
Bendis, riprendendo la tradizione dei contatti tra passato/presentie e futuro, incrocia le strade della Legione con la Justice League, la cui omonima testata è stata gestita sempre da Bendis. La saga della Lanterna d'oro, disegnata da Scott Godlewski, mette in scena una storia di salti temporali in cui sono coinvolti i due supergruppi, quello del XXI secolo, indicato come l'era supereroca originale, e quello del XXXI secolo, spostando così la collocazione temporale della Legione in avanti, a 10 secoli di distanza, proprio come in origine quando era XXX secolo.
Devo dire che, anche indipendentemente dagli ottimi articoli redazionali di Riccardo Galardini, entrare nella Legione di Bendis non è stato particolarmente complicato. Bendis, infatti, ha mantenuto sostanzialmente intatti gli elementi essenziali della Legione, aggiornandone altri, alcuni in linea con la nuova visione emersa dopo la rivoluzione di Death Metal e Infinite Frontier (quest'ultima non l'ho letta, nemmeno in originale), come ad esempio la crescita accelerata del figlio di Lois e Clark, che diventa così membro attivo della Legione (non capisco perché non prendere Jon da un momento temporale intermedio invece di farlo crescere in maniera improvvisa...). Anche i nuovi personaggi introdotti da Bendis in entrambi i gruppi non risultano disturbanti, anche perché sono ben integrati all'interno della storia, in particolare la Lanterna d'oro, le cui origini vengono rivelate proprio in questa miniserie in 6 numeri. Inoltre per buona parte della storia i supereroi credono che la Grande Oscurità che li sta sparpagliando apparentemente a caso in varie epoche temporali sia in qualche modo collegata all'anello della Lanterna d'oro, cosa che rende il personaggio centrale per la storia.
