Stomachion

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sabato 3 ottobre 2015

Quel tornado di zia Mame

La capacità di uno scrittore di essere verosimile fino ad arrivare al punto di non chiarire mai bene al lettore quanto i propri scritti siano autobiografici è comune a ben poche anime pie e una di queste è Patrick Dennis, pseudonimo di Edward Everett Tanner III, scrittore statunitense che, persa tutta la sua fortuna, finì la sua carriera come maggiordomo di Ray Kroc, CEO di McDonald's, ovviamente ignaro di avere al suo servizio uno dei più famosi scrittori d'America. Questa, però, è la storia di chiusura, che ci interessa fino a un certo punto, ma serve semplicemente per capire il personaggio: scrittore brillante, dallo stile ironico, sempre pronto e aperto al divertimento: d'altra parte aveva un secondo pseudonimo, Virginia Rowans, l'altro aspetto della sua anima bisessuale, a dirla tutta.
Ad ogni buon conto è proprio Virginia a esordire nel mondo letterario con due romanzi, nel 1953 e nel 1954, prima che fosse Pat a reclamare un po' di spazio: e così inizia a circolare il manoscritto di Auntie Mame, in italiano zia Mame, in realtà una raccolta di racconti la cui protagonista è ispirata a Marion Tanner, zia di Edward Everett. La leggenda narra che il libro ricevette 19 rifiuti da altrettanti editori, fino a che non finì sulle scrivanie degli uffici della Vanguard Press che evidentemente ci vide qualcosa di sufficientemente positivo da voler rischiare la pubblicazione. In effetti al libro mancava giusto quel qualcosa: perdere l'aspetto di una raccolta di racconti. Per fornire a ciascuno degli 11 racconti una sorta di concatenazione logica, l'editor della Vanguard, Julian Muller, ebbe l'idea di introdurre ciascun racconto con un riferimento a un personaggio reale (e ovviamente fittizio!) le cui gesta venivano raccontate su Selezione che procedevano in parallelo con le imprese di Mame.

mercoledì 22 aprile 2015

Il genio di Leander Starr

Cos'è il Genio? Una possibile definizione è: colui che riesce a scoprire un modo semplice per risolvere problemi complessi(1). In questo senso non tutti i Premi Nobel scientifici possono essere considerati dei geni, ma la definizione calza a pennello praticamente con tutti loro, esclusi quelli letterari e politici. D'altra parte questa definizione è più difficile da applicare al mondo dell'arte, dove, a mio giudizio, l'attributo di genio è decisamente abusato. E' però possibile che alcuni protagonisti dell'arte riescano a rientrare nella definizione di cui sopra. Ad esempio Leonardo da Vinci, genio della tecnica e dell'arte (e, nel mio modo di vedere le cose, era un genio in quest'ultimo campo perché lo era nel primo, e non viceversa).
Con l'avvento di nuove tecniche espressive, la genialità è andata diffondendosi, e se applichiamo il criterio di cui sopra, per esempio al cinema, potremmo considerare un genio quel regista in grado di girare con attori mediocri e a basso costo un film capolavoro. Magari in tempo di record:
Cribbio, questo Starr. Che fenomeno. Sei giorni, e dico sei, mamma santissima, e ti gira tutto un film. Un genio!