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mercoledì 22 ottobre 2025

La ragazza invisibile e altri racconti

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Con testo in inglese a fronte La ragazza invisibile è una raccolta di quattro racconti scritti da Mary Shellery, più nota per il romanzo Frankenstein che per il resto della sua abbastanza poco nota produzione. Questo volume, dunque, ha un valore meritorio non foss'altro perché permette di recuperare altri testi della scrittrice, che si presenta al lettore con uno sguardo ampio su generi come il gotico, il romantico, ma anche la fantascienza. Roger Dodsworth: l'inglese rianimato, racconta infatti le vicende di un inglese rimasto congelato tra i ghiacciai delle Alpi per qualcosa come un secolo o giù di lì. E come già in Frankenstein, anche in questo breve racconto Mary Shelley costruisce un palusibile contesto scientifico relativamente alla conservazione sotto ghiaccio di un corpo vivente, per poi sfruttare il resto del racconto, un po' come Robert Heinlein con A noi vivi, per fare alcune considerazioni di ordine politico.
E se Il figlio maggiore è una storia squisitamente romantica, gli altri due racconti, La ragazza invisibile, che da il titolo alla raccolta, e La fanciulla in lutto, che chiude il volume, sono sì in qualche modo romantici, ma soprattutto hanno una forte carica gotica, a confermare la vicinanza tra questi due generi.
Una raccolta imperdibile per tutti gli amanti di questi generi letterari, e che spero possa aprire la strada a una riscoperta dell'autrice oltre il suo romanzo più noto.

lunedì 19 ottobre 2020

Frankenstein: da Galvani ad Aldini

Lorenzo Barberis è tornato ad affrontare l'argomento Frankenstein grazie all'uscita del fumetto biografico Mary Shelley: L'eterno sogno di Alessandro Di Virgilio e Manuela Santoni. L'articolo di Lorenzo mi ha permesso di rendermi conto di un dettaglio non trascurabile: non ho mai scritto nulla dedicato a Frankenstein pur avendone letto il romanzo. Avendone, però, scritto in occasione dell'uscita di Duckenstein, parodia disneyana di Bruno Enna e Fabio Celoni, con scarso sforzo estraggo dall'articolo scritto a quattro mani con Andrea Bramini la porzione relativa al romanzo, che, come potrete immaginare leggendola, è di mia esclusiva produzione.

I primi vagiti della creatura di Frankenstein. Da un'illustrazione di Theodor von Holst dall'edizione del 1831 – via commons
Il Prometeo moderno
Si narra fosse una notte buia e tempestosa, quella del maggio 1816, quando nelle stanze di Villa Diodati Lord Byron, per rompere la monotonia delle letture gotiche e fantastiche cui erano costretti dal maltempo, propose una sfida ai suoi ospiti, John Polidori, Percy Bysshe Shelley, Mary Wollstonecraft Godwin e Jane Clairmont: scrivere un racconto del brivido.
Il compito venne portato a termine solo da due dei componenti del gruppo, Polidori con Il vampiro, e Mary Godwin, futura moglie di Shelley, con il romanzo Frankenstein.
L'opera colpisce ancora oggi il lettore per una serie di elementi, alcuni dei quali la classificano come il primo romanzo di fantascienza propriamente detto. Il protagonista, Victor Frankenstein, ispirato dalle letture di autori come Paracelso, Cornelio Agrippa, Alberto Magno, e spinto dalla morte della madre, porta avanti gli studi di medicina con l'obiettivo di creare un essere umano perfetto sia dal punto di vista fisico sia intellettivo. A tale scopo assembla una creatura composta da parti di cadaveri riesumati dal cimitero di Ingolstadt e per animarla utilizza l'energia elettrica trasportata dai fulmini.
L'idea di Mary Shelley è abbastanza evidente: mostrare l'arroganza dell'uomo che si ostina a sfidare il divino nella creazione della vita. L'ispirazione viene dagli studi dell'italiano Luigi Galvani che, durante un esperimento del 1781, era riuscito a provocare lo spasmo del un muscolo di una rana morta tramite stimolazione elettrica dei suoi nervi.

Illustrazione dal saggio di Giovani Aldini, Théorique et expérimental sur le galvanisme, avec une série d'expériences (1804) – via The public domain review