Lorenzo Barberis è tornato ad affrontare l'argomento
Frankenstein grazie all'uscita del
fumetto biografico Mary Shelley: L'eterno sogno di
Alessandro Di Virgilio e
Manuela Santoni. L'articolo di Lorenzo mi ha permesso di rendermi conto di un dettaglio non trascurabile: non ho mai scritto nulla dedicato a
Frankenstein pur avendone letto il romanzo. Avendone, però, scritto in occasione dell'uscita di
Duckenstein, parodia
disneyana di
Bruno Enna e
Fabio Celoni, con scarso sforzo estraggo dall'articolo scritto a quattro mani con
Andrea Bramini la porzione relativa al romanzo, che, come potrete immaginare leggendola, è di mia esclusiva produzione.

I primi vagiti della creatura di Frankenstein. Da un'illustrazione di
Theodor von Holst dall'edizione del 1831 – via
commons
Il Prometeo moderno
Si narra fosse una notte buia e tempestosa, quella del maggio 1816, quando nelle stanze di Villa Diodati
Lord Byron, per rompere la monotonia delle letture gotiche e fantastiche cui erano costretti dal maltempo, propose una sfida ai suoi ospiti,
John Polidori,
Percy Bysshe Shelley,
Mary Wollstonecraft Godwin e
Jane Clairmont: scrivere un racconto del brivido.
Il compito venne portato a termine solo da due dei componenti del gruppo, Polidori con
Il vampiro, e Mary Godwin, futura moglie di Shelley, con il romanzo
Frankenstein.
L'opera colpisce ancora oggi il lettore per una serie di elementi, alcuni dei quali la classificano come il primo romanzo di fantascienza propriamente detto. Il protagonista, Victor Frankenstein, ispirato dalle letture di autori come
Paracelso,
Cornelio Agrippa,
Alberto Magno, e spinto dalla morte della madre, porta avanti gli studi di medicina con l'obiettivo di creare un essere umano perfetto sia dal punto di vista fisico sia intellettivo. A tale scopo assembla una creatura composta da parti di cadaveri riesumati dal cimitero di Ingolstadt e per animarla utilizza l'energia elettrica trasportata dai fulmini.
L'idea di Mary Shelley è abbastanza evidente: mostrare l'arroganza dell'uomo che si ostina a sfidare il divino nella creazione della vita. L'ispirazione viene dagli studi dell'italiano
Luigi Galvani che, durante un esperimento del 1781, era riuscito a provocare lo spasmo del un muscolo di una rana morta tramite stimolazione elettrica dei suoi nervi.

Illustrazione dal saggio di
Giovani Aldini,
Théorique et expérimental sur le galvanisme, avec une série d'expériences (1804) – via
The public domain review