
Re o no resto sempre Paperone!Questo Paperone privo di memoria, di cui ancora non conosciamo il percorso che lo ha portato a questa condizione, fa emergere gli aspetti malvagi del personaggio, che già avevamo visto nel decimo capitolo della Saga di Don Rosa: il suo desiderio di oro è così profondo che farebbe di tutto per ottenerlo. Fa quasi paura, nella sua avidità, molto simile al desiderio di conquista di un tiranno, uno dei tanti del passato o del presente a vostra scelta. Fabio Celoni, in questo senso, è bravissimo nel mostrarci, non solo con le battute ma anche con le espressioni e le movenze, l'ossessione, quasi la follia per l'oro di Paperone. Persino i suoi gesti più gentili sono indirizzati verso questo prezioso e raro metallo (la cui rarità ne stabilisce il valore).
L'altra grande protagonista dell'episodio, però, è Atlantide stessa, la città perduta e ritrovata da Paperone nelle profondità dell'oceano, poco oltre le "colonne d'Ercole", come visto nel numero scorso. E' un'Atlantide militarizzata, questo a causa delle ossessioni del suo re, il che rende la storia in qualche modo tremendamente attuale, e anche distopica, con i cittadini sotto più o meno esplicito controllo. Celoni, poi, riprende anche un'altra idea della Saga, a sua volta presa dalla "mitologia" aborigena australiana: il tempo del sogno. In questo caso Paperone per alimentare il suo, di sogno, si appoggia a dei sognatori, scelti a turno tra i suoi cittadini, che vengono fatti sognare all'interno di una macchina che ricorda uno dei giganteschi macchinari dove sono prigionieri gli esseri umani nella saga di Matrix.
E', dunque, un'Atlantide molto diversa da quella che Topolino, Pippo ed Eurasia stanno cercando nella ancora non conclusa saga di Casty: non una saggia civiltà che ha cercato di porre le basi per vivere in armonia con il pianeta, ma una metafora dei nostri stessi stati-nazione, guidati spesso dall'avidità e dall'interesse di pochi. E in questo Paperone ne è l'interprete, non più in senso sarcastico e ridicolo, come poteva essere nelle prime storie di Carl Barks, ma in maniera esplicita.
Ovviamente non resterà così per sempre e sarà interessante vedere nei prossimi due episodi in che modo Paperone tornerà allo status quo che ben conosciamo. Per il momento dobbiamo solo avere pazienza.
Eroe per caso
Il doppio colpo ignifugo di Giovanni Eccher per i disegni di Lorenzo Pastrovicchio è, un po' come la storia di Tito Faraci del numero precedente, un altro esempio di un'idea forte utilizzata per una storia breve: Gambadilegno, infatti, si ritrova per caso, mentre sta fuggendo dalla polizia dopo una rapina, a fare il vigile del fuoco in una caserma di Topolinia. Compirà un gesto eroico, suo malgrado, ovviamente per non far saltare troppo presto la sua copertura, ma in effetti lo spunto dietro l'avventura poteva tranquillamente essere utilizzato come l'inizio di una piccola serie di storie con Gambadilegno protagonista, che avrebbero permesso di avere una caratterizzazione del personaggio meno banale di quella di ladro di poco conto che è, purtroppo, tornata in voga sulle pagine di Topolino.Ci sarebbe ancora da scrivere della cover story, L'eroico Toperseo e la Medusa reclusa di Roberto Gagnor e Carlo Limido, una bella storia di Gagnor sul mito di Perseo e Andromeda, dove persino le reinterpretazioni in chiave moderna non mi hanno, per una volta, dato fastidio, ma ho deciso di scriverne per il Cappellaio e quindi troverete presto lì l'articolo dedicato.
Nessun commento:
Posta un commento