
La storia, pubblicata originariamente su Batman #158, è arrivata in Italia a novembre 2025 su Batman #120 (e alla fine ho scelto questa come numerazione per questa prima recensione). La serie ha avuto alcuni ritardi nell'uscita degli ultimi numeri, però, visto che sto acquistando appositamente gli spillati per leggere in questo formato Hush 2 (in coerenza con la prima edizione italiana di Hush), spero che questi ritardi non influiscano sull'edizione italiana, anche se ciò comporterà sicuramente un po' di problemi per i traduttori Panini Comics.
Andiamo, però, con ordine e diamo un'occhiata ai primi due capitoli pubblicati sul #120, Il pedone e La torre.
L'essenza di Batman

Ne Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller c'è sempre stata la domanda irrisolta se, nella famosa scena nel tunnel, Batman abbia realmente premuto il grilletto oppure no. E loeb vuole dare la sua risposta praticamente sin da subito: no.
Tutto inizia con il solito gioco citazionistico in cui Loeb è un maestro, come abbiamo visto anche nella recentemente conclusa L'ultimo Halloween: la riproposizione del classico piano del Joker di immettere nelle acque di Gotham i suoi pesci-Joker.
Il titolo del capitolo ci fa già capire che il Joker è un semplice pedone nel piano di Hush, conclusione cui giugne anche Batman nell'ultima vignetta di questo primo capitolo, che al contempo definisce in maniera netta tutto l'impianto in qualche modo filosofico di Hush 2. Elliot, infatti, dopo aver fatto catturare il Joker, da abile chirurgo, lo lascia in fin di vita, facendo giungere Batman giusto in tempo per porgli uno spinoso problema: salvare o meno il suo acerrimo nemico. Per rendergli il compito ancora più complesso, il tutto si svolge nel famoso circo (o parco giochi) abbandonato di The killing joke: nella stanza dove si trova un Joker esangue, infatti, sono posti diversi schermi in cui scorrono le immagini dei principali crimini del pazzo criminale contro la bat-family, ovvero la morte di Jason Todd, le sevizioe contro Barbara Gordon e le torture contro Jim Gordon. Sono questi i colpi più gravosi che il Joker ha sferrato a Batman, ferendolo senza colpirlo direttamente, ferite che, in realtà, non si sono mai realmente rimarginate, come mostra Loeb nel corso della storia.
Non le ha rimarginate Jasonm, come in qualche modo si poteva comprendere dalla sua caratterizzazione post-resurrezione e come dimostra il suo confronto con Batman nella bat-caverna, e lo stesso Batman non le ha rimarginate tanto bene, visto che è preda di dubbi e incertezze e solo il ricordo di ciò che gli ha detto Gordon proprio in The killing joke gli ha permesso di compiere la scelta di salvare il Joker.
Ed è intorno a questa scelta, che in effetti era abbastanza scontata (e non solo per motivi editoriali) che ruota la storia: Hush non ha semplicemente trovato il punto debole di Batman, ma il punto debole della sua famiglia allargata.

Gli occhi del Joker
Scrivere qualcosa di nuovo o di non banale su Jim Lee è assolutamente impossibile. Tutto ciò che possiamo scrivere sul disegnatore, nonché gran capo editoriale della DC Comics, è probabilmente già stato scritto (e qualcosa l'ho anche scritta io stesso), però c0è effettivamente qualcosa che ancora si può aggiungere.Durante la gestione di Scott Snyder, in particolare nel corso di Morte della famiglia, lo scrittore raccontò con una serie di didascalie intense e scientificamente precise, gli occhi del Joker. A Jim Lee sono bastati pochi tocchi di matita, invece, per raccontare il panico negli occhi del Joker mentre Hush lo torturava: un qualcosa che si vede molto poco.
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