia, scriverebbero alle autorità, consulterebbero il medico di famiglia. Non abbiamo più la scorza dura di un tempo, e forse il mondo di adesso è migliore proprio per questo, chi lo sa. Quel che so io è che non si può avere niente in cambio di niente, e quanto più alta è la richiesta, tanto più alto sarà anche il prezzo da pagare.
(trad. Susanna Basso)
Come si può non essere d'accordo? Insomma il romanzo è bello e vale la pena leggerlo!