Stomachion

Visualizzazione post con etichetta voyager. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta voyager. Mostra tutti i post

venerdì 31 maggio 2024

Scura era la notte

20240531-dark-was-the-night
Nick Sagan è uno scrittore di fantascenza e uno sceneggiatore. In questa veste ha scritto alcuni episodi per Star Trek: The Next Generation e Star Trek: Voyager. Cosa che, in qualche modo, ha un che di poetico, visto che Nick, figlio del ben più famoso Carl Sagan, ha prestato la sua voce per un audio molto particolare, un saluto da parte dei bambini della Terra registrato sul famoso disco d'oro in viaggio nello spazio sulle due sonde Voyager.
La scelta dei contenuti del disco venne supervisionata da Sagan stesso e da Timothy Ferris, che oltre alla musica inserirono anche alcune foto, il tutto con l'idea di mostrare com'era la vita sulla Terra al momento del lancio e dare un'idea degli abitanti del pianeta, con registrazioni audio naturali, come il suono di una balena, il pianto di un bambino, il rumore delle onde del mare che si frangono sulla spiaggia, il saluto di Kurt Waldheim e Jimmy Carter, all'epoca rispettivamente segretario delle Nazioni Unite e presidente degli Stati Uniti d'America. E ovviamente la voce del piccolo Nick e una selezione di musica terrestre, tra quella classica e quella pop. In particolare tra i pezzi scelti troviamo Dark Was the Night, Cold Was the Ground, un gospel blues di Blind Willie Johnson (però se lo chiedete a me è un blues come quelli che si facevano una volta!). La scelta di questo pezzo, quasi completamente acustico, è così giustificata da Ferris:

venerdì 17 febbraio 2017

Le grandi domande della vita: viaggiatori uniti per il cosmo

Nuova settimana, nuova serie di domande fondamentali, quelle la cui risposta è, sempre e comunque, 42. Anche se ogni tanto sentire qualcosa didiverso può fare bene!
L'età dell'universo
Come riescono i fisici a calcolare l'età dell'universo?
Attualmente l'età dell'universo è stimata in 13.799 ± 0.021 miliardi di anni, ovvero il tempo impiegato dall'universo a espandersi. Il dato è stimato dalla combinazione delle osservazioni di Planck con altri dati esterni ed è uno dei dati sperimentali fondamentali del modello $\Lambda$-CDM, il modello standard della cosmologia.
Il fatto, allora, che l'universo sia in espansione (spinto ancora dall'energia iniziale liberata durante la singolarità del Big Bang) non è un buon motivo per chiedersi quanto velocemente la Terra si allontana dal Sole. I moti locali, persino quelli tra due galassie vicine, sono indipendenti dall'espansione dello spaziotempo essenzialmente perché i primi sono governati da una forza, quella di gravità, mentre l'espansione è (per quel che ne sappiamo, che però sembra funzionare bene) cinematica (dovuta solo al movimento). In questo senso differente sarebbe l'evento contrario, ovvero quelo di una possibile contrazione, poiché in questo caso la dominante sarebbe la gravità, ovvero una forza.

lunedì 6 giugno 2016

Pensare a quel punto blu

Il Voyager 1 viaggiava nello spazio ormai da più di 12 anni. Era stato lanciato dalla NASA il 5 settembre del 1977 all’interno di un progetto di studio del Sistema Solare. Possiamo considerarlo, senza troppi mezzi termini, come il primo grande successo, dopo l'allunaggio del luglio 1969, da parte dell'espolarione umana dell'universo.
Da allora, grazie alla stessa NASA ma anche all'ESA e alle altre agenzie spaziali, tutte strette in collaborazioni scientifiche nonostante le beghe politiche, di missioni di esplorazione ne abbiamo lanciate molte, buon ultima ExoMars, ma qualunque sia la prossima scoperta che ci farà stupire, probabilmente riuscirà solo a sfiorare la forza emotiva della foto che Voyager 1 scattò il 14 febbraio del 1990.
Il satellite era ormai giunto ai margini del Sistema Solare, pronto a lasciarlo definitivamente senza mai tornare più sulla Terra, e allora Carl Sagan ebbe l'idea: facciamo girare Voyager 1 verso di noi per scattare una foto del nostro pianeta da quella incredibile distanza, circa 6 miliardi di chilometri (40.5 unità astronomiche).
Quella foto fece il giro del mondo: accompagnata da un bellissimo testo di Sagan, dall'introduzione al libro Pale Blue Dot: A Vision of the Human Future in Space, mostra la Terra, un punto blu nell'immensità dello spazio (enfatizzato da un piccolo cerchio).

lunedì 31 maggio 2010

Piccola recensione su Voyager

Non è mia, ma dell'amico Ettore Gabrielli e visto che non riesco a fare il retweet, non mi resta che utilizzare Blackbird Pie per riproporvela:

domenica 21 febbraio 2010

Ultimatum alla Terra

Post originariamente programmato per SciBack, finisce su DropSea per mantenere il proposito di non parlare, almeno per molto tempo a venire, di UFFO. Per cui i seri lettori di questo blog spero mi vorranno scusare per aver spostato in questo posto la segnalazione uffologica.

Non ho visto né il film del 1951 né quello del 2008, né tantomeno ho letto il racconto di Harry Bates da cui il primo film è tratto, però uno dei titoli delle storie della prima saga di Grant Morrison quando scrisse la serie JLA era proprio Ultimatum alla Terra (o meglio il suo titolo originale, The Day the Earth Stood Still). Giusto per citare Morrison e il buon cinema fantascientifico di serie B di una volta ho voluto titolare in questo modo questo breve post, anche se il titolo più corretto sarebbe dovuto essere Ultimatum a Giacobbo. E questo semplicemente perché il buon Paolo Attivissmo smonta l'intera trasmissione di lunedì di Voyager: leggetevi attentamente Nufologia: Voyager e l'ufo vicino al concorde. Da quell'articolo estraggo la parte finale, decisamente molto interessante e condivisibile: