Con Il destino del Regno la saga della Guerra degli Elfi di Herbie Brennan sembrava essersi conclusa, nonostante il finale restasse sostanzialmente aperto, invece lo scrittore fantasy britannico è stato in grado di proseguire la saga portandoci 16 anni dopo la conclusione di quel romanzo, con Henry e Aurora che sono felicemente sposati e con una figlia, Mella, che ha tutta l'intenzione di conoscere la sua famiglia umana sul Mondo Analogo, la nostra Terra. A complicare la fuga della giovane (che va sulla Terra contro il parere dei genitori, padre in primis) ci sono poi gli intrighi di Rodilegno, che è riuscito a clonare la nipote e che, ovviamente, vuole ottenere tramite quest'ultima, Mella II, il controllo sul Regno degli Elfi.
Probabilmente il meno divertente dei romanzi fin qui usciti nella saga, resta comunque brillante e leggero, ricco di situazioni al limite del comico, costituendo alla fine una lettura interessante e divertente.
Stomachion
mercoledì 8 gennaio 2014
martedì 7 gennaio 2014
I rompicapi di Alice: La condensazione di Carroll
Un sistema lineare è un insieme (sistema) di due o più equazioni lineari in due o più variabili che devono essere verificate tutte contemporaneamente. Esso ha una sua interpretazione geometrica molto semplice, sia in uno spazio a due dimensioni (sistema di due equazioni in due incognite) sia in uno a tre dimensioni (sistema di tre equazioni in tre incognite).
Nel primo caso risolvere un sistema lineare coincide con l'intersezione tra due rette nel piano cartesiano, mentre nel secondo caso con l'intersezione di tre piani nello spazio euclideo.
Per risolvere i sistemi lineari si possono adottare vari metodi risolutivi: si va dai classici confronto e sostituzione, che possono essere utilizzati anche per i sistemi non-lineari, alla riduzione e ai metodi di Gauss e Cramer, tutti e tre specifici per i sistemi lineari. In particolare l'ultimo è noto anche come metodo dei determinanti, e venne sviluppato nella metà del 1700 indipendentemente da Gabriel Cramer, matematico francese, e da Colin Maclaurin, matematico scozzese. Il metodo di Gauss e quello di Cramer, ad ogni modo, condividono un concetto fondamentale per la loro comprensione, quello di matrice.
Per matrice si intende una griglia di numeri che in genere viene utilizzata per rappresentare le trasformazioni, di simmetria e non, negli spazi vettoriali. All'interno di un sistema lineare è possibile costruire la matrice dei coefficienti delle variabili, chiamata, per esempio, $A$: \[A x = b\] dove $x$ è il vettore colonna delle variabili e $b$ il vettore colonna dei termini noti.
Una volta costruita questa si può capire se un sistema lineare è risolvibile semplicemente calcolando la caratteristica nota come determinante, $\det (A)$: quando questo risulta non nullo, la matrice è invertibile e quindi il sistema possiede un'unica soluzione. A questo punto si può utilizzare il metodo di Cramer, secondo cui il valore di ciascuna variabile è dato dalla formula: \[x_i = \frac{\det (A_i)}{\det A}\] dove la matrice $n \times n$ ($n$ righe, $n$ colonne) $A_i$ è costruita sostituendo in $A$ l'i-sima colonna con quella dei termini noti.
E' qui che si introduce il metodo della condensazione dei determinanti, elaborato dal reverendo Charles Dodgson, meglio noto come Lewis Carroll.
Carroll, come spesso succedeva quando si trovava di fronte a un problema di calcolo, immaginava soluzioni alternative e possibilmente più semplici rispetto alle strade usualmente battute, e il caso del calcolo di determinanti di matrici ricche di elementi (tipo $16 \times 16$ o $25 \times 25$ o anche più grandi) rientrava sicuramente tra quelli interessanti per il matematico-scrittore. La condensazione di Dodgson(1) (o di Carroll!) si concentra sulla ricerca dei singoli blocchi in cui è possibile partizionare la matrice e si basa su quattro regole:
Nel primo caso risolvere un sistema lineare coincide con l'intersezione tra due rette nel piano cartesiano, mentre nel secondo caso con l'intersezione di tre piani nello spazio euclideo.
Per risolvere i sistemi lineari si possono adottare vari metodi risolutivi: si va dai classici confronto e sostituzione, che possono essere utilizzati anche per i sistemi non-lineari, alla riduzione e ai metodi di Gauss e Cramer, tutti e tre specifici per i sistemi lineari. In particolare l'ultimo è noto anche come metodo dei determinanti, e venne sviluppato nella metà del 1700 indipendentemente da Gabriel Cramer, matematico francese, e da Colin Maclaurin, matematico scozzese. Il metodo di Gauss e quello di Cramer, ad ogni modo, condividono un concetto fondamentale per la loro comprensione, quello di matrice.
Per matrice si intende una griglia di numeri che in genere viene utilizzata per rappresentare le trasformazioni, di simmetria e non, negli spazi vettoriali. All'interno di un sistema lineare è possibile costruire la matrice dei coefficienti delle variabili, chiamata, per esempio, $A$: \[A x = b\] dove $x$ è il vettore colonna delle variabili e $b$ il vettore colonna dei termini noti.
Una volta costruita questa si può capire se un sistema lineare è risolvibile semplicemente calcolando la caratteristica nota come determinante, $\det (A)$: quando questo risulta non nullo, la matrice è invertibile e quindi il sistema possiede un'unica soluzione. A questo punto si può utilizzare il metodo di Cramer, secondo cui il valore di ciascuna variabile è dato dalla formula: \[x_i = \frac{\det (A_i)}{\det A}\] dove la matrice $n \times n$ ($n$ righe, $n$ colonne) $A_i$ è costruita sostituendo in $A$ l'i-sima colonna con quella dei termini noti.

Carroll, come spesso succedeva quando si trovava di fronte a un problema di calcolo, immaginava soluzioni alternative e possibilmente più semplici rispetto alle strade usualmente battute, e il caso del calcolo di determinanti di matrici ricche di elementi (tipo $16 \times 16$ o $25 \times 25$ o anche più grandi) rientrava sicuramente tra quelli interessanti per il matematico-scrittore. La condensazione di Dodgson(1) (o di Carroll!) si concentra sulla ricerca dei singoli blocchi in cui è possibile partizionare la matrice e si basa su quattro regole:
1) Sistemare il dato blocco, se necessario, tale che nessuna cifra compaia al suo interno (qui per "interno" Carroll intende il blocco che rimane quando le prime e le ultime riga e colonna sono cancellate). Ciò potrebbe essere fatto con la trasposizione delle righe o delle colonne, o aggiungendo a certe righe i termini di altre righe moltiplicati per certi valori.
2) Calcolare il determinante di ogni minore costituito da quattro termini adiacenti. Questi valori costituiranno un secondo blocco, formato da $(n-1)$ righe ed $(n-1)$ colonne.
3) Condensare questo secondo blocco nella stessa maniera, dividendo ogni termine, quando trovato, per il termine corrispondente nell'interno del primo blocco.
4) Ripetere questo processo tante volte quanto necessario, finché il blocco è condensato a un singolo termine, che sarà il valore richiesto.(1)
2) Calcolare il determinante di ogni minore costituito da quattro termini adiacenti. Questi valori costituiranno un secondo blocco, formato da $(n-1)$ righe ed $(n-1)$ colonne.
3) Condensare questo secondo blocco nella stessa maniera, dividendo ogni termine, quando trovato, per il termine corrispondente nell'interno del primo blocco.
4) Ripetere questo processo tante volte quanto necessario, finché il blocco è condensato a un singolo termine, che sarà il valore richiesto.(1)
lunedì 6 gennaio 2014
Del perché cani e gatti sono nemici

"Devono avere indietro il loro anello", disse il cane alla gatta.
La gatta rispose: "L'anello è stato attentamente rinchiuso in uno scrigno, da cui nessuno può prenderlo."
"Devi catturare una topina", disse il cane, "che deve scavare un buco nello scrigno e tirare fuori l'anello. E se non vuole, dille che lo morderai a morte, e vedrai che lo farà."
Ciò convinse la gatta, che catturò una topina. Allora essa volle andare nella casa dove era stato portato lo scrigno, e dopo arrivò anche il cane. Essi andarono a un grande fiume. E poiché la gatta non sapeva nuotare, il cane se la caricò su e guadò il fiume con lei. Allora la gatta portò la topina nella casa in cui era conservato lo scrigno. La topina scavò un buco nello scrigno, e portò fuori l'anello. La gatta portò l'anello nella sua bocca e tornò verso il fiume, dove il cane la stava aspettando, e quindi guadò il fiume insieme a lei. Allora si avviarono insieme verso casa, con l'obiettivo di portare l'anello fortunato ai loro padroni. Purtroppo il cane poteva correre solo sulla terra: quando c'era una casa lungo la strada doveva sempre aggirarla. La gatta, invece, saltava velocemente sui tetti, e così raggiunse la casa prima del cane, e portò l'anello alla sua padrona.
Allora l'uomo disse alla moglie: "Che buona creatura che è questa gatta! Le daremo sempre abbastanza da mangiare e la cureremo come se fosse un nostro figlio!"
E quando il cane tornò a casa, essi lo picchiarono e lo sgridarono, poiché non aveva aiutato a riportare l'anello a casa. E la gatta sedeva sul camino, e faceva le fusa senza dire una parola. Allora nel cane crebbe odio per la gatta, poiché gli aveva rubato la sua ricompensa, e quando la vedeva, la inseguiva e cercava di afferrarla.
E da quel giorno cani e gatti sono nemici.
Mia traduzione della fiaba Why dog and cat are enemies tratta dal volume The chinese fairy book del 1921
domenica 5 gennaio 2014
Golden Bat: un Batman coreano
Dopo Bat Manga!, ecco un'altra curiosità batmaniana dall'oriente: il Golden Bat coreano. Un supereroe particolare, che non si sa se autore e editore hanno chiesto i permessi, che condivide con l'originale Batman semplicemente il costume e il coraggio, ma per il resto sembra una versione orientale di Lanterna Verde(1):
In effetti questa versione aggiornata dell'originale Golden Bat della fine degli anni Sessanta del XX secolo:


Una delle prime produzioni animate televisive ad essere trasmesse in Corea fu una serie del 1967 chiamata Golden Bat, un cartone supereroico piacevolmente inquietante su un agente della giustizia, l'ultimo atlantideo sopravvissuto, e la sua lotta contro il male, con indosso la maschera di un teschio ghignante, ovviamente dorata.Un approfondimento dettagliato della sua storia e di come si è arrivati alla versione batman-style lo si trova su A Brief History of Korean Animation di Thomas Giammarco:
(via Geekosytem, Topless Robot)
Il Pipistrello d'oro (Golden Bat) ha esordito nell'estate del 1986. Molti siti web sull'animazione coreana, e anche il database del Korean Film Archive (l'archivio dei film coreani), lo classifica come una coproduzione coreano-giapponese, anche se non è questo il caso.
sabato 4 gennaio 2014
Introducing: Wittgenstein
Leggere la biografia a fumetti di Ludwig Wittgenstein non è per nulla semplice, nonostante (o forse proprio a causa del) il lavoro certosino di John Heaton, che studiò al Trinity College seguendo lezioni di Bertrand Russell, e le splendide illustrazioni di Judy Groves.
Andiamo, però, con ordine: Wittgenstein, edito dalla Feltrinelli in una serie di biografie a fumetti di grandi personaggi (fanno compagnia al logico e filosofo austriaco anche Einstein, Darwin, Freid, Jung), si suddivide sostanzialmente in due linee narrative, quella biografica e quella filosofica.
Wittgenstein è un giovane austriaco interessato di ingegneria che viene spedito dalla famiglia in Inghilterra nella speranza che riesca a combinare qualcosa di buono. Qui va a studiare al prestigioso Trinity College di Cambridge: per sua fortuna proprio negli anni in cui Bertrand Russell insegnava logica e matematica. Il loro rapporto fu più simile a quello di due amici che non quello di insegnante e allievo, anche se è indubbio che Wittgenstein imparò molto da Russell, soprattutto quella logica che fu la base della sua prima opera, il Tractaus logico-philosophicus, che venne pubblicato dopo molte difficoltà nel 1922 e solo dopo l'intervento di Russell, che aveva ottenuto enorme successo con la pubblicazione dei tre volumi dei Principia (il primo edito nel 1910), e che non poteva prevedere l'arrivo, di lì a quasi un decennio, dei teoremi di incompletezza di Godel che, in un certo senso, ne avrebbero distrutto la creazione.
Per certi versi si potrebbe dire che proprio il successo di Russell, in un'atmosfera in cui si riteneva ormai prossimo a conclusione il programma matematico tracciato a inizio secolo da Hilbert(1), influenzò e spinse Wittgenstein verso la logica e la filosofia, il cui approccio era però più scientifico e logico della media dei filosofi. Wittgenstein, infatti, si interessò al pensiero umano e all'uso del linguaggio, in particolare nella sua ultima opera, Ricerche filosofiche (ad esempio ecco il pdf dell'edizione inglese), pubblicato due anni dopo la sua morte (e sarebbe stata l'ultima opera firmata da Wittgenstein se avessero seguito le sue disposizioni, bruciando i suoi appunti). In questo caso, però, il filosofo prova a costruire un metodo differente per esaminare le situazioni, in particolare quelle legate con l'attività del pensare e poi dell'esprimere i propri pensieri.
Andiamo, però, con ordine: Wittgenstein, edito dalla Feltrinelli in una serie di biografie a fumetti di grandi personaggi (fanno compagnia al logico e filosofo austriaco anche Einstein, Darwin, Freid, Jung), si suddivide sostanzialmente in due linee narrative, quella biografica e quella filosofica.
Wittgenstein è un giovane austriaco interessato di ingegneria che viene spedito dalla famiglia in Inghilterra nella speranza che riesca a combinare qualcosa di buono. Qui va a studiare al prestigioso Trinity College di Cambridge: per sua fortuna proprio negli anni in cui Bertrand Russell insegnava logica e matematica. Il loro rapporto fu più simile a quello di due amici che non quello di insegnante e allievo, anche se è indubbio che Wittgenstein imparò molto da Russell, soprattutto quella logica che fu la base della sua prima opera, il Tractaus logico-philosophicus, che venne pubblicato dopo molte difficoltà nel 1922 e solo dopo l'intervento di Russell, che aveva ottenuto enorme successo con la pubblicazione dei tre volumi dei Principia (il primo edito nel 1910), e che non poteva prevedere l'arrivo, di lì a quasi un decennio, dei teoremi di incompletezza di Godel che, in un certo senso, ne avrebbero distrutto la creazione.
Per certi versi si potrebbe dire che proprio il successo di Russell, in un'atmosfera in cui si riteneva ormai prossimo a conclusione il programma matematico tracciato a inizio secolo da Hilbert(1), influenzò e spinse Wittgenstein verso la logica e la filosofia, il cui approccio era però più scientifico e logico della media dei filosofi. Wittgenstein, infatti, si interessò al pensiero umano e all'uso del linguaggio, in particolare nella sua ultima opera, Ricerche filosofiche (ad esempio ecco il pdf dell'edizione inglese), pubblicato due anni dopo la sua morte (e sarebbe stata l'ultima opera firmata da Wittgenstein se avessero seguito le sue disposizioni, bruciando i suoi appunti). In questo caso, però, il filosofo prova a costruire un metodo differente per esaminare le situazioni, in particolare quelle legate con l'attività del pensare e poi dell'esprimere i propri pensieri.
venerdì 3 gennaio 2014
La lunga pausa caffè dell'anima
Metti una ragazza che prova a raggiungere il fidanzato (o qualcosa del genere) in Norvegia. Metti un dio nordico, uno di quelli che abitano Asgard, un po' irrequieto e decisamente tanto ottuso (giusto per essere gentili). Metti un altro dio nordico, sempre uno di quelli che abitano Asgard, ma che ha deciso di soggiornare sulla Terra, che a un certo punto deve occuparsi di alcuni affari in sospeso, incluso il dio di prima (che per inciso è il figlio) e un contratto con una sorta di demoni (o forse affaristi, o qualcosa del genere). Metti una morte misteriosa in una camera chiusa, un'aquila insistente che vorrebbe chiedere aiuto ma non sa come comunicarlo, metti poi un detective olistico che deve indagare su tutto questo, magari salvando l'universo, alla fine, come sempre del resto.
Metti tutto quanto nella testa di un grande scrittore e quello che ne uscirà sarà il secondo capitolo della saga di Dirk Gently. Di Douglas Adams, of course.
Metti tutto quanto nella testa di un grande scrittore e quello che ne uscirà sarà il secondo capitolo della saga di Dirk Gently. Di Douglas Adams, of course.
Nessun investigatore privato ha l'aria dell'investigatore privato. Questa e' una delle regole fondamentali dell'investigazione privata.
giovedì 2 gennaio 2014
Cacciatori di sogni
Hayao Miyazaki è uno degli animatori giapponesi più famosi al mondo. I suoi lungometraggi, ricchi di avventure ed emozioni, sono delle visioni perfette per tutta la famiglia, ottimi per essere ammirati in maniera genuina dai bambini e con sottotrame interessanti anche per gli adulti. Questo in un certo senso permette di essere sicuri della qualità del prodotto che il suo studio di animazione propone e ne semplifica anche la diffusione a livello mondiale, anche solo con passaggi attraverso rassegne cinematografiche più o meno minori.
Quando i suoi lungometraggi arrivano all'estero, così come qualsiasi lungometraggio che viene esportato in paesi dalla lingua differente rispetto a quella di origine, devono inevitabilmente essere adattati e tradotti per il paese ospitante. Caso volle che per l'uscita de La Principessa Mononoke Harvey Weinstein della Miramax chiese a Neil Gaiman di lavorare all'edizione in inglese del film. Lo scrittore britannico, ben felice di essere coinvolto nel progetto, iniziò una approfondita ricerca nel mondo mitologico giapponese, incontrando all'interno del volume Fairy Tales of Old Japan(1), curato dal reverendo B. W. Ashton, la storia de La volpe, il monaco e il Mikado dei sogni di tutte le notti. A detta di Gaiman la storia presentava tutti gli elementi del suo Sandman, così quando Karen Berger chiese a Gaiman di scrivere un racconto per il decennale di Sandman, lo scrittore chiese di adattare proprio quella leggenda giapponese. Per le illustrazioni del libro volle al suo fianco Yoshitaka Amano, artista giapponese che era stato chiamato poco tempo prima da Jenny Lee per realizzare delle illustrazioni sempre per il decennale della serie gaimaniana.
Il risultato è una splendida favola, magicamente illustrata, ambientata nel Giappone medievale, che inizia con la sfida tra un tasso e una volpe per prendere possesso di un tempio abitato solo da un monaco, che ovviamente doveva essere scacciato via.
Quando i suoi lungometraggi arrivano all'estero, così come qualsiasi lungometraggio che viene esportato in paesi dalla lingua differente rispetto a quella di origine, devono inevitabilmente essere adattati e tradotti per il paese ospitante. Caso volle che per l'uscita de La Principessa Mononoke Harvey Weinstein della Miramax chiese a Neil Gaiman di lavorare all'edizione in inglese del film. Lo scrittore britannico, ben felice di essere coinvolto nel progetto, iniziò una approfondita ricerca nel mondo mitologico giapponese, incontrando all'interno del volume Fairy Tales of Old Japan(1), curato dal reverendo B. W. Ashton, la storia de La volpe, il monaco e il Mikado dei sogni di tutte le notti. A detta di Gaiman la storia presentava tutti gli elementi del suo Sandman, così quando Karen Berger chiese a Gaiman di scrivere un racconto per il decennale di Sandman, lo scrittore chiese di adattare proprio quella leggenda giapponese. Per le illustrazioni del libro volle al suo fianco Yoshitaka Amano, artista giapponese che era stato chiamato poco tempo prima da Jenny Lee per realizzare delle illustrazioni sempre per il decennale della serie gaimaniana.

Un monaco viveva in solitudine vicino a un tempio sul pendio di una montagna. Era un piccolo tempio, e il monaco era un giovane monaco, e la montagna non era né la più bella né la più solenne del Giappone.L'impresa non solo si rivelerà difficile, ma sarà solo un antipasto per la sfida successiva, o dal punto di vista letterario un semplice espediente per presentare i personaggi positivi della storia, il monaco e la volpe, prima di introdurre il cattivo, una presenza costante in ogni favola che si rispetti.
Il monaco custodì il tempio e trascorse i suoi giorni in pace e tranquillità fino al giorno in cui una volpe e un tasso passarono nei paraggi e videro il monaco che zappava l'orticello di patate dolci con cui si nutriva per la maggior parte dell'anno.
Lontano sia da sud che da occidente, nella sua casa di Kyoto, il Maestro di Yin-Yang, l'onmyoji, accese una lampada su un tavolino, sul quale aveva sistemato una pezza di seta dipinta, e su quella uno scrigno laccato e una chiave di legno nero. Sistemati in direzione dei cinque punti cardinali della bussola, c'erano cinque piattini di porcellana: su tre c'erano delle polverine, su uno una goccia appena di un liquido e sull'ultimo piattino niente di niente.
mercoledì 1 gennaio 2014
La mortale ironia della polvere da sparo

Nella metà del non secolo, i chimici cinesi, al lavoro per cercare una pozione dell'immortalità, inventarono invece la polvere da sparo. Essi scoprirono presto che questa polvere altamente infiammabile era ben lontana dall'essere un elisir di lunga vita: essi la utilizzarono per le bombe contro gli invasori Mongoli, e il resto è storia. Eric Rosado racconta come la polvere da sparo ha causato devastazioni intorno al mondo, nonostante l'incandescente bellezza dei fuochi d'artificio.
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