
Jason Aaron conclude, letteralmente, la decostruzione di Paperone, visto che pone il personaggio di fronte al suo massimo dilemma: abbandonare gli ultimi ricordi di ciò che è stato e della sua famiglia per salvare l'intero pianeta.
Ciò che resta in qualche modo si ricollega al primo episodio della miniserie (e viene significativamente disegnato da Giuseppe Camuncoli), ma non è la fine di tutto, bensì il seme per ricominciare da un lato, ma anche per ribadire il carattere di Paperone, dinamico e sempre in cerca di una nuova avventura.
Vi andrebbe di seguirmi in una piccola avventura?dice Paperone prima delle ultime due pagine, affidate a Dale Eaglesham. In qualche modo l'esperto disegnatore canadese stupisce con un tratto che in qualche modo ricorda il fumetto underground, e dunque parente, oserei dire cugino, del tratto di Don Rosa. E d'altra parte le scelte estetiche compiute sembrano proprio strizzare un occhio alle sue storie, per cui non è da escludere che gli siano state suggerite.
Gli altri tre disegnatori presenti, però, sono una garanzia per noi lettori italiani. Nell'ordine abbiamo Lorenzo Pastrovicchio e il fratello Alessandro Pastrovicchio seguiti da Andrea Freccero, che ha realizzato la pagina più emozionante dell'episodio (se non forse di tutta la miniserie).
C'è poco altro da aggiungere, in effetti, anche perché la maggior parte delle considerazioni tecniche e contenutistiche le ho scritte nelle recensioni precedenti e questo episodio non fa altro che confermarle.
La nota di chiusura, però, la voglio dedicare al character design di Ciro Cangialosi, presente nell'albo originale e non sulla storia uscita su Topolino #3666: a me è sembrato fortemente influenzato da PKNA, una cosa bella da osservare quando ormai siamo arrivati al trentennale dell'esordio dell'albo nelle edicole italiane!

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