
Le poesie di Blake sono, dunque, ambigue, non solo per lo stile iniziatico, ma proprio per l'ambiguità dell'oscillazione dell'uomo tra bene e male. E per certi versi anche Queste oscure materie è un’opera ambigua, in cui non è semplice parteggiare per qualcuno se non per i giovani protagonisti, Lyra e Will. In fondo è la stessa scelta che fanno le streghe, i gyziani, Lee Scoresby, Iorek Byrnison e altri co-protagonisti della storia: ognuno di loro li protegge come può, perché solo a questi due ragazzi ogni essere intelligente dell’universo potrà finalmente essere libero. D'altra parte l'ambiguità e il ribaltamento della saga sono figli delle due principali fonti di ispirazione di Philip Pullman: Il paradiso perduto di John Milton e il già citato Blake, poeta e incisore. E a questo proposito proprio l'incisione de Il matrimonio del cielo e dell’inferno, che racconta di un vuoto da cui fuggire, possibilmente in due verso l'alto, sarebbe perfetta come copertina per la fuga delle anime dal mondo dei morti, un viaggio probabilmente ispirato dall'Inferno di Dante Alighieri, che Blake (uno tra tanti) ha anche illustrato.
Un’altra visione che sembra presa da Blake sono gli Spettri, raccontati dal poeta britannico nella poesia Il mio spettro attorno a me notte e giorno (My spectre around me night and day), che in Pullman però diventa un’entità parassita e perennemente affamata della parte più intima degli esseri umani(1), rappresentata su Terra-Lyra dai daimon.