
L'inizio è lovecraftian poiché troviamo due archeologi, gli unici sopravvissuti della loro spedizione, mentre stanno entrando in un tempio gigantesco sulle cime dell'Hymalaya. Uno dei due, però, prima di morire intima al secondo di non entrare, cosa che per quest'ultimo, Jack Stanton, è impensabile. E' da quella decisione e da un gesto particolare che compie all'interno del tempio che inizia l'apocalisse, anche se ci vogliono diversi mesi prima che si compia realmente. Gli autori, tra l'altro, imbrogliano i lettori, suggerendo che, in realtà, il segreto dell'apocalisse stia nel libro in cui Stanton rivela tutto sulla scoperta di questo antichissimo tempio, che nasconde il segreto del classico orrore cosmico lovecraftiano.
Dopo l'apocalisse, però, che scoppia nel centro di New York, Stanton si trova catapultato in un mondo in cui gli uomini o sono stati divorati dai demoni giganteschi che sono giunti sulla Terra o sono mutati essi stessi in qualcosa dall'aspetto più o meno demoniaco. Il percorso che il protagonista deve compiere in questa Terra desolata in compagnia di alcuni di questi mutanti, è una missione, per lo più realizzata da autore completo dal solo Lauffray (Dorison ha abbandonato già con il secondo volumetto), in cui deve cercare se stesso, affrontando i suoi errori e, soprattutto, i suoi difetti e quelle ossessioni che hanno portato all'apertura delle porte dell'inferno.
Una storia ricca di azione e mistero che ho recuperato questa estate, dopo che i quattro brossurati li avevo acquistati all'epoca, ma leggendo solo il primo e poi lasciandoli lì in attesa per tutto questo tempo.
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