Stomachion

giovedì 10 settembre 2020

L'orologiaio miope

L'isola dei Wuzzles, serie animata disneyana del 1985, giunta in Italia l'anno dopo, era popolata da esseri che erano la fusione di animali differenti. Vista la copertina, ci si potrebbe immaginare che sia di un genere di animali di questo tipo che ci parlerà Lisa Signorile ne L'orologiaio miope, e invece la vastità di esseri strani, tra insetti e mammiferi, che riempie il sommario hanno poco a che fare con i Wuzzles (anche se qualche esserino che sembra spuntare da quella fantastica serie c'è!) e, in alcuni casi, molto a che fare con la vita di tutti i giorni.
Dopo la lettura di questo libro, vedrete con occhi diversi non solo la vostra casa e persino il vostro stesso letto, posti dove si annidano molti più esseri viventi di quelli che genralmente vediamo sgattaiolare negli angoli bui, ma persino le scampagnate in montagna o il caffé che vi portate nel thermos per mantenrlo caldo o i luoghi dove andrete in vacanza.
E' un libro interessante, a tratti divertente grazie all'humor inglese che, per esperienze lavorative, ha ormai permeato Lisa, ma che non consiglio alle persone deboli di cuore che magari non amano insetti e serpenti: se però siete proprio curiosi, potrete saltare i capitoli corrispondenti, ma a quel punto fatevi coraggio e leggete di ragni, insetti e altri strani esseri più o meno viscidi. Il coraggio verrà ripagato dalla conoscenza sui meccanismi dell'evoluzione e anche dai capitoli dedicati a simpatici animaletti come i tardigradi o gli zibetti, anche detti civette delle palme (nonostante non siano per nulla uccelli!).

martedì 8 settembre 2020

[387] - La Luna è lontana dal mare

La Luna è lontana dal mare,
Eppure, con le mani d'ambra
Lo guida, docile come un ragazzo,
Lungo la sabbia destinata.
Egli non perde nessun segno, Obbediente all'occhio di Lei,
Arriva così tanto lontano, oltre la città,
Così tanto lontano, va via.
Oh, Signore, Tua, la mano d'ambra
E mio, il mare lontano,
Obbediente all'ultimo comando
Il tuo occhio me lo impone.

lunedì 7 settembre 2020

Death Note: quando un manga finisce in mano agli americani

Vi ricordate di Death Note? Andatevi a rileggere la lunga recensione che avevo scritto un annetto fa e poi ritornate qui.
Fatto? Allora proseguiamo!
Come per tutti i prodotti di sucesso, anche la creatura di Tsugumi Ōba e Takeshi Obata è uscita fuori dal piccolo mondo della carta disegnata per diventare multimediale, con videogiochi, romanzi, serie animate e ovviamente film. Ovviamente la maggior parte delle pellicole fin qui uscite sono di produzione giapponese, l'ultima delle quali Death Note: Light Up the New World è datata 2016 e quindi ambientata dieci anni dopo la conclusione della storia di Light Yagami. Il franchise è, però, risultato così interessante anche per gli americani che nel 2017 è arrivata una loro pellicola, diretta da Adam Wingard e prodotta da Netflix. Tra gli attori spicca in particolare Willem Dafoe nel ruolo di Ryuk, lo shinigami che "perse" il quaderno sulla Terra.
Gli sceneggiatori della pellicola, Charles e Vlas Parlapanides e Jeremy Slater, provano a riproporre in maniera fedele personaggi e situazioni, apportando però dei cambiamenti di ambientazione, che viene spostata dal Giappone agli Stati Uniti, a Seattle, per la precisione. I due personaggio principali, Light e Misa, vengono americanizzati in Light Turner e Mia Sutton e interpretano il ruolo di Kira come esecutori della pena capitale contro i criminali.
Le premesse per un bel film ci sarebbero anche tutte, il problema risiede, però, da una parte nella caratterizzazione dei personaggi, troppo emotivi rispetto alle controparti del manga (inclusi Light ed L), dall'altra nella poca enfasi concessa alle due visioni del mondo di Kira e di L, che si riduce a un confronto acceso e a carte scoperte all'interno di un bar. Lo stesso Light Turner risulta meno machiavellico di Light Yagami e gli unici elementi di connessione tra i due personaggi sono nelle motivazioni iniziali e nel complesso piano che Turner imbastisce nel finale per salvarsi dalla fidanzata Mia, che aveva scritto il nome di Light sul quaderno.
Nel complesso siamo di fronte a un film sospeso tra la storia raccontata dal manga in una decina e passa di tankobon e la necessità di chiudere la vicenda nello spazio di un unico film, pur lasciandosi la porta aperta per proseguire la serie. E forse, con una scrittura diversa, meno "americana" la cosa sarebbe anche stata possibile. Alla fine, invece, un film che, indipendentemente dalla fedeltà al manga, per quanto gradevole, non riesce veramente a coinvolgere lo spettatore, cosa che è la pecca principale al di là dei pur pregevoli dettagli tecnici.

domenica 6 settembre 2020

Topolino #3380: Affari in giro per il mondo

Questo numero di Topolino è stato caratterizzato dall'uscita di due variant cover che hanno affiancato la copertina regolare, dorata e metallizzata con Topolino e Paperino che salutano i lettori.
Ad ogni buon conto, a parte questa pletora di variant e la conclusione di Fast Track Mickey di Claudio Sciarrone il #3380 riserva ben poche soddisfazioni.
Da un lato prosegue Paperbridge, in cui Marco Gervasio continua a narrare il passato da studente universitario di Lord Quackett. In particolare in questo episodio, in cui l'autore, sembra senza alcuna ironia (forse è convinto che non ce ne saremmo accorti), continua a glissare sull'identità di Quacky, inizia a mostrare come i dubbi di Quackett sulla sua genia privilegiata si siano insinuati nella sua ricca testolina. E un ruolo importante sembra giocarlo Beth, sorella di Tom Ducket, l'altro protagonista di Paperbridge, nonché futura Dolly Paprika (anche qui non c'è alcuna certezza, se non una forte somiglianza fisica e caratteriale) grazie a un piccolo ma significativo monologo:

sabato 5 settembre 2020

Cube Escape: Un omicidio in una scatola

Con la serie di Cube Escape di Rusty Lake, ormai più di un mese fa, eravamo giunti ad Arles, terzo capitolo della serie, mentre queste recensioni erano iniziate con Samsara Room. Riprendiamo a esaminare la serie di videogiochi con Harvey's Box, Case 23 e The Mill.
Una scatola nel nulla
Come nel trittico precedente, anche in questo due dei capitoli sono strettamente legati uno all'altro, ma partiremo da quello slegato, seguendo la cronologia d'uscita di ciascuno, quindi ecco Harvey's Box.
Siamo letteralmente rinchiusi in una scatola. Il nostro obiettivo è, ovviamente, uscire dalla stessa. Gli enigmi sono abbastanza semplici da risolvere, ma non banali. Sono tutti sostanzialmente basati sulla matematica e la logica (motivo forse per cui li ho definti "semplici da risolvere"?) e uno anche di genere musicale. La conclusione, ovviamente, non è l'uscita dalla scatola, ma la scoperta dell'ennesimo gioco metamatematico dei programmatori, che prosegue con i due capitoli successivi.
Case 23 e The Mill sono strettamente legati. In particolare la storia iniza con l'indagine della morte di una donna, la stessa di Samsara Room. Nonostante alcuni elementi un po' bizzarri, la prima parte dell'indagine è sostanzialmente classica, ma nella seconda parte le cose diventano piuttosto surreali, ovviamente con la solita spolverata di atmosfere lovecraftiane. Queste, però, permeano a piene mani The Mill, avventura claustrofobica che, insieme con il precedente, inizia a mescolare i pezzi in una storia dai toni spaziotemporali ingarbugliati legata, come i precedenti capitoli, ad alcuni misteriosi cubi colorati.
La differenza sostanziale tra questi due capitoli è che, mentre Case 23 si svolge in una serie di camere chiuse una diversa dall'altra, con The Mill abbiamo un edificio all'interno del quale ci spostiamo in funzione degli enigmi che man mano dobbiamo risolvere. Alla fine ci ritroviamo in un certo senso assediati dalle forze oscure, un po' come in The Lake. D'altra parte il mulino dove si svolge il tutto si trova proprio sullo stesso lago e, giunti a questo punto, ciò che sappiamo è che tutta la storia è legata all'omicidio della donna in Case 23.

giovedì 3 settembre 2020

Frugate il cielo

La Terra ha colonizzato la Galassia e le colonie son ormai indipendenti una dall'altra. A mantenere i contatti commerciali tra un pianeta e l'altro ci son astrocarghi che, all'arrivo, contrattano con i commercianti del pianeta su cui giungono per la vendita delle merci.
La storia iniza quando uno di questi astrocaghi giunge sul pianeta di Halsey e fa una specifica richiesta: parlare con il rappresentante della famiglia di Haarland, custode di un grande segreto, la propulsione superluminare. Non sarà, però, Haarland a partire in una particolare missione d'indagine, ma Ross, dipendente di uno dei suoi concorrenti e amico di uno dei suoi dipendenti.
La missione dell'esploratore, una ricerca sui pianeti toccati dall'astrocargo per capire i motiv per cui le varie società planetarie hanno interrotto i collegamenti dirigendosi verso una pericolosa stagnazione, viene raccontata con ritmo incalzante, ma anche con grande ironia da Frederik Pohl e Cyril M. Kornbluth. In questo modo riescono a criticare la principale tendenza della nostra società di estremizzare molti comportamenti trasformandoli da positivi a negativi o distopici, come il rispetto per gli anziani o la parità di genere, che generano due società distopiche in cui la maggiore età la si raggiunge praticamente alla pensione o in cui i maschi non hanno alcun diritto e vengono considerati colpevoli a prescindere.
Frugate il cielo è un romanzo appassionate, divertente eintelligente, no solo per le considerazioni sociologiche, ma anche per gli interessanti spunti scientifici, come la struttura interna dell'astrocargo, di fatto organizzato come una nave genrazionale, o il sistema di propulsione superluminale.

mercoledì 2 settembre 2020

Senza parole: un'altra arcotangente

\[\arctan \frac{1}{8} + \frac{\pi}{4} + \arctan \frac{1}{7} + \arctan \frac{4}{7} = \frac{\pi}{2}\]

martedì 1 settembre 2020

Ripartire, ma con calma

Nelle ultime tre settimane, con mia sorella, siamo rimasti in Calabria. Viaggi d'andata e ritorno a Milano verso Cosenza con l'autobus. Di notte. Di queste tre settimane, però, le prime due sono state sostanzialmente di riposo quasi assoluto. Qualche sistemazione qua e là a casa o per mia madre o per la mia stanza. Leggere soprattutto fumetti e un libro che ancora non ho concluso, il che la dice lunga più sullo stato di spossatezza che non sul libro in sé (anche se qualcosa sul libro la dice pure). E poi scrittura, soprattutto in inglese, per preparare post e articoli che spero di mandare on-line nelle prossime settimane. E alla sera televisione in famiglia e poi in solitaria cartoni animati. Come ad esempio Capitan Tsubasa, la nuova serie ispirata all'omonimo manga che questa volta arriva con il titolo giusto, e non con l'ormai iconico Holly e Benji. E questa nmuova serie è sorretta da una trascinante canzone dell'inossidabile Cristina D'Avena, Tutta d'un fiato. Ecco: spero di ripartire proprio da qui, ritrovare gli stimoli e le sfide che la prima parte dell'anno, con il gran lavoro svolto, hanno un po' svuotato. E sì che di idee in testa continuo ad averne tante, bisogna solo riprendere ad "alaciarsi le scarpe"!